CGUE dichiara illegali tagli sussidi asilo in Germania | quotidiano360
La Corte di Giustizia UE dichiara illegali i tagli ai sussidi per i richiedenti asilo in Germania
04/06/2026
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Summary
La Corte di Giustizia dell'UE ha stabilito che i tagli ai sussidi per i richiedenti asilo in Germania sono contrari al diritto europeo. La sentenza obbliga le autorità tedesche a porre fine immediatamente alle restrizioni e potrebbe generare richieste di pagamenti retroattivi.
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE), con sede in Lussemburgo, ha dichiarato il 4 giugno 2026 che i tagli ai sussidi per i richiedenti asilo in Germania la cui domanda di protezione spetta a un altro Stato membro sono contrari alla normativa UE.
Una sentenza che corregge il governo federale
La sentenza, con numero di riferimento C-621/24, è stata emessa a seguito di una questione pregiudiziale sollevata dal Tribunale federale del lavoro tedesco (Bundessozialgericht) e si riferisce a un caso originato nel distretto bavarese di Schweinfurt, dove un cittadino afghano ha visto ridotti i suoi sussidi dopo che la sua domanda di asilo in Germania è stata respinta. La decisione corregge, inoltre, quella che la stessa corte lussemburghese considera un'errata interpretazione giuridica da parte del governo federale tedesco.
Il ricorrente aveva presentato la sua domanda di protezione in Germania nel settembre 2021, dopo aver precedentemente richiesto asilo in Romania. L'Ufficio federale per le migrazioni e i rifugiati (BAMF) ha stabilito che, ai sensi del Regolamento Dublino III, la Romania era lo Stato responsabile dell'esame della sua domanda e ha ordinato la sua espulsione verso quel paese, al più tardi entro aprile 2022.
Il percorso giudiziario di un richiedente afghano
Dopo l'emissione dell'ordine di espulsione, l'amministrazione del distretto di Schweinfurt gli ha concesso solo determinate prestazioni in natura — cibo, alloggio, prodotti per l'igiene personale e assistenza sanitaria — ma gli ha revocato le prestazioni in denaro e in natura destinate all'abbigliamento, agli articoli per la casa e ai beni di consumo. L'uomo ha impugnato la riduzione presso i tribunali del lavoro, la cui sentenza definitiva è ancora pendente, sebbene dovrà conformarsi alle direttive stabilite dalla CGUE.
Le necessità più elementari secondo la CGUE
La Corte di Lussemburgo ha stabilito che un tenore di vita adeguato ai sensi del diritto dell'UE non può essere raggiunto senza misure relative all'abbigliamento e a prestazioni economiche per coprire le necessità quotidiane. Secondo la CGUE, l'abbigliamento rientra tra le necessità più elementari di ogni persona, e le prestazioni in denaro sono necessarie per garantire agli interessati un minimo di autodeterminazione, ad esempio per l'acquisto di beni di consumo come biglietti per i trasporti o mezzi di comunicazione, nonché per la partecipazione alla vita sociale e culturale.
La sentenza si basa sulla Direttiva sull'accoglienza dell'UE attualmente in vigore, che obbliga gli Stati membri a garantire un tenore di vita adeguato che assicuri la protezione della salute fisica e mentale dei richiedenti. La corte ha inoltre chiarito che il diritto alle prestazioni non termina con l'emissione di un ordine di deportazione, ma solo con la sua effettiva esecuzione, e ha ricordato che, finché non avviene il trasferimento allo Stato responsabile, il paese di accoglienza rimane competente per l'assistenza del richiedente.
Pro Asyl e gli esperti reagiscono alla sentenza
Nel suo intervento, l'organizzazione per i diritti umani Pro Asyl ha definito la risoluzione una "Klatsche für die Bundesregierung" — una battuta d'arresto per il governo federale — e ha denunciato la pratica applicata per anni dalla Germania. Il suo portavoce in materia di politica giuridica, Wiebke Judith, ha affermato che "Jahrelang habe Deutschland asylsuchenden Menschen ihnen zustehende Leistungen verweigert" e ha aggiunto: "Jetzt ist klar: Das ist europarechtswidrig und ein handfester Skandal".
