Iran attacchi USA 2026: tregua violata a Bandar Abbas | quotidiano360
Nuovi attacchi USA in Iran nonostante la tregua: Teheran risponde colpendo una base americana
WASHINGTON / TEHERAN — 29 maggio 2026
Amir Pashaei / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0
Summary
Gli Stati Uniti hanno condotto nuovi attacchi contro postazioni dei Guardiani della Rivoluzione in Iran, nonostante la tregua in vigore. Teheran ha risposto prendendo di mira una base aerea statunitense nella regione del Golfo, mentre i colloqui per un accordo quadro procedono tra minacce e appelli alla distensione.
WASHINGTON / TEHERAN — 29 maggio 2026
Le forze armate statunitensi hanno attaccato nuovamente obiettivi in Iran nelle prime ore di giovedì, colpendo postazioni dei Guardiani della Rivoluzione vicino a Bandar Abbas, nonostante la fragile tregua in vigore, scatenando una rappresaglia iraniana contro una base aerea americana nella regione del Golfo.
L'attacco è stato confermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), che lo ha descritto come un'operazione difensiva e proporzionata. Secondo quanto riferito, l'azione militare è stata scatenata dal lancio di droni iraniani contro navi americane e civili nello Stretto di Hormuz. Il Centcom ha dichiarato che le forze statunitensi hanno abbattuto i velivoli senza pilota e successivamente un caccia F/A-18 ha colpito la postazione di lancio. "Queste misure sono state contenute, puramente difensive e volte a mantenere il cessate il fuoco", si legge in una nota ufficiale.
L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che l'attacco è avvenuto alle 4:50 ora locale vicino all'aeroporto di Bandar Abbas, capoluogo della provincia di Hormozgan e uno dei centri militari più importanti dell'Iran nell'area del Golfo e dello Stretto di Hormuz. I media iraniani avevano precedentemente segnalato forti esplosioni nella zona.
La risposta iraniana e la reazione internazionale
In risposta all'incursione statunitense, i Guardiani della Rivoluzione islamica hanno preso di mira una base aerea americana nella regione del Golfo. Un alto rappresentante della forza d'élite iraniana, Mohammed Achbarsadeh, ha dichiarato: "Le forze armate sono pronte, con i caricatori pieni". La situazione ha immediatamente attirato l'attenzione della comunità internazionale, con l'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri, Kaja Kallas, che ha descritto il momento attuale come una "zona molto pericolosa" tra guerra e pace.
"Non è nell'interesse di nessuno che questa guerra continui", ha affermato Kallas giovedì, prima di un incontro dei ministri degli Esteri dell'UE a Limassol, Cipro. La sua dichiarazione sottolinea la crescente preoccupazione per un'escalation incontrollata, mentre gli scontri a fuoco continuano nonostante gli sforzi diplomatici in corso.
La posizione iraniana sulle "linee rosse"
Sul fronte politico, l'Iran ha mantenuto una posizione intransigente. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento iraniano, ha dichiarato in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X che il Paese non si farà dissuadere dalle sue "linee rosse" dalla retorica del presidente statunitense Donald Trump.
Azizi ha analizzato la strategia negoziale americana con scetticismo, scrivendo: "È evidente che Trump sta cercando una via d'uscita da questo vicolo cieco strategico, alternando minacce e appelli a un accordo". Questa dichiarazione riflette la percezione a Teheran di una Casa Bianca sotto pressione, desiderosa di trovare una soluzione ma vincolata da una postura aggressiva.
I negoziati per un accordo quadro
Parallelamente alle ostilità, proseguono intensi sforzi diplomatici. Il portale "Axios", citando due funzionari statunitensi, ha riferito che i negoziatori di Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un'intesa preliminare per un accordo quadro. L'intesa, che necessita ancora dell'approvazione finale del presidente Trump, prevederebbe un periodo di 60 giorni e includerebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione senza pedaggi e la rimozione delle mine marine entro 30 giorni.
Il vicepresidente americano JD Vance ha parlato di "progressi tangibili" nei colloqui in corso, pur mantenendo un cauto ottimismo. "Non siamo ancora al traguardo, ma ci siamo vicini", ha detto Vance ai giornalisti, aggiungendo: "Non posso garantire che raggiungeremo l'obiettivo, ma al momento ho una sensazione piuttosto positiva". Il Segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che i colloqui sono in una fase delicata di messa a punto delle formulazioni, affermando: "C'è molto tira e molla su certe formulazioni... quindi ci vorranno ancora un paio di giorni".
Le minacce di Trump all'Oman
A complicare il quadro diplomatico, il presidente Trump ha lanciato un duro avvertimento all'Oman, tradizionale mediatore regionale, in merito a voci su una possibile gestione congiunta dello Stretto di Hormuz con l'Iran. Durante una riunione di gabinetto, Trump ha dichiarato: "L'Oman si comporterà come tutti gli altri o lo faremo saltare in aria". Ha poi ribadito che lo stretto è un passaggio internazionale: "Lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti, sono acque internazionali. Nessuno le controllerà. Questo lo hanno capito".
Marcus Schneider, direttore del progetto regionale per la pace e la sicurezza in Medio Oriente della Friedrich-Ebert-Stiftung a Beirut, ha commentato le minacce in un'intervista alla DW, affermando che "le recenti minacce di Donald Trump sono accolte in modo estremamente negativo nella regione". Schneider ha aggiunto che "la reazione di Trump alle notizie lascia piuttosto trarre conclusioni sulla situazione alla Casa Bianca", suggerendo che l'amministrazione stia reagendo a dinamiche interne piuttosto che a reali pericoli.
Impatto sui mercati e il contesto regionale
L'alternarsi di notizie di guerra e speranze di pace ha generato forte volatilità sui mercati petroliferi. Dopo un calo significativo all'inizio della settimana, quando il prezzo del Brent era sceso a circa 96 dollari al barile, le nuove tensioni hanno invertito la tendenza. Il prezzo del greggio Brent per la consegna a luglio è risalito di oltre il due percento, raggiungendo i 98,44 dollari al barile, mentre il greggio statunitense veniva scambiato intorno ai 92 dollari.
Nel più ampio scenario regionale, le milizie filo-iraniane in Iraq hanno rivendicato attacchi contro "basi nemiche in Iraq e nella regione". Queste azioni, secondo quanto riferito dagli Stati del Golfo, sono proseguite in parte anche dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco. La tensione resta altissima, con Trump che ha descritto la situazione al fronte di guerra con una metafora iperbolica: su una scala da uno a dieci, ha detto, le cose stanno a quindici.
Questions & Answers
Perché gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran nonostante la tregua?
Secondo il Centcom, l'attacco è stato una misura difensiva in risposta al lancio di droni iraniani contro navi americane e civili nello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo di proteggere i soldati statunitensi e mantenere il cessate il fuoco.
Cosa prevede l'accordo quadro preliminare tra USA e Iran?
Secondo quanto riportato da Axios, l'intesa prevede un periodo di 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione gratuita, la rimozione delle mine entro 30 giorni e la fine del blocco navale statunitense ai porti iraniani.
Qual è la posizione dell'Iran sui negoziati in corso?
Il presidente della commissione parlamentare iraniana Ebrahim Azizi ha dichiarato che l'Iran non si farà dissuadere dalle sue "linee rosse" e ha interpretato l