Prezzo del petrolio a circa 95 dollari: il dibattito sul ritorno del freno ai prezzi dei carburanti prende slancio
Vienna, 22 luglio 2026
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Summary
A causa dell'aumento dei prezzi del petrolio e di una nuova escalation nel conflitto in Medio Oriente, diesel e benzina in Austria costano di nuovo quasi quanto a marzo. La coalizione sta valutando un ritorno del freno ai prezzi dei carburanti introdotto ad aprile, il cui effetto fiscale però si riduce di mese in mese.
Vienna, 22 luglio 2026
A fronte di un prezzo del petrolio tornato a circa 95 dollari e di un prezzo mediano della benzina di 1,864 euro al litro, nel governo federale austriaco si discute sulla ripresa del freno ai prezzi dei carburanti introdotto ad aprile.
I prezzi dei carburanti nelle stazioni di servizio locali si collocano solo di poco sotto i massimi di marzo 2026. Dai dati di E-Control emerge che martedì il diesel costava in mediana a livello nazionale 1,989 euro al litro e la benzina 1,864 euro. Il diesel si avvicina così di nuovo alla simbolica soglia dei due euro, mentre la benzina si trova solo quattro centesimi sotto il record di marzo di circa 1,90 euro.
Prezzi attuali di poco sotto il massimo di marzo
A innescare il nuovo dibattito è stato l'aumento delle quotazioni del petrolio greggio. Il prezzo di un barile (159 litri) del greggio di riferimento Brent del Mare del Nord è salito ultimamente sul mercato dei futures di oltre il tre percento, attestandosi intorno ai 95 dollari. Motivo di ciò sono, secondo le informazioni riportate, i persistenti attacchi degli USA contro l'Iran, che fanno nuovamente salire l'escalation del conflitto in Medio Oriente. Ancora nella seconda metà di giugno e all'inizio di luglio, il prezzo del petrolio era sceso progressivamente fino a circa 70 dollari nell'attesa di un cessate il fuoco in Medio Oriente.
Sullo sfondo di questa evoluzione, il dibattito su un ritorno del freno ai prezzi dei carburanti ha ripreso slancio. Da ambienti della coalizione si è appreso dal canale ORF Ö1 che vi saranno primi negoziati. Il freno introdotto ad aprile – un pacchetto composto da una riduzione dell'imposta sui prodotti petroliferi (MÖSt) e da un tetto ai margini delle compagnie petrolifere – era stato via via ridimensionato nei mesi successivi.
L'effetto fiscale del freno si riduce
La componente fiscale del freno si è nel frattempo ridotta al minimo. Se la riduzione della MÖSt a giugno era ancora di 1,7 centesimi al litro, per luglio, nel quadro del regolamento adeguato mensilmente, ammonta ormai solo a 0,8 centesimi al litro. I rappresentanti dell'industria e del commercio vi intravedono a malapena una leva ancora efficace.
Così ad esempio la direttrice Hedwig Doloszeski ha detto ai Salzburger Nachrichten: "Nein, den brauchen wir nicht". Si riferiva con ciò alla necessità di un nuovo freno statale dei prezzi. Quale settore o quale azienda rappresenti esattamente la Doloszeski non emerge dai fatti disponibili.
Dall'altro lato cresce la pressione politica. Il Sindacato austriaco ÖGB ha chiesto di recente una "efficace regolamentazione dei margini" per diesel e gasolio da riscaldamento. Questa posizione è sostenuta soprattutto dalla SPÖ, che si impegna insieme ai rappresentanti sindacali per un alleggerimento del carico per le consumatrici e i consumatori.
Sindacati e opposizione chiedono una regolamentazione dei margini
Anche nell'ÖVP e nei NEOS, partner di coalizione, si moltiplicano, secondo le informazioni riportate, le voci che chiedono una reazione rapida all'evoluzione dei prezzi. L'obiettivo prioritario, stando a una dichiarazione a Ö1 e ai Salzburger Nachrichten, è la sicurezza dell'approvvigionamento. Dal Ministero dell'Economia si è detto che la situazione viene monitorata.
