Accordo USA-Iran 2026: tregua di 60 giorni e nodo uranio | quotidiano360
Tra fragile tregua e raid, il negoziato USA-Iran resta in bilico sull’atomica
WASHINGTON — La speranza di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran si scontra con la realtà di nuovi raid militari e dichiarazioni contraddittorie, mentre il destino di 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito e il controllo della strategica Stretto di Hormuz restano i nodi centrali di un negoziato quanto mai incerto.
Bundesministerium für Europa, Integration und Äusseres / Wikimedia Commons / CC BY 2.0
Summary
Nonostante una fragile tregua, nuovi attacchi statunitensi nel sud dell’Iran e nello Stretto di Hormuz complicano il percorso diplomatico. Il presidente Trump esclude un’intesa “affrettata” e pone condizioni stringenti sullo smantellamento del programma nucleare di Teheran, mentre i negoziati in Qatar procedono tra pressioni militari e divergenze sostanziali.
WASHINGTON — La speranza di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran si scontra con la realtà di nuovi raid militari e dichiarazioni contraddittorie, mentre il destino di 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito e il controllo della strategica Stretto di Hormuz restano i nodi centrali di un negoziato quanto mai incerto.
La notte di lunedì, forze militari statunitensi hanno condotto nuovi attacchi aerei contro postazioni missilistiche nel sud dell’Iran e contro imbarcazioni che tentavano di posizionare mine nello Stretto di Hormuz, in un’escalation che Washington giustifica come legittima difesa ma che Teheran denuncia come una grave violazione della tregua in vigore dall’inizio di aprile.
La dinamica degli attacchi e la posizione del Pentagono
Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato le operazioni, definendole una risposta diretta a minacce persistenti contro le forze americane nella regione. Un portavoce del comando regionale per il Medio Oriente ha dichiarato che gli attacchi miravano a proteggere i militari statunitensi da pericoli posti dall’apparato militare iraniano.
“Es habe sich um ‘Selbstverteidigungsmaßnahmen’ gehandelt”, ha affermato il portavoce del Centcom Tim Hawkins.
Le forze armate americane hanno precisato di aver colpito obiettivi militari iraniani senza fornire ulteriori dettagli sulle operazioni né informazioni su eventuali vittime. Fonti mediatiche iraniane hanno invece riferito di molteplici vittime in seguito a un attacco nei pressi dell’Isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Il Centcom ha tuttavia sottolineato che, in considerazione del cessate il fuoco in vigore, le truppe mantengono un atteggiamento di contenimento.
“Centcom erklärte aber, dass sich die Armee angesichts der seit Anfang April geltenden Waffenruhe im April ‘zurückhält’”, ha comunicato il comando.
La corrispondente della SRF USA Barbara Colpi ha inquadrato la strategia comunicativa americana, spiegando che con questa scelta lessicale gli Stati Uniti intendono da un lato enfatizzare di non star violando fondamentalmente la tregua, scongiurando così un’escalation, e dall’altro aumentare la pressione su Teheran.
“Mit dieser Wortwahl wollten die USA einerseits betonen, dass sie die Waffenruhe nicht grundlegend verletzten, und somit eine Eskalation verhindern ... Andererseits wollten sie aber gleichzeitig den Druck auf den Iran erhöhen”, ha dichiarato Colpi.
Il fragile equilibrio della tregua
La tregua che dall’inizio di aprile tenta di contenere il conflitto tra Stati Uniti e Iran appare sempre più precaria. Nonostante il cessate il fuoco sia formalmente in vigore, si sono verificate molteplici violazioni reciproche nell’area dello Stretto di Hormus. All’inizio di maggio, l’Iran ha attaccato navi militari statunitensi nello stretto con razzi e barchini veloci, provocando una rappresaglia americana su obiettivi nella terraferma iraniana.
Il presidente Donald Trump non ha ancora commentato pubblicamente gli ultimi raid. La corrispondente Colpi ha osservato che la linea politica degli Stati Uniti non appare sempre coerente, e che attacchi di questo tipo peggiorano la situazione diplomatica nel breve termine ma al contempo aumentano la pressione per costringere l’Iran al tavolo negoziale.
