Salisburgo, 01 luglio 2026

Un uomo di 70 anni è stato condannato mercoledì 1° luglio 2026 dal Tribunale regionale (Landesgericht) di Salisburgo a 15 anni di carcere per tentato omicidio della ex moglie, accoltellata con un coltello da cucina nella loro abitazione nel distretto di Flachgau nel gennaio 2026.

Cosa è cambiato rispetto al 1° luglio 2026

I fatti del gennaio 2026

La dinamica delle coltellate

Il contesto familiare e abitativo

Le posizioni di accusa e difesa

La reazione della vittima

L'esito del processo e le motivazioni della sentenza

Aiuti e servizi disponibili sul territorio

Il procedimento si è concluso con una condanna per tentato omicidio: l'imputato dovrà scontare 15 anni di reclusione, come riferiscono le cronache giudiziarie del processo tenutosi davanti al Landesgericht di Salisburgo. La sentenza giunge al termine di un'udienza in cui sono state ascoltate la vittima, l'imputato, i testi e le arringhe conclusive della pubblica accusa e della difesa.

Nel gennaio 2026, secondo quanto ricostruito in aula, l'imputato si sarebbe presentato nell'abitazione della ex moglie armato di un coltello da cucina con una lama di 20 centimetri e avrebbe sferrato tre colpi al torace, all'addome e al ginocchio della donna, ferendola in modo potenzialmente mortale. L'aggressione è avvenuta nella casa di famiglia situata nel Flachgau, nel territorio del comune di Salisburgo, in un contesto domestico aggravato dalla relazione sentimentale pregressa tra i due.

Cosa è cambiato rispetto al 1° luglio 2026

Rispetto alla versione precedente dell'articolo, gli elementi nuovi emersi riguardano principalmente la ricostruzione delle fasi immediatamente precedenti l'aggressione e i dettagli del verdetto. In particolare, è ora noto che nel gennaio 2026 l'imputato avrebbe confidato al figlio di essere 'al limite', perché la ex moglie gli aveva chiesto di versare un contributo mensile di 200 euro per continuare ad abitare nella casa. Il nuovo rapporto di forza economico all'interno dell'abitazione sembra aver costituito il fattore scatenante di una crisi descritta dall'imputato come 'disperazione' per la propria situazione di vita.

Un ulteriore elemento di novità riguarda la descrizione tecnica dell'arma e delle lesioni: le coltellate sono state tre, dirette al torace, all'addome e al ginocchio, ed è stata specificata la lunghezza della lama (20 centimetri). La sentenza del 1° luglio 2026, con la condanna a 15 anni di reclusione per tentato omicidio, rappresenta inoltre l'esito processuale definitivo, fino a eventuali impugnazioni, che nella precedente versione non era stato ancora riportato.

I fatti del gennaio 2026

L'aggressione si è consumata nel gennaio 2026 nell'abitazione della ex moglie. La donna ha raccontato in aula che l'uomo le si è parato davanti con il coltello e le ha detto che intendeva togliersi la vita e che, prima di farlo, avrebbe ucciso lei perché — a suo dire — gli aveva 'portato via il figlio'. La vittima ha descritto la scena con queste parole: "Er ist mit dem Messer vor mir gestanden" e ha aggiunto: "Er sagte, er will aus dem Leben scheiden, und vorher bringt er mich um, weil ich seinen Sohn weggenommen habe." Per lei, ha riferito ai giudici, fu chiaro che in quel momento non potesse fare nulla per opporsi.

La donna è riuscita a fuggire mettendosi in salvo. La Procura, nelle conclusioni, ha sostenuto che soltanto la fuga della donna avrebbe impedito all'imputato di continuare a colpire: "Nur durch die Flucht der Frau sei er von weiteren Stichen abgehalten worden, 'sonst wäre sie vielleicht nicht mehr am Leben'." Dopo l'aggressione, la vittima è stata sottoposta a un intervento chirurgico d'urgenza e da allora segue un percorso di psicoterapia.

La dinamica delle coltellate

Secondo l'atto d'accusa, l'uomo avrebbe colpito la ex moglie con un coltello da cucina dotato di una lama di 20 centimetri, sferrando tre fendenti diretti al torace, all'addome e al ginocchio. Le lesioni sono state giudicate potenzialmente mortali dai periti. In sede processuale, la difesa ha cercato di ridimensionare l'intensità dell'aggressione sostenendo che le coltellate sarebbero state inflitte con 'intensità ridotta' e che l'imputato, quando la donna è fuggita, non l'avrebbe inseguita. L'imputato stesso, interrogato dalla presidente del collegio giudicante, ha ammesso di aver detto alla ex moglie di volerla 'portare con sé', ma ha poi chiarito che quelle parole erano state pronunciate solo 'per farle paura' ("das habe ich gesagt, um ihr Angst zu machen").

