Corte costituzionale: l'accesso alle commissioni d'inchiesta deve essere aperto anche ai giornalisti indipendenti
Vienna, 08 luglio 2026
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Summary
La Corte costituzionale ha abolito la precedente limitazione dell'accesso alle commissioni parlamentari d'inchiesta. In futuro le audizioni dovranno essere accessibili anche alle giornaliste e ai giornalisti indipendenti che non lavorano per un'impresa mediatica.
Vienna, 08 luglio 2026
La Corte costituzionale austriaca (VfGH) ha deciso martedì che la precedente limitazione dell'accesso alle audizioni nelle commissioni parlamentari d'inchiesta alle giornaliste e ai giornalisti impiegati presso imprese mediatiche è incostituzionale.
Con ciò il tribunale supremo apre le porte degli organi di controllo del Consiglio nazionale anche ai cosiddetti public watchdog, ovvero persone che rispettano gli standard giornalistici e diffondono notizie su questioni di interesse pubblico senza essere assunte presso un media tradizionale. Nella motivazione si afferma che, nel disciplinare l'accesso, il Parlamento deve ponderare l'interesse del pubblico all'informazione con i diritti della personalità delle persone audite e con l'interesse alla riservatezza delle informazioni confidenziali. Secondo la CCost, in questa ponderazione il Parlamento deve tenere conto anche delle possibilità offerte dalla comunicazione digitale.
Motivazione del tribunale
La CCost ha dichiarato incostituzionale la parola "Medienvertreter" (rappresentanti dei media) nelle pertinenti disposizioni. Finora si partiva dal presupposto che solo le persone legate professionalmente a un'impresa mediatica soddisfacessero i requisiti qualitativi di "rappresentante dei media". Questa limitazione è incompatibile con il principio costituzionale di uguaglianza, hanno stabilito i giudici costituzionali.
La decisione riguarda pertanto anche giornaliste e giornalisti freelance, blogger, podcaster e attori della società civile che finora non avevano accesso alle audizioni non pubbliche delle commissioni d'inchiesta. La Corte ha espressamente constatato: "Das Parlament darf den Kreis der Medienvertreter nicht auf beruflich für professionelle Medienunternehmen tätige Journalisten beschränken." In tal modo erano escluse anche persone che possono ugualmente garantire il rispetto degli standard giornalistici e che, in qualità di "public watchdog", diffondono pubblicamente notizie e idee su questioni di interesse pubblico senza lavorare per un'impresa mediatica.
Reazioni della società civile
Si è mostrata soddisfatta l'organizzazione per i diritti fondamentali epicenter.works, che in qualità di ricorrente ha partecipato al procedimento. Il direttore Thomas Lohninger ha dichiarato in una prima reazione: "Untersuchungsausschüsse sind das schärfste Kontrollinstrument des Parlaments. Den haben wir heute in Teilen beseitigt." In futuro le audizioni nelle commissioni d'inchiesta dovranno essere accessibili al pubblico anche per i public watchdog. In Germania, Francia, Portogallo, Spagna e nel Parlamento europeo questa è da tempo la norma, ha sottolineato Lohninger.
Con la decisione, affermano i giudici costituzionali, rientra nel "rechtspolitischen Gestaltungsspielraum" (margine discrezionale di politica del diritto) del Parlamento prevedere norme che garantiscano una "möglichst hochwertige journalistische Berichterstattung über Anhörungen in U-Ausschüssen" (copertura giornalistica della massima qualità possibile sulle audizioni nelle commissioni d'inchiesta). Il legislatore è ora chiamato ad adeguare di conseguenza il regolamento delle commissioni d'inchiesta, definendo criteri per l'abilitazione all'accesso che vadano oltre la semplice assunzione formale presso un'impresa mediatica.
Cosa cambia concretamente con la decisione
Le reazioni della società civile sono state caustamente positive. Lohninger ha annunciato che intende continuare ad accompagnare il processo: "Wir werden den Prozess weiter begleiten und für eine echte, niedrigschwellige Öffentlichkeit eintreten." L'organizzazione considera in particolare la possibilità di ammettere in futuro alle audizioni anche osservatrici e osservatori indipendenti un passo importante per il controllo parlamentare.