“Solche Angriffe würden zwar kurzfristig die diplomatische Lage verschlechtern, jedoch erhöhten sie auch den Druck, um den Iran an den Verhandlungstisch zu zwingen”, ha affermato Colpi.
L’Iran, da parte sua, ha accusato gli Stati Uniti di una grave infrazione della pausa nei combattimenti e si è riservato il diritto di ritorsione. La tensione resta altissima in una delle vie d’acqua più cruciali per l’economia globale, dove Teheran continua a detenere una leva strategica significativa.
“Das ändere nichts daran, dass der Iran mit der Strasse von Hormus nach wie vor am stärkeren Hebel sei”, ha sottolineato Colpi.
Il negoziato in Qatar e il nodo dell’uranio
Sul fronte diplomatico, lunedì una delegazione iraniana di alto livello è giunta in Qatar per una nuova tornata di colloqui di pace. Dopo settimane di trattative, entrambe le parti riferiscono progressi su un accordo quadro in 14 punti che prevederebbe la fine formale delle ostilità e una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco, durante la quale i negoziatori lavorerebbero a un’intesa successiva.
Secondo quanto riportato dal sito d’informazione statunitense Axios, l’intesa in discussione prevede impegni precisi: l’Iran inizierebbe le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormus, garantendone la riapertura entro 30 giorni. In cambio, verrebbero allentate le sanzioni contro Teheran e sbloccati asset per un valore di circa 24 miliardi di dollari.
Il punto più controverso resta la gestione delle scorte nucleari iraniane. Al centro del contendere vi sono circa 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito. Trump ha dettato condizioni categoriche attraverso la sua piattaforma Truth Social, escludendo qualsiasi margine di compromesso.
“Entweder es werde ‘sofort’ an die USA übergeben, um in die Vereinigten Staaten gebracht und dort zerstört zu werden, oder in Zusammenarbeit und Abstimmung mit dem Iran vor Ort oder andernorts zerstört, schrieb der Republikaner auf der Plattform Truth Social.”
Il presidente ha fatto esplicito riferimento alla Commissione per l’energia atomica, segnalando la centralità della verifica tecnica. Un portavoce iraniano ha replicato che i colloqui sul programma nucleare potranno svolgersi soltanto all’interno della finestra di 60 giorni prevista dall’eventuale accordo, una divergenza temporale che rischia di far deragliare l’intero impianto negoziale.
Le oscillazioni di Trump e le reazioni internazionali
L’atteggiamento del presidente americano ha subito brusche virate nel giro di pochi giorni, alimentando l’incertezza sulla reale volontà di Washington di raggiungere un’intesa. Sabato Trump aveva annunciato che un accordo quadro era stato in gran parte definito.
“Zunächst erklärte er am Samstag eine Vereinbarung mit dem Iran als ‘weitgehend ausgehandelt’.”
Domenica, tuttavia, ha cambiato registro, dichiarando di aver ordinato ai suoi rappresentanti di non concludere alcuna intesa affrettata. Lunedì ha alzato ulteriormente la posta, affermando che ci sarà soltanto un accordo eccellente per tutti oppure nessun accordo. Martedì, il segretario di Stato Marco Rubio, in visita in India, ha cercato di smorzare le aspettative, dichiarando che un’intesa potrebbe richiedere ancora qualche giorno.
“US-Außenminister Marco Rubio sagte am Dienstag in Indien, eine Einigung könne ‘noch ein paar Tage’ dauern.”
Rubio ha anche affrontato la questione della libertà di navigazione, dichiarando che lo Stretto di Hormus deve rimanere aperto a ogni costo e bollando le azioni iraniane nella via d’acqua come illegali e intollerabili per la comunità internazionale.
“Die Straße von Hormus müsse ‘so oder so’ offen bleiben, so Rubio mit Blick auf die jüngsten Militärschläge. Das iranische Vorgehen in der für die Weltwirtschaft wichtigen Meerenge sei ‘rechtswidrig und illegal – es ist für die Welt untragbar und nicht akzeptabel’.”