Trump annuncia intesa con l'Iran, ma Teheran nega | quotidiano360
Trump annuncia un memorandum d'intesa con l'Iran, Teheran frena: nessun testo ancora approvato
Washington, 12 giugno 2026
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Summary
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver raggiunto un accordo quadro con l'Iran per porre fine a tre mesi di conflitto. Teheran ha però smentito che un testo sia stato approvato, mentre i mercati asiatici hanno reagito positivamente alla prospettiva di una de-escalation.
Washington, 12 giugno 2026
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il 12 giugno 2026 dalla Casa Bianca un memorandum d'intesa con l'Iran per la fine del conflitto in corso da tre mesi, ma un portavoce iraniano ha contestato che qualsiasi testo d'accordo sia stato finora approvato.
L'annuncio è arrivato in una giornata densa di segnali contrastanti. Trump ha parlato ai giornalisti nell'Oval Office di una "großartige Vereinbarung" – una grande intesa – per la conclusione della guerra con l'Iran, sostenendo che il nuovo leader supremo di Teheran, l'ayatollah Modschtaba Khamenei, avrebbe personalmente avallato l'intesa. "So wie ich es verstehe, ist die Antwort ja", ha detto Trump, aggiungendo che tempo e luogo della firma saranno comunicati "in Kürze". L'eventuale firma, ha aggiunto, potrebbe avvenire "vielleicht in Europa", forse in Europa, in un momento successivo al suo 80° compleanno, festeggiato domenica a Washington, e in concomitanza con il vertice del G7 a Évian, in Francia, previsto dal 15 giugno.
Trump aveva anticipato il possibile accordo con un post sulla sua piattaforma Truth Social, scrivendo che, dopo colloqui con "der höchsten Ebene der iranischen Führung" – il livello più alto della dirigenza iraniana – si delineava una soluzione negoziale. Pochi giorni prima, lo stesso Trump aveva minacciato l'uso della forza, scrivendo che il militare USA avrebbe colpito la Repubblica Islamica "sehr hart", molto duramente, nella notte tra giovedì e venerdì, e che in un futuro non lontano gli Stati Uniti avrebbero preso l'isola di Kharg, cruciale per le esportazioni petrolifere iraniane. L'isola gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell'Iran, secondo i dati citati dalla stessa fonte governativa.
Il contesto: un conflitto lungo tre mesi
Sul piano del contenuto, Trump ha spiegato che l'accordo significherebbe che l'Iran "niemals eine Atomwaffe" – mai – potrà avere un'arma atomica, senza fornire ulteriori dettagli. Ha inoltre affermato che gli USA acquisirebbero il "vollständige Kontrolle" – il pieno controllo – sui mercati petroliferi e del gas iraniani, un'intenzione che, secondo i media, sarebbe stata discussa anche con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Le autorità israeliane hanno riferito che Trump e Netanyahu hanno parlato in serata di una "sich abzeichnende Absichtserklärung" – una lettera d'intenti in via di definizione – tra USA e Iran per l'avvio dei negoziati.
La reazione iraniana è arrivata rapidamente e in tono cauto. L'agenzia di stampa Fars, citando ambienti negoziali, ha riferito che "Es wurde kein Text für eine Vereinbarung gebilligt" – non è stato approvato alcun testo per un accordo. Un portavoce iraniano ha dichiarato che l'Iran non ha ancora deciso se firmerà un eventuale accordo con gli USA, mantenendo così un margine di ambiguità sulla trattativa. In precedenza, il ministero degli Esteri iraniano aveva definito il cessate il fuoco in vigore "praktisch bedeutungslos" – praticamente privo di significato – alla luce dei recenti attacchi americani.
Sul terreno, la situazione resta tesa. L'agenzia di stampa Mehr, citando fonti ufficiali, ha riferito che nelle prime ore del mattino un'imbarcazione carica di generi alimentari di prima necessità è stata colpita da un missile USA nello Stretto di Hormuz, senza che le autorità iraniane abbiano rilasciato un bilancio definitivo. Il ministero degli Esteri di Nuova Delhi ha annunciato che altri 21 membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo, in un contesto in cui l'Iran sembra utilizzare la minaccia di chiusura dello Stretto come leva negoziale.