Critiche sono state invece espresse da osservatrici e osservatori su un altro punto: il divieto di riprese audio e video nelle audizioni, e quindi un moderno livestream, "leider nicht aufgehoben" (purtroppo non è stato abolito) dalla CCost. La copertura giornalistica sui contenuti delle audizioni resta pertanto legata a sintesi successive e verbali scritti, a meno che il Parlamento non decida un allentamento.
Nel merito, la decisione riguarda tutte le commissioni d'inchiesta in corso e future del Consiglio nazionale. La CCost ha chiarito nella sua motivazione che il Parlamento è sostanzialmente legittimato a disciplinare l'accesso, ma deve nel farlo rispettare il principio costituzionale di uguaglianza e la libertà di espressione. La prassi finora seguita di escludere in blocco giornaliste e giornalisti freelance nonché osservatrici e osservatori della società civile non è più ammessa.
Confronto europeo
Regolamentazioni comparabili in altri paesi europei prevedono possibilità di accesso nettamente più ampie. Nel Parlamento europeo, in Germania, Francia, Portogallo e Spagna le audizioni nelle commissioni parlamentari d'inchiesta sono già da tempo accessibili a una cerchia più ampia di giornaliste e giornalisti. L'Austria, secondo la dichiarazione di epicenter.works, "in dieser Frage nun endlich kein Schlusslicht mehr" (su questo tema non è più finalmente l'ultima della classe).
Sul piano giuridico si tratta di una declaratoria di incostituzionalità della pertinente formulazione nella legge federale sul regolamento del Consiglio nazionale. La CCost ha dichiarato che la norma era incostituzionale e ha fissato un termine entro il quale la Repubblica deve adottare una nuova disciplina conforme alla Costituzione. Fino ad allora la disposizione dichiarata incostituzionale non si applica in via transitoria, cosicché i public watchdog possono già ora chiedere l'accesso alle audizioni, purché dimostrino il rispetto degli standard giornalistici.
La decisione si inserisce in una serie di pronunce della CCost con cui il tribunale ha rafforzato l'accesso del pubblico ai procedimenti statali. Già in passato la Corte aveva sottolineato che il principio della pubblicità rappresenta un elemento centrale del controllo democratico. Con l'attuale pronuncia questa linea viene estesa all'attività di controllo parlamentare.
Questioni aperte e prospettive
Per la prassi parlamentare la sentenza comporta un notevole onere aggiuntivo nell'accreditamento e nella verifica delle giornaliste e dei giornalisti. In futuro il Parlamento dovrà definire criteri in base ai quali verificare l'attività giornalistica e il rispetto degli standard professionali anche per persone non assunte. Una proposta concreta del legislatore non esiste ancora.
Osservatrici e osservatori si attendono che nelle prossime settimane le forze di maggioranza presenteranno prime bozze per una riforma del regolamento. L'opposizione aveva già chiesto prima della decisione un'ampliamento della nozione di rappresentante dei media e ora si vede confermata dalla CCost. Le reazioni dei gruppi parlamentari vanno dal consenso al cauto rammarico per il passo mancato verso la completa pubblicità delle audizioni.
Nel complesso, la pronuncia rafforza la posizione dei media indipendenti e delle organizzazioni della società civile nell'architettura del controllo politico. La possibilità di riferire in futuro sulle audizioni anche senza un'assunzione formale presso una testata amplia la varietà delle voci che possono informare sull'attività delle commissioni d'inchiesta. L'ulteriore sviluppo dipenderà ora in misura decisiva da come il legislatore tradurrà le indicazioni della CCost in norme concrete.
Resta al contempo aperta la questione delle riprese audio e video. Lohninger testualmente: "Das Verbot von Bild- und Tonaufnahmen – und damit ein zeitgemäßer Livestream – hat der VfGH heute leider nicht aufgehoben." Resta pertanto esclusa la documentazione visiva delle audizioni, il che limita la diffusione della copertura sui contenuti.
CCost: aprire le commissioni d'inchiesta ai public watchdog | quotidiano360