Cessate il fuoco in frantumi: Iran e Israele riprendono a scambiarsi missili, Trump in difficoltà
GERUSALEMME, 09 giugno 2026
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Summary
Il fragile cessate il fuoco tra Iran e Israele è crollato, con un intenso scambio di missili balistici e raid aerei che ha coinvolto anche gli Houthi e Hezbollah. Il presidente Trump ha cercato invano di dissuadere Netanyahu dalla rappresaglia, mentre i mercati globali e i corridoi energetici restano sotto pressione.
GERUSALEMME, 09 giugno 2026
Il cessate il fuoco tra Iran e Israele, in vigore dall'inizio di aprile, è crollato domenica sera quando l'Iran ha lanciato una raffica di missili balistici contro il nord di Israele, seguita lunedì da massicci raid aerei israeliani su obiettivi strategici iraniani, in aperta sfida agli appelli del presidente statunitense Donald Trump.
La rottura del cessate il fuoco
La crisi è esplosa domenica sera quando, poco dopo le 22:00, le sirene di allarme antiaereo hanno risuonato nell'area di Haifa, avvertendo i residenti di un imminente attacco missilistico iraniano. Le autorità israeliane hanno ordinato ai cittadini di recarsi nei rifugi, mentre le scuole venivano chiuse e gli ospedali trasferivano le attività nei sotterranei. L'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv ha limitato il numero di passeggeri a un massimo di 2.500. Secondo fonti militari israeliane, circa trenta missili sono stati lanciati dall'Iran verso Israele dalla sera di domenica, la maggior parte dei quali è stata intercettata o è caduta in aree disabitate, senza provocare vittime secondo la Magen David Adom.
L'Iran ha giustificato l'attacco come rappresaglia per i raid israeliani sui sobborghi meridionali di Beirut, roccaforti della milizia filo-iraniana Hezbollah. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno citato esplicitamente gli attacchi aerei israeliani sui quartieri di Dahiyeh come motivo della ripresa delle ostilità. È la prima volta nella storia di questo conflitto che l'Iran bombarda Israele per vendicare un attacco israeliano contro un terzo paese, come sottolineato dall'esperto di Medio Oriente Cyrus Schayegh. In serata, l'Iran ha dichiarato di aver colpito le basi aeree di Nevatim, nel sud di Israele, e Tel Nof, a sud di Tel Aviv.
La rappresaglia israeliana
La risposta israeliana non si è fatta attendire. Lunedì mattina, dozzine di caccia israeliani hanno lanciato un "attacco su larga scala" contro l'Iran, prendendo di mira "sistemi di difesa strategici" in diverse regioni del paese, ha comunicato l'esercito israeliano. L'aviazione ha bombardato nove sistemi di difesa aerea e radar, oltre a un impianto petrolchimico a Mahshahr, nel sud-ovest dell'Iran, dove secondo l'esercito venivano prodotti materiali per la fabbricazione di missili. L'agenzia di stampa iraniana Fars, vicina alle Guardie Rivoluzionarie, ha confermato il danneggiamento di parti della struttura. L'aeroporto di Teheran-Mehrabad ha sospeso le operazioni fino a nuovo ordine, così come quello di Mashhad, nel nord-est del paese.
L'escalation ha coinvolto anche altri attori regionali. Gli Houthi dello Yemen, alleati di Teheran, hanno lanciato razzi verso Israele — il loro primo attacco diretto dall'inizio di aprile — e hanno dichiarato un "completo divieto di navigazione israeliana nel Mar Rosso". La milizia irachena Kataib Hezbollah, sostenuta dall'Iran, ha minacciato nuovi attacchi contro le basi militari statunitensi nella regione. L'aviazione israeliana ha intercettato un drone proveniente dallo Yemen sopra la città di Eilat, sul Mar Rosso, e ha abbattuto i proiettili houthi, caduti in zone aperte.
