Trump dichiara nullo l'accordo con l'Iran – La risposta del vertice NATO
Ankara, 8 luglio 2026
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Summary
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a margine del vertice NATO ad Ankara, ha dichiarato concluso l'accordo quadro con l'Iran firmato a metà giugno e ha annunciato nuovi attacchi militari. Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha difeso gli attacchi americani come necessari, mentre diversi partner dell'Alleanza hanno chiesto moderazione.
Ankara, 8 luglio 2026
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a margine del vertice NATO ad Ankara, ha dichiarato nullo l'accordo quadro con l'Iran firmato a metà giugno e ha annunciato nuovi attacchi contro il Paese.
Contesto: l'accordo quadro e la sua rottura
La dichiarazione è arrivata mercoledì, solo poche ore prima della sessione principale dell'Alleanza nella capitale turca. Trump ha detto di non voler negoziare con Teheran e di non voler avere più nulla a che fare con l'Iran: „Er wolle nicht mit Teheran verhandeln und mit Iran nichts mehr zu tun haben". Allo stesso tempo, Trump ha dichiarato che l'intesa è „wohl vorbei" – la dichiarazione d'intenti firmata a suo nome per porre fine alla guerra è da lui considerata nulla e priva di valore.
Il cambio di rotta arriva subito dopo una nuova spirale di escalation tra Washington e Teheran. Nella notte tra martedì e mercoledì, i militari americani hanno effettuato attacchi contro numerosi obiettivi in Iran – secondo quanto riferito dal Comando centrale statunitense Centcom, sono stati colpiti più di 80 obiettivi. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato in televisione di stato di aver a loro volta attaccato „85 wichtige US-Armeeanlagen" in Kuwait e Bahrein con missili e droni. Gli USA avevano inoltre revocato una licenza speciale che consentiva all'Iran di vendere petrolio e, stando alle loro dichiarazioni, hanno reagito ad attacchi iraniani contro tre petroliere nello Stretto di Hormuz.
Trump ha motivato l'abbandono dell'accordo sostenendo che l'Iran lo avrebbe violato „jeden Tag": „Sie verletzen das Abkommen jeden Tag". Ha definito la leadership iraniana con parole durissime: „Es ist reine Zeitverschwendung, sich mit ihnen abzugeben. Das sind kranke Leute". Ha aggiunto: „Das sind fiese Typen, deshalb haben sie es auf jeden abgesehen, wahrscheinlich auch auf mich." In un passaggio ha definito la leadership iraniana „Abschaum": „Und sie sind ein Haufen Abschaum, um ehrlich zu sein. Sie sind Abschaum."
Le motivazioni e il linguaggio di Trump
Trump non ha escluso ulteriori attacchi. Ha annunciato che avrebbe colpito Teheran „richtig hart" già nella stessa notte: „Ich werde sie etwas vorwarnen, wir werden sie heute Nacht richtig hart treffen". Ha definito gli attacchi americani contro obiettivi iraniani come „sehr heftig", lamentandosi di essere „sehr enttäuscht" dai suoi alleati. La minaccia personale che lo riguarda l'ha descritta così: „Ich stehe schon seit Jahren ganz oben auf ihrer Liste."
A margine del vertice Trump ha aggiunto che le rappresaglie americane della sera prima erano state „sehr hart": „Wir haben ihnen gestern Abend sehr hart zugesetzt, sehr hart." Alla domanda sulla sua rinuncia ai negoziati, Trump ha chiarito che l'intesa era conclusa a suo avviso – „Was mich betrifft, ist sie vorbei" – lasciando però aperta la possibilità che i negoziatori proseguano il dialogo: „Seine Unterhändler werde er aber weiter mit dem Iran reden lassen, wenn diese es wünschten."
Conflitti con l'Europa: Groenlandia, Spagna, spazio aereo
La rottura dell'accordo è arrivata in un clima già teso in seno all'Alleanza. Trump ha detto di essere „sehr enttäuscht" dell'Alleanza: „Er sei ‚sehr enttäuscht' von der Allianz". Ha accusato gli Stati europei di aver negato alle forze armate americane l'uso del proprio spazio aereo e delle proprie basi durante il conflitto. Ha inoltre ribadito la sua richiesta che la regione autonoma della Groenlandia, appartenente alla Danimarca, venisse posta sotto il controllo degli USA, e ha chiesto l'immediata interruzione di ogni rapporto commerciale con la Spagna, definita „ein schrecklicher Nato-Partner".
