USA e Iran verso la firma di un accordo quadro in 14 punti
Berlino, 18 giugno 2026
AI-generated image (flux-2/pro-text-to-image via Kie.ai)
Summary
Gli USA e l'Iran sono ormai prossimi alla firma di un accordo quadro in 14 punti, che prevede tra l'altro la revoca del blocco navale USA e un fondo per la ricostruzione da 300 miliardi di dollari. Entro 60 giorni dovrà seguire un'intesa definitiva, che chiarirà anche il futuro del programma nucleare iraniano.
Berlino, 18 giugno 2026
Secondo quanto riportato da diversi media internazionali, gli USA e l'Iran sono ormai prossimi alla firma di un accordo quadro in 14 punti, che prevede tra l'altro la revoca graduale del blocco navale USA, lo sminamento dello Stretto di Hormuz nonché un fondo privato per la ricostruzione pari ad almeno 300 miliardi di dollari.
L'essenziale in breve
Come emerge dal testo del documento, confermato in anticipo da un funzionario del governo USA, entrambe le parti si impegnano a negoziare e concludere l'accordo definitivo entro un massimo di 60 giorni. Tale periodo può tuttavia essere prorogato. Il testo attuale comprende complessivamente 14 punti, molti dei quali si limitano a sfiorare gli oggetti del negoziato e restano riservati a una disciplina definitiva nel contratto principale.
Subito dopo la firma della dichiarazione d'intenti, gli USA avvieranno, secondo quanto previsto, la revoca del proprio blocco navale e di ogni ostacolo nei confronti dell'Iran, completandola entro 30 giorni. In precedenza gli USA avevano concesso all'Iran, come riportato dal "Wall Street Journal", l'immediata vendita di petrolio e combustibili. L'Iran dovrà, entro 30 giorni, rimuovere le mine marine eventualmente posizionate nello stretto e garantire alle navi mercantili, per tutta la durata della finestra negoziale di 60 giorni, il transito sicuro e gratuito dal Golfo Persiano al Mar Arabico e viceversa.
Blocco navale e navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz
Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del commercio energetico mondiale. La limitazione temporale della navigazione gratuita alla finestra negoziale è considerata un punto nevralgico: il periodo di 60 giorni appare infatti, secondo gli osservatori, misurato in modo stretto. Qualora l'accordo definitivo non venisse raggiunto in tempo, la situazione nello stretto tornerebbe ad essere aperta nel breve periodo.
Al centro dell'intesa vi è un fondo d'investimento privato con una dotazione di almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell'Iran. Secondo quanto riportato dal portale "Axios", citando fonti informate, i capitali proverranno da investitori privati degli Stati del Golfo e dell'Asia. Il previsto "Fondo per la ricostruzione e lo sviluppo" è, secondo l'insider, uno strumento d'investimento privato, senza fondi statali né sovvenzioni.
Il fondo per la ricostruzione da 300 miliardi di dollari
La guida di Teheran, secondo ambienti governativi iraniani, aveva inizialmente chiesto agli USA 400 miliardi di dollari di risarcimenti di guerra, ma Washington ha respinto la richiesta. Dal successo del fondo per la ricostruzione da centinaia di miliardi dipende in misura determinante la revoca delle sanzioni. Dopo la conclusione dell'accordo definitivo – al più tardi entro i prossimi 60 giorni – tutte le truppe USA dovranno inoltre essere ritirate dalle aree circostanti.
Riguardo al programma nucleare iraniano, la dichiarazione d'intesi contiene finora soltanto dei cenni. Il portale "Politico" riferisce, citando fonti USA, che l'Iran avrebbe già fatto dietro le quinte concessioni significative sul programma nucleare. La sorte del materiale arricchito dovrà essere "disciplinata in modo adeguato" nell'accordo definitivo, si legge nel testo. Il portale "Axios" scrive, citando funzionari USA, che l'Iran riceverà gradualmente benefici man mano che le condizioni saranno soddisfatte.