Le minacce militari e la retorica di Trump
L'annuncio di Trump è arrivato dopo l'annullamento di attacchi già programmati. L'operazione militare, che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto colpire obiettivi sull'isola di Kharg, era stata rinviata per lasciare spazio al dialogo. Già a metà marzo Trump aveva dichiarato che l'aeronautica USA aveva attaccato e "vollständig ausradiert" – completamente raso al suolo – obiettivi militari sull'isola, in un'operazione che secondo l'intelligence iraniana non ha però raggiunto gli obiettivi strategici dichiarati.
Il contesto negoziale è reso più complesso dalla posizione di Teheran sulla questione nucleare. L'esperto di sicurezza Roland Popp del Politecnico federale di Zurigo (ETH) ha spiegato al programma della SRF che gli iraniani non intendono compiere passi significativi sul dossier atomico, perché ritengono di avere come Stato il "unveräusserliches Recht" – diritto inalienabile – di arricchire l'uranio. "Und was die Atomfrage betrifft, werden sich die Iraner nicht gross bewegen", ha detto Popp, sottolineando la distanza tra le posizioni delle parti.
Dal canto loro, ha aggiunto Popp, gli americani avrebbero bisogno di un risultato da presentare come successo, possibilmente sul piano nucleare, per giustificare un'eventuale intesa. Ma per chiudere la guerra, gli USA dovrebbero offrire all'Iran qualcosa che non sono disposti a concedere: concessioni sullo Stretto di Hormuz, revoca delle sanzioni e probabili riparazioni di guerra. "Der Hauptgrund dafür ist, dass die Amerikaner – um diesen Krieg zu beenden – den Iranern etwas geben müssten, was sie nicht zu geben bereit sind", ha osservato Popp, in un'intervista condotta da Nina Gygax.
La posizione iraniana e le incognite negoziali
Sul piano regionale, le incognite restano molte. Il ministero degli Esteri egiziano al Cairo ha auspicato che "die bestehende Gelegenheit genutzt wird, um eine Einigung über die verschiedenen offenen Fragen zu erreichen" – l'opportunità esistente venga sfruttata per raggiungere un'intesa sulle diverse questioni aperte – e per preparare "das Klima für ein Ende des Krieges sowie den Beginn einer neuen Phase regionaler Stabilität" – il clima per una fine della guerra e l'inizio di una nuova fase di stabilità regionale. Tuttavia la presenza di una terza parte in guerra complica il quadro: "die Tatsache, dass es eine dritte Kriegspartei gibt. Die Israeli führen weiterhin Krieg", ha ricordato Popp.
Sul piano giuridico, l'eventuale intesa sarebbe un Memorandum of Understanding, uno strumento che – come precisato dagli analisti – non è né un accordo quadro né un trattato di diritto internazionale. Un eventuale trattato vero e proprio dovrebbe essere confermato dal Congresso degli Stati Uniti, dove potrebbero emergere resistenze, in particolare da parte dei senatori americani allineati con Israele. La questione dei fondi che Trump ha criticato in campagna elettorale, accusando il predecessore Barack Obama di aver dato miliardi a un "regime del terrore", riguardava in realtà denaro iraniano appartenente agli iraniani fin dai tempi precedenti la rivoluzione, come parte del precedente accordo sul nucleare.
Il calendario diplomatico delle prossime ore è fitto. Trump, dopo aver festeggiato il suo 80° compleanno a Washington, dovrebbe volare in Francia per partecipare al vertice del G7 a Évian, sul lago Lemano, dove si riuniranno i leader delle principali democrazie economiche – Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada, Giappone e Unione Europea – dal 15 giugno. È in questo contesto che potrebbe emergere un'opportunità di mediazione internazionale, anche se le relazioni diplomatiche formali tra USA e Iran sono interrotte dalla rivoluzione islamica del 1979, come hanno ricordato gli analisti.
Il ruolo dell'Egitto e la questione israeliana
I mercati finanziari asiatici hanno intanto accolto con cauto ottimismo la prospettiva di una de-escalation. Le borse della regione hanno aperto in rialzo, spinte dalla speranza che un'intesa possa ridurre la pressione sui prezzi dell'energia, che il conflitto ha spinto verso l'alto nelle ultime settimane. Il prezzo del petrolio ha registrato un calo dopo l'annuncio, con gli investitori che scommettono su una possibile ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz.
