Giocatori argentini provocano con uno striscione sulle Malvinas dopo la semifinale – rischio di sanzioni FIFA
Buenos Aires, 16 luglio 2026
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Summary
Dopo la vittoria per 2:1 dell'Argentina contro l'Inghilterra in semifinale, Lisandro Martínez e Giovani Lo Celso hanno mostrato una bandiera politica con la scritta "Las Malvinas son argentinas". La FIFA vieta questo tipo di messaggi e potrebbe adottare misure disciplinari contro i giocatori o la federazione.
Buenos Aires, 16 luglio 2026
Alcuni giocatori argentini hanno provocato con uno striscione politico che rivendica le controverse Isole Falkland come territorio argentino, subito dopo la vittoria per 2:1 nella semifinale dei Mondiali contro l'Inghilterra, disputata il 15 luglio 2026 allo stadio di Atlanta.
Messaggio politico sul campo
Le immagini hanno fatto il giro del mondo: pochi secondi dopo il fischio finale della partita, vinta dall'Argentina 2:1 contro l'Inghilterra, Lisandro Martínez e Giovani Lo Celso sono scesi in campo e hanno srotolato uno striscione bianco. In caratteri maiuscoli scuri si leggeva: "Las Malvinas son argentinas" – in italiano: "Le Malvinas sono argentine". Il gesto era chiaramente rivolto contro gli avversari inglesi e faceva riferimento alla guerra delle Falkland del 1982, che continua a pesare sulle relazioni tra i due Paesi.
L'Argentina affronterà la Spagna in finale. Ma il successo sportivo è offuscato dalla provocazione politica, che aveva già lanciato la sua ombra alla vigilia dell'incontro. La vicepresidente argentina Victoria Villarruel, infatti, aveva definito gli inglesi come "pirati usurpatori" in un post sulla piattaforma X prima della semifinale. Scrisse testualmente: "Giochiamo contro i pirati usurpatori. Non è una partita come le altre." In seguito dichiarò: "Non sarò politically correct né mi tratterrò. Contro gli inglesi è in gioco qualcosa di più."
Inasprimento della retorica prima della partita
La capa del governo argentino ha sottolineato allo stesso tempo che calcio e conflitto delle Falkland non devono essere mescolati. "Calcio e conflitto delle Falkland non devono essere mescolati", ha detto Milei nel corso della serata all'emittente radiofonica Radio Mitre, senza menzionare esplicitamente il gesto dei giocatori. Anche il commissario tecnico dell'Argentina Lionel Scaloni aveva ribadito prima della partita che si trattava "semplicemente di una partita di calcio". Invano: i giocatori, dopo il fischio finale, hanno lanciato un segno che smentiva queste rassicurazioni.
Lo sfondo del conflitto risale al 1982. Il 2 aprile 1982 la giunta militare argentina dell'epoca aveva occupato le isole, situate a poche centinaia di chilometri dalla costa argentina e rivendicate dal Regno Unito come territorio britannico d'oltremare. Londra inviò allora delle navi da guerra. Il conflitto militare durò 74 giorni e si concluse con la resa dell'Argentina. Il bilancio fu devastante: da parte argentina si contarono 649 morti, da quella britannica 255 e tre tra gli abitanti delle isole – in totale circa 900-1000 caduti, quasi due terzi dei quali argentini.
Contesto storico della guerra delle Falkland
Il calvario dei soldati e delle loro famiglie è ancora oggi profondamente radicato in Argentina. Le isole vengono chiamate nella lingua argentina esclusivamente "Malvinas". In un referendum nel 2013 gli abitanti delle isole votarono a grande maggioranza per il mantenimento dello status di territorio del Regno Unito – una circostanza che non sostiene giuridicamente la posizione argentina, ma costituisce il nucleo emotivo del conflitto.
La storia familiare della stessa Villarruel è strettamente intrecciata con la guerra: suo padre aveva combattuto per la dittatura militare argentina nella guerra delle Falkland. Questa dimensione personale conferisce alle sue parole dure prima della partita una carica particolare. La vicepresidente argentina incarna così un'intera generazione che vive la guerra e le sue conseguenze come un trauma nazionale.