Il contesto familiare e abitativo

Alla base della vicenda vi è una complessa storia familiare iniziata nel 2013, quando la ex moglie, insieme al figlio, acquistò una casa nel Flachgau. L'imputato si trasferì nell'immobile per eseguire lavori di ristrutturazione. Dai tre mesi inizialmente previsti, la permanenza si è protratta per 'mehrere Jahre', come riferito in aula. Nel 2022 l'uomo lasciò l'abitazione su richiesta della ex moglie.

Poco prima del Natale 2025, però, l'imputato — rimasto senza fissa dimora e privo di mezzi — chiese alla ex moglie di poter tornare ad abitare nella casa perché aveva bisogno di un indirizzo di residenza. La donna acconsentì a che gli fosse allestito un letto di emergenza nell'appartamento del figlio, ma solo 'per il tempo necessario a trovare un'altra sistemazione'. È in questo contesto di convivenza forzata e di difficoltà economiche che, nel gennaio 2026, sarebbe maturata la crisi sfociata nell'aggressione.

Le posizioni di accusa e difesa

La pubblica ministero ha descritto l'imputato come insoddisfatto della 'triste' condizione in cui versava e del comportamento della ex moglie: "Er war unzufrieden mit seiner tristen Situation und auch mit ihrem Verhalten", ha dichiarato in aula. La stessa magistrata ha tuttavia sostenuto che l'uomo 'non voleva certamente che la donna morisse' ("Er wollte sicher nicht, dass die Frau stirbt"), aprendo la strada a una qualificazione giuridica del fatto come tentato omicidio e non come omicidio consumato.

L'imputato ha rilasciato dichiarazioni spontanee in cui ha parlato di un trauma e di 'ricordi non belli' legati al rapporto con la ex moglie. Ha inoltre descritto la propria condizione psicologica affermando: "Ich war verzweifelt mit meiner Lebenssituation gewesen" e ha aggiunto di non voler più continuare a vivere e di aver tentato il suicidio procurandosi una ferita al braccio con lo stesso coltello. La difesa ha puntato su una ricostruzione dei fatti meno grave, sostenendo la 'lieve intensità' delle coltellate e l'assenza di un inseguimento dopo la fuga della donna.

La reazione della vittima

La ex moglie, sentita come parte lesa, ha ripercorso i momenti dell'aggressione e ha dichiarato in aula di sentirsi fortunata per essere sopravvissuta: "Ich bin froh, dass ich davongekommen bin." Ha escluso l'esistenza di un litigio immediatamente precedente l'aggressione. Ha inoltre riferito di essere riuscita a chiamare il figlio durante l'aggressione, momento in cui l'imputato avrebbe detto 'ich will dich mitnehmen'. Secondo la donna, l'aggressore sarebbe entrato nell'appartamento perché non voleva morire 'senza essere visto': "Weil er 'nicht ungesehen' sterben wollte, sei er in die Wohnung seiner Ex-Frau gegangen." Ha aggiunto: "Es war klar für mich, dass er mich umbringen will. Es sei alles so schnell gegangen."

Sul piano processuale, la donna ha chiarito che la richiesta dei 200 euro mensili non era partita da lei, come confermato da una teste sentita in aula. L'episodio si inserisce in una relazione sentimentale pregressa caratterizzata, secondo la ricostruzione giudiziaria, da dinamiche di dipendenza economica, convivenza forzata e progressivo deterioramento del rapporto.

L'esito del processo e le motivazioni della sentenza

Al termine della camera di consiglio, il collegio giudicante del Landesgericht di Salisburgo ha condannato l'imputato a 15 anni di reclusione per tentato omicidio. La sentenza tiene conto della gravità delle lesioni inflitte, del contesto domestico, della pianificazione dell'azione — l'imputato si sarebbe presentato nell'abitazione con un'arma da taglio — e della dichiarata volontà di togliersi la vita. L'imputato aveva riferito ai giudici di voler morire 'senza essere visto', circostanza che, secondo la ricostruzione, lo avrebbe spinto a entrare nell'appartamento della ex moglie.

La difesa aveva chiesto una qualificazione giuridica meno grave, valorizzando l'assenza di inseguimento, la 'lieve intensità' dei colpi e il tentativo di suicidio immediatamente successivo. Il Tribunale ha tuttavia ritenuto sussistenti gli elementi del tentato omicidio, riconoscendo la potenziale letalità delle ferite e l'intenzione, anche se non specificamente rivolta a uccidere, di porre in essere un'azione idonea a produrre la morte della vittima.

Aiuti e servizi disponibili sul territorio

In Austria, le donne che subiscono violenza possono trovare supporto e informazioni presso diversi servizi: la Frauen-Helpline, raggiungibile online su frauenhelpline.at e telefonicamente al numero 0800-222-555; il Verein Autonome Österreichische Frauenhäuser (AÖF), con sito aoef.at; il Frauenhaus-Notruf al numero 057722; i Gewaltschutzzentren al numero 0800/700-217. Per le emergenze è attivo il numero di polizia 133. Le persone con pensieri suicidi e i loro familiari possono rivolgersi al portale di prevenzione del suicidio del Ministero della Salute.