Il fronte regionale si allarga
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cercato freneticamente di contenere la crisi. In una telefonata domenicale con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Trump lo ha esortato a non reagire militarmente, arrivando a minacciare che Israele avrebbe rischiato l'isolamento in caso di un allargamento del conflitto. "Se Bibi colpisce ancora, andrà avanti così come è andata per gli ultimi 47 anni o gli ultimi 3.000 anni", ha dichiarato Trump in un'intervista ad Axios. "Israele ha portato a termine il suo attacco e l'Iran il suo. Non ne servono altri", ha aggiunto, annunciando un possibile accordo imminente: "Siamo molto vicini a un accordo, o li bombarzerò fino a ridurli in polvere".
Tuttavia, Netanyahu ha ordinato la rappresaglia nonostante le pressioni di Washington. Fonti israeliane citate dal portale Axios hanno confermato che il premier ha deciso di proseguire i raid. Un funzionario governativo israeliano anonimo ha dichiarato a Reuters: "Su richiesta di Trump, interrompiamo gli attacchi all'Iran". Ma fonti militari hanno precisato che la sospensione riguarda solo l'Iran, non il Libano, dove le operazioni contro Hezbollah continuano con piena intensità. Netanyahu ha avvertito che se l'Iran dovesse commettere l'errore di attaccare di nuovo, Israele risponderà "con tutta la durezza".
Trump prova a fermare Netanyahu
La comunità internazionale ha reagito con allarme. L'alto rappresentante per la politica estera dell'UE, Kaja Kallas, ha dichiarato prima di una riunione dei ministri della Difesa a Nicosia: "Penso che la regione non abbia bisogno di un'ulteriore escalation". Il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper si è unito all'appello per un ritorno al tavolo negoziale. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha espresso la speranza che tutte le parti rispettino il cessate il fuoco e raggiungano una soluzione diplomatica. Il governo tedesco ha chiesto all'Iran di interrompere gli attacchi e di negoziare seriamente, esortando tutte le parti alla de-escalation.
Lunedì pomeriggio, l'Iran ha annunciato la cessazione delle operazioni, a condizione che Israele limiti la propria "aggressione" in Libano. Il quartier generale militare iraniano Khatam al-Anbiya ha avvertito che, in caso di continuazione dei combattimenti — inclusi gli attacchi israeliani nel sud del Libano — verranno adottate "misure più dure e distruttive di quelle finora applicate". Israele ha fatto sapere che riprenderà gli attacchi sui sobborghi di Beirut se Hezbollah dovesse lanciare nuovi razzi contro il nord di Israele.
Reazioni internazionali e mercati
Sul fronte energetico, le conseguenze si sono fatte sentire immediatamente. Il prezzo del petrolio Brent è salito da 93 a quasi 98 dollari al barile, per poi stabilizzarsi a 94,5 dollari nel primo pomeriggio, registrando un aumento di circa il cinque per cento. Il Nikkei giapponese ha chiuso con un calo del 3,85 per cento, mentre l'indice sudcoreano Kospi è sceso dell'8,3 per cento. Gli indici europei, dopo un'apertura in ribasso, si sono ripresi nel primo pomeriggio. Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita un quinto del petrolio e del gas liquefatto mondiale, resta un fattore di incertezza per l'economia globale, con l'Iran che ne rivendica il controllo.
Gli esperti analizzano la crisi con preoccupazione. L'esperto iraniano Danny Citrinowicz, dell'Institute for National Security Studies (INSS), ha osservato che "la leadership iraniana ha più volte dimostrato di essere disposta ad accettare costi elevati pur di evitare un compromesso sulle proprie linee rosse". Il suo collega Raz Zimmt, sempre dell'INSS, ha aggiunto che l'Iran "sta dimostrando di non sentirsi più obbligato ad aspettare un attacco prima di reagire" e che "vede se stesso in una posizione in cui può imporre nuove regole del gioco ai propri nemici". Oded Ailam, ex comandante del Mossad ed esperto del Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs, ha invece individuato nell'escalation "l'opportunità di fare pressione sull'Iran nei negoziati".
Analisi degli esperti: un nuovo equilibrio del terrore
La tensione tra Washington e il governo israeliano è palpabile. In un'intervista al Financial Times, Trump ha dichiarato senza mezzi termini: "Sono io al comando. Ho assolutamente l'ultima parola. Lui non ce l'ha", riferendosi a Netanyahu. Un commento che fa eco alle tensioni accumulatesi dall'inizio del cessate il fuoco, con crescenti timori in Israele che Trump possa fare troppe concessioni all'Iran per chiudere un accordo. L'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha scritto su X: "Tutti sono stufi di questo folle regime iraniano", mentre l'ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, ha definito Teheran "la nave madre di Satana".