Il nazionale argentino Leandro Paredes ha difeso con forza l'azione dei suoi compagni di squadra. Alla domanda sullo striscione ha risposto: "E lo saranno sempre." In una dichiarazione più articolata ha spiegato: "Eravamo consapevoli di ciò che questa partita significava per questo Paese. Abbiamo cercato di rappresentare il nostro Paese e tutti coloro che hanno vissuto quel momento triste della nostra storia, perché potessero identificarsi con noi e noi potessimo trasmettere un'immagine positiva."
Regolamenti FIFA e possibili sanzioni
Al momento della pubblicazione, la FIFA non aveva ancora rilasciato alcuna dichiarazione sull'episodio. Tuttavia, i regolamenti dell'organismo mondiale sono chiari: la FIFA vieta messaggi politici, ideologici o religiosi nelle proprie competizioni. Le violazioni possono comportare misure disciplinari nei confronti di giocatori o federazioni. Quali sanzioni possano concretizzarsi nel caso specifico non è ancora chiaro. Possibili scenari sono un'ammenda contro la federazione argentina o squalifiche per i giocatori coinvolti.
Come precedente si cita un episodio dopo il Campionato Europeo 2024: la Camera etica e disciplinare della UEFA aveva squalificato Rodri e Álvaro Morata, che si era preso gioco di Jamal Musiala durante i festeggiamenti, per una partita della nazionale dopo l'Europeo. Rodri aveva allora 28 anni. Questa decisione mostra che le federazioni sanzionano effettivamente con coerenza i gesti politici o offensivi.
Esperti di sicurezza avevano classificato come elevato il rischio legato alla partita. Le autorità statunitensi avevano classificato la semifinale come evento ad alto rischio. Con oltre 1600 agenti dispiegati intorno allo stadio si intendeva prevenire eventuali disordini o provocazioni politiche. Lo striscione era già stato visibile anche tra le tribune – un indizio che il messaggio non era spontaneo, ma presumibilmente pianificato.
Misure di sicurezza e valutazione del rischio
Le reazioni in Inghilterra sono state contenute ma percepibili. L'inviato della ZDF Yacin Hehrlein ha descritto da Londra: "È stato duro vedere come questo ambiente si afflosciava su se stesso." Mentre il suo collega a Buenos Aires coglieva già l'atmosfera di festa per le strade, dalla parte britannica regnavano la delusione – non solo per la sconfitta sportiva, ma anche per la dimensione politica della serata.
La presa di posizione argentina è esemplare di un fenomeno che porta ripetutamente lo sport ai confini tra politica e società. Una voce dal fronte argentino ha formulato un contrappello ammonitorio: le Isole Falkland si conquistano con "diplomazia intelligente, non con gesti patriottici di bassa lega". Se questo monito verrà accolto dipenderà anche da come la FIFA valuterà il caso.
In definitiva, l'episodio getta luce sulla questione del ruolo che il calcio possa avere nell'elaborazione dei conflitti storici. I giocatori argentini, con il loro gesto, hanno lanciato un segnale che va ben oltre l'ambito sportivo. Se verrà interpretato come atto di commemorazione o come provocazione politica dipenderà non da ultimo dal giudizio della FIFA.
Prospettive sulla finale e questioni aperte
Il dibattito sulle possibili conseguenze accompagnerà la squadra argentina fino alla finale contro la Spagna. Se l'organismo mondiale dovesse effettivamente avviare procedimenti disciplinari, ciò potrebbe influenzare anche la formazione per la finale. Nel frattempo il gesto di Martínez e Lo Celso resta l'immagine dominante di questa serata di semifinale.
Indipendentemente dall'esito sportivo, la serata ha mostrato quanto profonde siano ancora le ferite della guerra delle Falkland nella società argentina. A più di quattro decenni dalla fine delle ostilità, evidentemente non si riesce a separare del tutto le emozioni dalla competizione sportiva. La nazionale argentina ha raccolto consapevolmente questa tensione e l'ha utilizzata per i propri festeggiamenti.
Nei prossimi giorni resta da vedere se la FIFA avvierà un'indagine e quali sanzioni eventualmente verranno comminate. Le federazioni di entrambi i Paesi hanno il compito di riport
Mondiale 2026: l'Argentina festeggia con lo striscione | quotidiano360