Nel dibattito politico gioca un ruolo anche la questione di quanto le compagnie petrolifere stesse traggano profitto dagli alti prezzi dei carburanti. L'ÖGB chiede pertanto una regolamentazione che vada oltre la pura riduzione delle imposte e intervenga direttamente sui margini di profitto delle compagnie. In tal modo si riprenderebbe in parte il modello di aprile, che oltre alla riduzione della MÖSt prevedeva anche un tetto al ricarico applicato da stazioni di servizio e raffinerie sul prezzo all'ingrosso.
Gli aumenti dei prezzi hanno effetti diretti sull'economia austriaca e sulle famiglie. Per confronto: nella settimana precedente lo scoppio della guerra con l'Iran a febbraio, il prezzo mediano della benzina era di 1,52 euro al litro e quello del diesel di 1,57 euro. Al culmine della corsa dei prezzi a fine marzo si sono pagati in mediana a livello nazionale circa 1,90 euro per la benzina e circa 2,20 euro per il diesel. L'attuale valore di 1,864 euro per la benzina si colloca solo circa quattro centesimi sotto questo massimo.
Effetti economici sulle famiglie
Leconomiste e gli economisti sottolineano che una pura riduzione fiscale nell'attuale ordine di grandezza di 0,8 centesimi al litro difficilmente potrà avere effetti ancora percepibili sul prezzo finale per il consumatore. I prezzi al consumo dei carburanti si compongono del prezzo d'acquisto delle raffinerie, dei costi di distribuzione e di margine, nonché delle imposte statali. Anche un raddoppio della riduzione della MÖSt farebbe scendere il prezzo al litro di circa un solo centesimo.
Di conseguenza, la discussione si concentra sempre più sulla componente dei margini. Gli addetti ai lavori sostengono che negli ultimi mesi le compagnie avrebbero realizzato margini superiori alla media, poiché i prezzi all'ingrosso non sarebbero stati trasferiti integralmente ai consumatori finali. Sarebbe questo il punto di partenza per una regolamentazione politica.
I prossimi giorni mostreranno se la coalizione tornerà effettivamente al tavolo delle trattative. Se i prezzi del petrolio dovessero salire ulteriormente a causa della situazione militare in Medio Oriente, la pressione sul governo potrebbe crescere. Viceversa, un de-escalation nel conflitto con l'Iran farebbe scendere rapidamente i prezzi dei carburanti, togliendo per il momento al dibattito sul freno ai prezzi dei carburanti la sua base.
Prospettive: trattative e confronto internazionale
È certo: il freno ai prezzi dei carburanti da 10 centesimi introdotto ad aprile era stato concepito fin dall'inizio come misura temporanea. La sua progressiva erosione nel corso dei mesi estivi mostra quanto sia difficile installare in via permanente uno strumento efficace contro la volatilità dei prezzi energetici. Il nuovo dibattito è quindi anche un banco di prova per verificare se la politica di governo austriaca sia in grado di reagire in modo rapido e deciso a shock esterni dei prezzi.
Contesto europeo e prossime decisioni
Osservatrici e osservatori richiamano inoltre l'attenzione sul contesto europeo. In diversi Paesi vicini, negli ultimi mesi sono stati sperimentati diversi modelli per attenuare i prezzi dei carburanti – dai sussidi diretti alle riduzioni fiscali temporanee fino a interventi nella struttura dei margini. Un confronto europeo potrebbe servire anche in Austria come riferimento per le prossime decisioni.
L'evoluzione dei mercati del greggio resta il fattore decisivo. Se il prezzo del Brent dovesse superare la soglia dei 100 dollari al barile, è da attendersi una prosecuzione della tendenza al rialzo dei prezzi dei carburanti. Viceversa, una soluzione diplomatica in Medio Oriente potrebbe riportare rapidamente le quotazioni nell'area tra 70 e 80 dollari.
Questions & Answers
Quali misure vengono attualmente richieste?
Il Sindacato austriaco ÖGB chiede una "efficace regolamentazione dei margini" per diesel e gasolio da riscaldamento, mentre la riduzione fiscale introdotta ad aprile si è ridotta a soli 0,8 centesimi al litro.
Freno ai prezzi dei carburanti Austria: dibattito sul | quotidiano360