Volkswagen, Blume cerca soluzioni alternative alle chiusure degli stabilimenti
Wolfsburg, 12 luglio 2026
Foto: Marco Prosch, Porsche AG, überreicht durch Diana Sänger, Public Relations and Press an Norbert Bangert / Wikimedia Commons / CC0
Summary
Il numero uno di Volkswagen, Oliver Blume, ha dichiarato alla Bild am Sonntag di voler evitare la chiusura degli impianti, proponendo soluzioni più intelligenti. Intanto gli stabilimenti di Zwickau, Emden, Neckarsulm e Hannover restano a rischio, con circa 40.000 posti di lavoro coinvolti.
Wolfsburg, 12 luglio 2026
Il presidente di Volkswagen Oliver Blume ha dichiarato in un'intervista alla Bild am Sonntag di voler evitare la chiusura degli stabilimenti del gruppo, definendo la misura una soluzione meno intelligente rispetto ad altre opzioni sul tavolo.
L'intervista, pubblicata domenica 12 luglio 2026, arriva in un momento di forte tensione per il colosso automobilistico tedesco, alle prese con un piano di ristrutturazione che potrebbe avere conseguenze pesanti sull'occupazione in Germania. Blume ha ammonito che l'ambiente internazionale non è mai stato così complesso e rischioso, citando tensioni geopolitiche, barriere commerciali, oneri regolatori, discontinuità di mercato e una concorrenza sempre più aggressiva.
Le parole del manager suonano come un tentativo di rassicurare i dipendenti e l'opinione pubblica, dopo che la riunione del consiglio di sorveglianza di Volkswagen, svoltosi giovedì, si era conclusa senza una maggioranza a sostegno di un pacchetto di tagli più ampio, secondo quanto riportato dalla Süddeutsche Zeitung. La stessa testata, citando ambienti del gruppo, ha riferito che i rappresentanti dei lavoratori e quelli della Bassa Sassonia hanno votato contro il piano.
Il fallimento in consiglio di sorveglianza
Blume ha spiegato che l'obiettivo resta il taglio delle sovraccapacità produttive e la riduzione della gamma di modelli fino al 50 percento entro il 2035, per rendere la produzione più efficiente e meno costosa. Già in precedenza il gruppo aveva annunciato l'obiettivo di ridurre la capacità produttiva a nove milioni di veicoli all'anno entro il 2030, partendo da dieci milioni.
Gli stabilimenti considerati a rischio sono quattro: Zwickau, Emden, Neckarsulm e Hannover, con circa 40.000 dipendenti direttamente coinvolti. Il ministero dell'Economia della Sassonia ha segnalato che nella regione di Zwickau più di 100.000 persone dipendono, direttamente o indirettamente, dall'impianto.
I numeri dei tagli e gli stabilimenti a rischio
Sul fronte occupazionale, le cifre circolate nelle ultime settimane sono impressionanti e in parte discordanti. Il Manager Magazin ha parlato della possibilità di tagliare fino a 100.000 posti di lavoro a livello mondiale, il doppio rispetto a quanto inizialmente previsto. La Bild ha ipotizzato un numero ancora più alto, fino a 120.000 posti. Il consiglio di sorveglianza ha già deliberato la soppressione di 50.000 posizioni.
All'interno dei posti dirigenziali il taglio previsto è altrettanto rilevante: dei 21.000 posti manageriali nel mondo, 5.000 dovranno essere eliminati entro il 2030. Blume ha sottolineato che il programma di risparmio sta già dando risultati concreti: "Unsere Fabrikkosten in Deutschland konnten wir allein im vergangenen Jahr um durchschnittlich 20 Prozent verbessern. Ein starker Fortschritt", ha detto al giornale.
Il manager ha rivendicato la leadership europea del gruppo: "Wir sind klarer Marktführer in Europa – bei Verbrennern und vollelektrischen Fahrzeugen". Per il modello Polo, ha aggiunto, sono stati venduti oltre 50.000 esemplari nelle prime quattro settimane dal lancio. Un segnale positivo che, tuttavia, non basta a compensare le difficoltà registrate in altri mercati chiave.
I risultati commerciali e le perdite in Cina
L'analista Frank Schwope della NDR Niedersachsen ha offerto un quadro molto meno ottimistico: "Im zweiten Quartal sah es wirklich sehr schlecht aus, weltweit minus 9 Prozent. In China, dem wichtigsten Markt, minus 37 Prozent". Le perdite sono state definite dallo stesso analista "schon sehr extrem", soprattutto nel mercato cinese, tradizionalmente cruciale per i conti del gruppo.