Sul piano della credibilità, l'annuncio di Trump si inserisce in una sequenza di dichiarazioni analoghe. L'emittente CNN ha contato 39 volte in cui Trump ha dichiarato che un'intesa con l'Iran era vicina, senza che si concretizzasse. Popp ha ricordato che questa non è la prima volta che il presidente americano annuncia un accordo con Teheran che poi non si materializza. La strategia dichiarata da Trump si basa sulla convinzione che il blocco dello Stretto di Hormuz provochi perdite petrolifere iraniane tali da spingere l'Iran ad accettare condizioni dettate dagli USA, ma l'Iran – ha sottolineato l'esperto – gioca a sua volta sul tempo, consapevole che la chiusura dello Stretto danneggia massicciamente l'economia mondiale.
I mercati asiatici e la reazione finanziaria
Sul piano militare, Trump aveva minacciato "größere" e "schlagkräftigere" Bombardierungen – bombardamenti più grandi e più incisivi – in una telefonata con il canale Fox News, in caso di mancata intesa. In un successivo post su Truth Social aveva aggiunto che in un futuro non lontano gli USA avrebbero preso anche l'isola di Kharg e altre infrastrutture petrolifere, assicurando il "vollständige Kontrolle" – pieno controllo – sul petrolio e il gas iraniani, sul modello di quanto già fatto in Venezuela, dove – ha sostenuto – l'operazione si è rivelata "brillant" per entrambi i paesi.
L'incertezza sul destino del memorandum d'intesa resta quindi elevata. Se l'accordo dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe il più significativo successo diplomatico per porre fine a un conflitto durato tre mesi, costato migliaia di vite umane e fatto salire fortemente i prezzi mondiali dell'energia, come hanno sottolineato le analisi di mercato. Ma la combinazione di dichiarazioni ottimistiche americane, smentite iraniane e il protrarsi delle ostilità da parte di Israele rende l'esito ancora incerto, con la diplomazia chiamata a sciogliere nodi che vanno dal nucleare allo Stretto di Hormuz, dal Libano alle sanzioni.
Il premier israeliano Netanyahu, dal canto suo, ha mantenuto un profilo prudente dopo la telefonata con Trump. L'ufficio del primo ministro ha ribadito l'impegno di Israele per la sicurezza regionale, senza entrare nel merito dell'eventuale intesa, segnalando implicitamente la distanza tra le priorità di Washington e quelle di Gerusalemme. In questo contesto, l'eventuale firma in Europa potrebbe rappresentare un punto di mediazione tra le diverse esigenze, anche se la strada verso un accordo definitivo appare ancora lunga e irta di ostacoli, sia politici che tecnici.
Lo scetticismo degli analisti sulla tenuta dell'intesa
Sul fronte del Golfo, gli osservatori restano cauti. L'agenzia di stampa Fars ha sottolineato che senza un testo concordato, ogni annuncio rimane una dichiarazione d'intenti. La riunione del G7 a Évian potrebbe offrire l'occasione per un confronto multilaterale sulla crisi, ma la posizione iraniana di non muoversi significativamente sul nucleare e la richiesta americana di concessioni considerate inaccettabili lasciano poco spazio a un compromesso rapido, come hanno concluso gli analisti di politica internazionale.
Questions & Answers
Cosa ha annunciato Trump riguardo all'Iran il 12 giugno 2026?
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato dalla Casa Bianca di aver raggiunto una "großartige Vereinbarung" con l'Iran per porre fine al conflitto in corso, parlando di un Memorandum of Understanding. Un portavoce iraniano ha però smentito che un testo d'accordo sia stato finora approvato, mantenendo l'incertezza sull'esito della trattativa.
Perché l'isola di Kharg è al centro delle tensioni?
L'isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell'Iran ed è quindi un'infrastruttura strategica. Trump ha minacciato su Truth Social di volerla "übernehmen", prenderla, in un futuro non lontano, per acquisire il pieno controllo sui mercati petroliferi e del gas iraniani.
Quali sono i principali nodi negoziali secondo l'esperto Roland Popp?
L'esperto di sicurezza del Politecnico federale di Zurigo Roland Popp ha indicato come punti critici lo Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni e le probabili riparazioni di guerra, tutti elementi che gli USA non sarebbero disposti a concedere. Sul nucleare, ha aggiunto, l'Iran non intende muoversi in modo significativo perché ritiene l'arricchimento dell'uranio un diritto inalienabile come Stato.