Questioni aperte sul programma nucleare
Il meccanismo per l'attuazione dell'intero piano, incluse la questione delle ispezioni e la revoca delle sanzioni, sarà definito nell'ambito dell'accordo definitivo entro 60 giorni. Negoziati comparabili relativi all'accordo sul nucleare concluso a Vienna nel 2015 durarono quasi due anni, ragion per cui gli osservatori giudicano la tempistica ora fissata estremamente ambiziosa.
Restano aperte anche questioni riguardanti la situazione della sicurezza regionale. Il testo stabilisce esplicitamente, già all'inizio, una "fine immediata e duratura della guerra su tutti i fronti, anche in Libano". L'esercito israeliano resterà in "zone di sicurezza" nella Striscia di Gaza, nel Libano meridionale e in Siria "finché necessario". Con ciò viene sollevata al contempo una delle questioni più spinose: la milizia di Hezbollah rispetterà un cessate il fuoco finché Israele deterrà aree nel Libano meridionale dichiarate "zone di protezione"?
Sicurezza regionale: Libano, Gaza e Siria
La dichiarazione d'intenti vincola, secondo le informazioni contenute nel documento, anche gli "alleati" degli USA e dell'Iran al suo rispetto. Il testo lascia tuttavia aperto come un eventuale rispetto debba essere controllato nella pratica. Osservatori interpretano questa formulazione come un tentativo di coinvolgere formalmente i partner regionali – inclusi gli Stati del Golfo e la Turchia – senza vincolarli fin d'ora a obblighi concreti.
Da parte USA, il presidente Trump, in occasione del vertice del G7 nella francese Évian, aveva dichiarato che l'accordo sarebbe stato firmato a breve. «L'accordo che abbiamo concluso domenica con l'Iran sarà firmato a breve – domani o forse dopodomani», ha detto mercoledì. Inizialmente il portale USA "Axios" aveva riferito che Trump, durante una cena con il presidente francese Macron nel Castello di Versailles, aveva firmato di persona una copia dell'intesa. Come comunicato dal capo negoziatore iraniano Esmaeil Bakaei, secondo l'agenzia di stampa iraniana IRNA, si è però trattato di una firma elettronica; una cerimonia di firma "non avrebbe davvero avuto luogo".
Firma e pressing politico
"È giunto il momento di dimostrare l'attuazione di questo accordo", ha dichiarato Bakaei mercoledì sera. Trump si trovava in Europa a causa del vertice del G7, il che mette ulteriormente sotto pressione il calendario, già di per sé stretto, per la fase negoziale. Entrambe le parti devono ora chiarire nelle prossime settimane come trasformare un'intenzione politica in un contratto solido.
Le aspettative economiche in Iran sono elevate. Secondo le informazioni del sito web "TankerTrackers", che pubblica dati sulle navi e informa sul trasporto di petrolio, entro 30 giorni l'export di petrolio dovrebbe tornare ai livelli pre-bellici. Sarebbe una ripresa rapidissima, considerando le sanzioni USA in vigore da anni e il blocco navale imposto da ultimo.
A dispetto dei toni ottimistici, i diplomatici sottolineano che la dichiarazione d'intenti resta, sotto diversi aspetti, al di sotto delle aspettative. Mancano ad esempio calendari concreti per la revoca graduale dei singoli pacchetti di sanzioni, e la questione di quali ispettori otterranno in futuro accesso agli impianti nucleari iraniani resta aperta. Questi aspetti saranno disciplinati soltanto nel contratto definitivo.
Nel complesso, gli osservatori internazionali valutano i 14 punti come una svolta politica, che potrebbe spianare la strada a un disgelo di fondo tra Washington e Teheran. Al contempo evidenziano che nei 14 punti alcune questioni restano aperte e che i prossimi 60 giorni saranno decisivi per stabilire se da quell'intento scaturirà una svolta duratura nei rapporti.
Questa notizia è stata trasmessa il 18.06.2026 nel programma Deutschlandfunk.
Oltre alle questioni di
USA Iran accordo quadro: 14 punti verso la firma 2026 | quotidiano360