Sul fronte politico, il presidente del governo della Bassa Sassonia, Olaf Lies, ha avvertito che il Land non approverà alcuno sviluppo che punti sulla chiusura degli impianti come presunta soluzione semplice. Una presa di posizione che arriva dopo una serie di vertici sull'auto tenutisi alla Cancelleria di Berlino, che le aziende del settore considerano finora poco produttivi.
Il consiglio di fabbrica ha annunciato l'intenzione di convocare Blume dopo la pausa estiva, che terminerà il 7 agosto, per chiedergli di fornire chiarimenti di persona a Zwickau. In una nota, i rappresentanti dei lavoratori hanno criticato il fatto che il management non stia condividendo con i dipendenti i dettagli decisivi del piano. La stessa nota condanna duramente l'atteggiamento dell'azienda, accusata di negare informazioni a decine di migliaia di lavoratori non dirigenti.
Le tensioni con i sindacati e la politica
Blume ha però spostato il focus anche sulla politica industriale tedesca: "Uns geht es dabei immer auch um den Industriestandort Deutschland". Il messaggio è chiaro: il futuro degli impianti tedeschi dipenderà anche dalle risposte che arriveranno da Berlino, non solo dai piani interni del gruppo.
Sul piano commerciale il manager ha riconosciuto la necessità di proseguire con la riduzione dei costi. "In allen Kostenarten", ha detto, confermando l'intenzione di restringere in modo deciso il portafoglio prodotti. "Zukünftig wollen wir den Absatz pro Modell steigern. Dafür straffen wir konsequent unser Produkt-Portfolio", ha spiegato.
La nuova famiglia di modelli elettrici d'ingresso basata sulla piattaforma ID. è stata accolta con entusiasmo dal management: "Von unserer neuen Einstiegsfamilie um den ID. Polo haben wir über 50.000 Autos in den ersten vier Wochen verkauft". Un risultato che, secondo Blume, conferma la forza del marchio Volkswagen e la capacità di competere anche nella mobilità elettrica.
I costi, i modelli e il futuro elettrico
Sul fronte finanziario, RBC Capital Markets ha confermato il rating Outperform sul titolo Volkswagen Vz. il 27 giugno 2026, un segnale che il mercato, almeno per ora, continua a credere nella capacità del gruppo di superare la fase difficile. La sfida dei prossimi mesi sarà però trovare un equilibrio tra tagli dei costi, rilancio produttivo e tutela dell'occupazione, in un contesto europeo e globale sempre più competitivo.
Blume ha quindi cercato di trasmettere un messaggio di fiducia, senza però sciogliere i nodi principali: quanti posti saranno effettivamente tagliati, quali stabilimenti chiuderanno e in che tempi. Le risposte, almeno per il momento, restano affidate a un negoziato complesso tra management, consiglio di sorveglianza, rappresentanze sindacali e governi dei Länder coinvolti. La partita sulla sorte dei quattro impianti a rischio è destinata a restare aperta almeno fino a dopo la pausa estiva.
L'episodio conferma la portata della crisi che attraversa l'industria automobilistica tedesca, chiamata a riconvertirsi rapidamente verso l'elettrico mentre deve difendere la propria base produttiva in patria. Volkswagen, in quanto primo gruppo del Paese, rappresenta il banco di prova più visibile di questa transizione.
Questions & Answers
Quali stabilimenti Volkswagen sono considerati a rischio chiusura?
Secondo i fatti verificati, gli impianti tedeschi a rischio sono Zwickau, Emden, Neckarsulm e Hannover, con circa 40.000 dipendenti direttamente coinvolti. Nella sola area di Zwickau oltre 100.000 persone dipendono, direttamente o indirettamente, dallo stabilimento.
Quanti posti di lavoro potrebbero essere tagliati a livello mondiale?
Le stime variano a seconda delle fonti: il Manager Magazin parla di fino a 100.000 posti, mentre la Bild ipotizza fino a 120.000. Il consiglio di sorveglianza ha già deliberato il taglio di 50.000 posizioni e la riduzione di 5.000 posti dirigenziali entro il 2030.
Perché il piano di risparmio è fallito in consiglio di sorveglianza?
Secondo la Süddeutsche Zeitung, citando ambienti del gruppo, i rappresentanti dei lavoratori e quelli della Bassa Sassonia hanno votato contro il pacchetto di tagli più ampio proposto da Oliver Blume. I dettagli decisivi non sono stati condivisi con la base dei dipendenti, provocando una dura reazione del consiglio di fabbrica.