La premier danese Mette Frederiksen ha reagito ad Ankara alle nuove rivendicazioni sulla Groenlandia con una presa di posizione netta: „Die dänische Ministerpräsidentin Mette Frederiksen sagte in Ankara, Grönland stehe nicht zum Verkauf". Ha aggiunto: „Wir sind bereit, jeden Zentimeter des Nato-Gebiets zu verteidigen, einschließlich unseres eigenen Territoriums." Trump ha detto in seguito che, senza la sua amicizia con il presidente turco padrone di casa Recep Tayyip Erdogan, avrebbe forse boicottato l'incontro.
La difesa degli attacchi americani da parte di Rutte
Il segretario generale della NATO Mark Rutte si è schierato a favore dell'azione militare degli USA. Ha difeso i nuovi attacchi americani prima del vertice come „absolut notwendig" e ha dichiarato che è „absolut entscheidend, dass die USA entschlossen reagieren". Rutte ha sostenuto inoltre che l'Iran avrebbe violato il cessate il fuoco in vigore – un punto utilizzato anche da Trump per giustificare i nuovi attacchi. Le lamentele di Trump sugli alleati sono state minimizzate da Rutte come „Einzelfälle".
Il vertice stesso si è svolto all'insegna di crescenti sforzi in materia di armamenti. Gli Stati della NATO avevano annunciato prima dell'incontro contratti per armamenti del valore di almeno 50 miliardi di dollari. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha richiamato ancora una volta il netto aumento delle spese per la difesa registrato dall'ultimo vertice dell'Aia e ha detto durante la sessione di lavoro ad Ankara: „Wir haben geliefert."
Dichiarazione del vertice e posizione tedesca
Per la dichiarazione del vertice, gli ambasciatori degli Stati membri avevano già elaborato un testo che prevede un „unerschütterliche Verpflichtung" alla difesa collettiva. Questa dichiarazione attende ancora l'approvazione formale da parte dei capi di Stato e di governo. I 32 capi di Stato e di governo della NATO si riuniranno mercoledì per la sessione principale, dopo essersi incontrati martedì sera per una cena comune.
Dal punto di vista tedesco, l'incontro si è quindi svolto su due livelli: da un lato la solidarietà dimostrativa dell'Alleanza in materia di armamenti e difesa collettiva, dall'altro l'aperta rottura tra Trump e parti dell'Europa – sull'Iran, sulla Groenlandia, sulla Spagna e sulla questione di quanto Washington possa far valere gli obblighi dell'Alleanza. Il punto di rottura tra Trump e l'accordo con l'Iran aggrava inoltre la domanda se Washington, in un conflitto aperto con Teheran, possa ancora contare su un sostegno europeo.
La parte americana ha al contempo chiarito che ulteriori passi potrebbero seguire. Trump ha detto che la situazione è complessa, ma la sua pazienza è limitata: l'Iran avrebbe violato l'accordo „jeden Tag", il Paese sarebbe „wohl vorbei" – una formulazione che era al tempo stesso ammissione e minaccia. La volatilità della situazione si è vista anche nel fatto che Trump oscillava tra l'annuncio di nuovi attacchi e la possibilità di proseguire i negoziati: da un lato „Wir haben ihnen gestern Abend sehr hart zugesetzt", dall'altro „Seine Unterhändler werde er aber weiter mit dem Iran reden lassen, wenn diese es wünschten".
Prospettive: conseguenze per l'Alleanza e la regione del Golfo
Nel medio termine, il vertice di Ankara resterà probabilmente nella memoria come un punto di svolta: l'accordo quadro con l'Iran, portato a termine a metà giugno, è politicamente concluso dopo la dichiarazione di Trump. Allo stesso tempo, cresce la probabilità di ulteriori scontri militari nella regione del
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