L'esperto di diritto sociale e d'asilo Constantin Hruschka, di Friburgo, ha valutato la chiarezza della risoluzione. In dichiarazioni raccolte dall'Agenzia DPA, ha sostenuto: "Wenn ich schon nicht kürzen darf, darf ich natürlich erst recht nicht entziehen" e "Der EuGH sagt eindeutig, dass es keinen absoluten Leistungsentzug geben darf, es gibt keine Rechtsgrundlage dafür". Hruschka ha insistito sul fatto che "Die zentrale Position des EuGH ist nun aber: Zuständig ist der Staat, in dem sich die Person aufhält – bis zur Überstellung".
Per lo specialista, la conseguenza è immediata. Come ha dichiarato, "Da der EuGH so eindeutig ist, gilt die Verpflichtung der nationalen Behörden, das sofort umzusetzen. Leistungsbeschränkungen müssen mit dem Urteil sofort beendet werden". L'esperto ha riassunto il messaggio centrale della sentenza con l'affermazione: "Die wichtigste Aussage ist, dass man elementarste Bedürfnisse immer befriedigen muss".
Il nuovo quadro europeo e gli effetti pratici
Hruschka ha inoltre avvertito che non si può escludere che la decisione lussemburghese apra la porta a richieste di pagamenti retroattivi da parte degli interessati. La CGUE ha anche affrontato i cambiamenti normativi imminenti: sebbene la riforma del nuovo Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS/GEAS), che entrerà in vigore venerdì 12 giugno 2026, consenta espressamente restrizioni ai sussidi quando il richiedente si trova in uno Stato membro diverso da quello responsabile, la nuova regolamentazione stabilisce anche che deve essere garantito un livello minimo conforme al diritto dell'Unione, inclusa la Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
Hruschka ha ricordato a questo proposito: "Auch in der neuen Regelung steht drin, dass ein Mindeststandard im Einklang mit dem Unionsrecht gewährleistet sein muss". La riforma sostituisce la Direttiva sull'accoglienza attualmente applicabile, che è la norma su cui la CGUE ha basato la sua sentenza.
L'origine della norma tedesca contestata risale al 2019, quando la Germania introdusse la possibilità di tagliare determinati sussidi per i richiedenti asilo presenti sul suo territorio ma la cui domanda spettava a un altro Stato membro. Il sistema fu ulteriormente inasprito nell'autunno del 2024, nell'ambito di un pacchetto di misure di sicurezza approvato dopo il mortale attacco con coltello di Solingen. In quel momento, l'allora ministra federale dell'Interno, Nancy Faeser (SPD), promosse una modifica che permetteva l'esclusione totale dei sussidi una volta stabilito che un altro Stato membro era responsabile e che la persona doveva lasciare il paese.
Il sistema di Dublino e la portata degli interessati
La sentenza della CGUE mette in una posizione scomoda l'attuale ministro dell'Interno, Alexander Dobrindt (CSU), respingendo categoricamente l'approccio tedesco. Il rapporto include informazioni del giornalista Klaus Hempel, del team editoriale per gli affari giuridici della ARD, ed è stato elaborato sulla base di dispacci delle agenzie dpa, AFP ed epd.
Il caso illustra anche le difficoltà pratiche del sistema di Dublino: la Romania ha rifiutato da marzo 2022 l'accettazione di richiedenti asilo nelle procedure di Dublino, adducendo le conseguenze della guerra in Ucraina. Di conseguenza, gli ordini di deportazione verso la Romania non possono generalmente essere eseguiti, il che prolunga il soggiorno degli interessati in Germania e, secondo la logica della CGUE, mantiene vivo il loro diritto ai sussidi nel paese di accoglienza fino all'effettivo trasferimento.
Secondo dati del Ministero dell'Interno tedesco, oltre 900.000 rifugiati la cui domanda è stata respinta vivono attualmente in Germania, la maggior parte con uno status di tolleranza ("Duldung"). Di questi, poco più di 40.000 hanno un obbligo di allontanamento immediato dal paese e si trovavano, almeno in teoria, nell'ambito di applicazione dei tagli ai sussidi ora dichiarati illegali dalla CGUE.
Il Tribunale Sociale di Würzburg aveva respinto in prima istanza la domanda del cittadino afghano contro i tagli applicati dal distretto di Schweinfurt. Tuttavia, il Tribunale Statale del Lavoro della Baviera l'ha accolta in appello, non riscontrando alcuna condotta illecita da parte dell'interessato. L'amministrazione di Schweinfurt ha quindi ricorso al Tribunale Federale del Lavoro, che nutriva dubbi sulla compatibilità della Legge tedesca sui sussidi ai richiedenti asilo (Asylbewerberleistungsgesetz) con il diritto europeo e