In Libano, la situazione resta drammatica. Nonostante un cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile, Israele e Hezbollah continuano a scambiarsi attacchi quotidiani. Un raid aereo israeliano ha colpito un veicolo, uccidendo almeno cinque persone, mentre altri attacchi nei sobborghi di Beirut hanno provocato due morti e venti feriti. La milizia sciita, dotata di un grande arsenale di razzi e di droni a guida fibra-ottica ai quali l'esercito israeliano non ha ancora trovato risposta, ha rivendicato numerosi attacchi contro le posizioni israeliane nel sud del paese. Secondo Schayegh, Hezbollah "ha sorpreso gli esperti militari israeliani dimostrandosi di nuovo capace di confrontarsi militarmente con Israele".
Le contrattazioni tra Stati Uniti e Iran per una fine permanente del conflitto non hanno ancora prodotto un accordo. Trump ha dichiarato a Fox News che i negoziati potrebbero raggiungere un'intesa "lunedì, martedì o mercoledì della prossima settimana", ma in realtà le discussioni si erano arenate nonostante le sue affermazioni quotidiane di "colloqui costruttivi". L'Iran chiede come parte dell'intesa la liberazione di circa 20 miliardi di euro di fondi congelati negli Stati Uniti e la revoca delle sanzioni, in cambio di un accordo sul programma missilistico e nucleare. Teheran vuole inoltre che qualsiasi accordo garantisca la sopravvivenza di Hezbollah, mentre Netanyahu insiste nel separare i due fronti — Libano e Iran — nelle trattative con Trump.
Il corrispondente ARD Julio Segador, intervenuto su Deutschlandfunk, ha descritto una situazione estremamente critica: "Di una 'tregua' non si può più parlare. Questa è la situazione che si era cercato di evitare, perché comporta il rischio che l'intera vicenda degeneri in modo incontrollato". Secondo Schayegh, il conflitto si trova in un "limbo" e "la situazione instabile potrebbe diventare permanente". Il ministro del Petrolio indiano Hardeep Singh Puri ha avvertito delle conseguenze di un'ulteriore escalation per il mercato energetico internazionale. Nel frattempo, le elezioni parlamentari israeliane sono previste per l'autunno, e Trump deve fare i conti con le elezioni di midterm americane di novembre, fattori che rendono ancora più instabile l'equilibrio politico-diplomatico della regione.
Questions & Answers
Perché il cessate il fuoco tra Iran e Israele è crollato l'8 giugno 2026?
Il cessate il fuoco, in vigore dall'inizio di aprile, è crollato quando l'Iran ha lanciato una raffica di missili balistici contro Israele domenica sera, giustificando l'attacco come rappresaglia per i raid israeliani sui sobborghi meridionali di Beirut, roccaforti di Hezbollah. È stata la prima volta nella storia del conflitto che l'Iran ha bombardato Israele per vendicare un attacco contro un terzo paese.
Cosa ha fatto il presidente Trump per fermare l'escalation?
Il presidente Trump ha telefonato al premier Netanyahu chiedendogli di non reagire militarmente, arrivando a minacciare l'isolamento di Israele in caso di allargamento del conflitto. Ha dichiarato ad Axios: "Se Bibi colpisce ancora, andrà avanti così come è andata per gli ultimi 47 anni o gli ultimi 3.000 anni". Tuttavia, Netanyahu ha ordinato comunque la rappresaglia contro l'Iran.
Quali sono state le conseguenze economiche dello scontro?
Il prezzo del petrolio Brent è salito da 93 a quasi 98 dollari al barile, con un aumento di circa il cinque per cento. L'indice Nikkei giapponese ha perso il 3,85 per cento, mentre il Kospi sudcoreano è crollato dell'8,3 per cento. Gli Houthi hanno annunciato un divieto di navigazione israeliana nel Mar Rosso, minacciando una delle principali rotte commerciali globali.
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