Base lunare NASA 2026: lander, rover e droni nei piani | quotidiano360
La NASA delinea i piani per la base lunare: lander, rover e droni in cima alla lista
WASHINGTON, D.C. — 26 maggio 2026
James Stuby based on NASA image / Wikimedia Commons / CC0
Summary
L'agenzia spaziale statunitense ha annunciato martedì la prima fase dei suoi piani per una base lunare permanente, assegnando centinaia di milioni di dollari in contratti a quattro aziende statunitensi. L'obiettivo è far atterrare il primo carico di hardware entro il 2028, gettando le basi per una presenza umana semi-permanente a partire dal 2032.
WASHINGTON, D.C. — 26 maggio 2026
Meno di due mesi dopo lo storico sorvolo lunare della missione Artemis II, la NASA ha delineato martedì i piani per la costruzione di una vasta base lunare, ordinando lander, rover e droni e assegnando centinaia di milioni di dollari in contratti a quattro aziende statunitensi.
L'annuncio segna l'inizio ufficiale della Fase 1 del programma, che prevede un totale di 25 missioni entro il 2029, di cui 21 allunaggi, per trasportare circa quattro tonnellate di materiale sulla superficie del polo sud lunare. L'architettura complessiva, descritta come un insediamento che si espanderà "un po' come una città", è progettata per supportare una presenza umana permanente, con l'obiettivo finale di preparare una futura spedizione su Marte.
"La base lunare sarà il primo avamposto dell'America e dell'umanità su un altro corpo celeste", ha dichiarato l'amministratore della NASA Jared Isaacman. "Per coloro che aspettano pazientemente, il grande ritorno è vicino e non rallenteremo".
Un piano in tre fasi per una presenza permanente
La strategia della NASA per la base lunare si articola in tre fasi distinte. La Fase 1, appena avviata, si estenderà fino al 2029 e prevede un intenso programma di 25 missioni, con 21 allunaggi dedicati al trasporto di circa quattro tonnellate di carico. Questa fase iniziale culminerà idealmente con il primo allunaggio degli astronauti di Artemis, previsto per il 2028.
La Fase 2 coprirà il periodo dal 2029 ai primi anni '30 e si concentrerà sulla costruzione delle infrastrutture permanenti, inclusa una rete elettrica. In questa fase, il volume di carico trasportato al polo sud lunare aumenterà significativamente, fino a raggiungere le 60 tonnellate. L'obiettivo è creare le condizioni di base per supportare gli astronauti per periodi prolungati.
La Fase 3, che inizierà dopo il 2032, mira a stabilire una presenza umana "semi-permanente". In questa fase, la base sarà alimentata da una combinazione di energia solare e nucleare e sarà supportata da rover avanzati e da una capacità di rifornimento annuale fino a 38 tonnellate di carico. "Allora potremo dire: 'Ehi, siamo qui permanentemente e non abbiamo intenzione di rinunciarci'", ha affermato Carlos Garcia-Galan, responsabile esecutivo del programma della base lunare della NASA.
Blue Origin in prima linea con il lander Endurance
La missione inaugurale di questa ambiziosa tabella di marcia, denominata "Moon Base I", sarà guidata da Blue Origin, l'azienda spaziale di Jeff Bezos. Il lancio è previsto non prima dell'autunno del 2026 e vedrà l'impiego del lander senza equipaggio Blue Moon Mark 1 Endurance. Il lander trasporterà un carico di strumenti scientifici vicino al polo sud lunare, tra cui un array laser retro-riflettente e una fotocamera stereoscopica per studiare la colonna di fumo generata durante l'atterraggio.
Per le prime due missioni della base lunare, Blue Origin riceverà dalla NASA un supporto di oltre 230 milioni di dollari, finanziando tuttavia in gran parte l'iniziativa con capitale proprio. L'azienda fornirà inoltre una coppia di lander per consegnare i rover lunari sulla superficie. La NASA ha anche assegnato un contratto da 188 milioni di dollari direttamente a Blue Origin per lo sviluppo di queste capacità.
L'agenzia ha inoltre annunciato contratti significativi per i veicoli di trasporto lunare (Lunar Terrain Vehicles, LTV). Le aziende Astrolab e Lunar Outpost hanno ricevuto rispettivamente 219 e 220 milioni di dollari per costruire i rover. Entrambi i veicoli — il Crewed Lunar Vehicle (CLV-1) di Astrolab e il Pegasus di Lunar Outpost — sono progettati per essere guidati dagli astronauti e per trasportare carichi utili sulla superficie lunare. Si prevede che entrambi raggiungeranno la Luna a bordo del lander Blue Moon Mark 1 di Blue Origin.
Droni "saltellanti" e i confini di una città lunare
A completare il parco mezzi della futura base, la NASA ha commissionato a Firefly Aerospace lo sviluppo di droni speciali per un contratto da 75 milioni di dollari. Si tratta di tre o quattro droni "saltellanti", progettati per esplorare la regione del polo sud lunare compiendo balzi sulla superficie. Questi dispositivi, sviluppati presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, dovrebbero essere lanciati entro il 2028.
I droni, chiamati "Moonfall", avranno anche il compito cruciale di delimitare i confini dell'insediamento. Alla domanda se questo potesse servire a creare una sorta di zona di esclusione nei confronti di altre nazioni come la Cina, Isaacman ha risposto: "Penso che sia importante che arriviamo primi". Ha poi aggiunto che esistono aree di grande interesse sulla superficie lunare che si vogliono esplorare, ma che è fondamentale rispettare il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, "in modo da trattare con rispetto le altre nazioni che posizionano risorse sulla superficie lunare. Ci aspetteremmo che questo fosse reciproco".
L'architettura complessiva della base non sarà un singolo edificio monolitico. "Non esiste un singolo luogo che soddisfi tutti i requisiti scientifici, tecnologici e abitativi", ha spiegato l'architetto capo della base lunare, Nujoud Merancy. Per questo motivo, il progetto prevede un insieme di strutture che, ha aggiunto, si espanderà "un po' come una città".
La pressione della competizione internazionale
La definizione di un calendario così serrato arriva in un contesto di rinnovata competizione geopolitica nello spazio. L'obiettivo dichiarato è di riportare astronauti sulla Luna con la missione Artemis IV nel 2028, ancora durante il mandato del presidente Donald Trump, come da lui richiesto. La NASA sta puntando ad Artemis III per la metà del 2027, quando un altro team di astronauti si eserciterà nell'aggancio della capsula Orion in orbita terrestre con i lander lunari sviluppati da Blue Origin e SpaceX.
Il principale concorrente sono gli Stati Uniti, ma la Cina ha piani plausibili per far atterrare i propri taikonauti sul satellite entro il 2030. "L'orologio scorre in questa competizione tra grandi potenze. Il successo o il fallimento si misureranno in mesi, non in anni", aveva dichiarato Isaacman a marzo. Il ricercatore lunare Simeon Barber, citato dalla BBC, vede l'agenzia sotto pressione: la NASA è "in una situazione in cui deve iniziare a parlare di piani. Credo che dietro ci sia molta pressione politica". Barber ha aggiunto: "Non mi sorprenderebbe affatto se la Cina arrivasse prima".
La missione Artemis II, completata ad aprile, aveva visto quattro astronauti volare intorno alla Luna, spingendosi più in profondità nello spazio di quanto avessero fatto gli equipaggi delle missioni Apollo tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70. Un successo che, tuttavia, non ha fermato le verifiche interne. L'agenzia ha condotto, dopo l'ammaraggio del 10 aprile, "conversazioni difficili con coloro che non hanno soddisfatto le aspettative", ha riferito Isaacman, in un apparente riferimento alle difficoltà tecniche e ai ritardi accumulati da SpaceX con il suo lander Starship.