La Commissione UE fa causa all'Ungheria per il tetto ai margini dei supermercati
Bruxelles, 08 luglio 2026
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Summary
La Commissione UE ha presentato ricorso contro l'Ungheria perché il governo ungherese ha limitato al dieci e al quindici per cento i margini commerciali per determinati prodotti alimentari e articoli di drogheria, colpendo soprattutto i rivenditori stranieri. La restrizione era stata prorogata a tempo indeterminato ad aprile e, secondo quanto riferito dal rivenditore Spar, riguarda circa 700 prodotti.
Bruxelles, 08 luglio 2026
La Commissione UE ha presentato mercoledì un ricorso presso la Corte di giustizia europea contro l'Ungheria, perché il governo ungherese ha fissato un tetto del dieci e del quindici per cento rispettivamente ai margini su alcuni prodotti alimentari e articoli di drogheria, colpendo soprattutto i rivenditori stranieri.
La Commissione europea accusa Budapest di violare il diritto dell'UE con i cosiddetti Margin Caps. La misura ungherese limita al dieci per cento il margine tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita per una selezione di generi alimentari di base e al quindici per cento quello per determinati articoli di drogheria. Secondo la Commissione, a essere colpite sono soprattutto le catene commerciali straniere operanti in Ungheria.
Come comunicato mercoledì dalla Commissione UE, l'Ungheria ha limitato il margine tra prezzi di acquisto e di vendita "a un livello così basso" che le imprese "non sono più in grado di coprire i propri costi". L'autorità di Bruxelles vi ravvisa una violazione della libera circolazione delle merci e del principio di non discriminazione nel mercato interno.
Oggetto della controversia
Il rivenditore austriaco Spar, che gestisce in Ungheria una delle più grandi catene straniere di generi alimentari, ha accolto con favore la decisione. "Chiediamo nuovamente all'Ungheria di abolire senza indugio le limitazioni ai margini e l'imposta speciale", ha dichiarato all'agenzia di stampa APA il manager di Spar Peter Manhartsberger. La limitazione provocherebbe "enormi danni economici" alle imprese colpite.
Dal punto di vista di Spar, la normativa ungherese costituisce un'ingerenza nella libera concorrenza. La catena commerciale quantifica in circa 30 milioni di euro il danno proprio subito lo scorso anno a causa del tetto ai margini, cui si aggiunge un'imposta speciale ungherese sui supermercati pari a circa 80 milioni di euro l'anno. Complessivamente, secondo i dati del gruppo, oltre 700 prodotti di Spar sono interessati dalla normativa.
Contesto: perché l'UE presenta ricorso
Il governo ungherese aveva introdotto i Margin Caps originariamente nel 2025 e li aveva prorogati a tempo indeterminato nell'aprile 2026. Anche il nuovo governo guidato dal primo ministro Péter Magyar mantiene le restrizioni. La misura resta quindi in vigore al di là di un cambio della configurazione politica a Budapest.
Secondo la rappresentazione di Budapest, la misura ha lo sfondo di mantenere bassi i prezzi al consumo per i generi alimentari di base e gli articoli di drogheria. I critici vi vedono tuttavia uno strumento di politica economica che penalizza deliberatamente i gruppi internazionali e limita l'accesso al mercato in Ungheria. La Commissione UE aveva inviato nel giugno 2025 una prima lettera di messa in mora al governo ungherese e nel dicembre 2025 aveva ricevuto le osservazioni, prima di scegliere ora il ricorso alla Corte di giustizia europea.
Le conseguenze economiche per Spar
Con il ricorso, secondo gli osservatori, aumenta la pressione politica su Budapest. "Il rischio di responsabilità statale dell'Ungheria diventa drasticamente più elevato con ogni sentenza della Corte di giustizia europea e con ogni giorno in cui i Margin Caps e l'imposta speciale restano in vigore", cita l'APA da ambienti che valutano la vicenda. Se la Corte dovesse pronunciarsi a favore della Commissione, all'Ungheria incombono pesanti sanzioni pecuniarie.
Il governo ungherese non ha finora reagito pubblicamente al ricorso. Gli osservatori a Bruxelles si aspettano tuttavia che Budapest difenderà politicamente la misura e punterà al contempo a ritardare il procedimento. Fino a una sentenza della Corte di giustizia europea, che per esperienza può richiedere diversi anni, la normativa ungherese resta formalmente in vigore.
Dimensione politica e giuridica
Anche all'interno dell'UE resta controverso fino a che punto possano spingersi le ingerenze nazionali nella formazione dei prezzi. Mentre le associazioni di tutela dei consumatori in diversi Stati membri difendono i margini ridotti in considerazione dell'inflazione, le organizzazioni economiche considerano la libera formazione dei prezzi un elemento cardine del mercato interno. Il ricorso della Commissione potrebbe quindi avere un effetto segnaletico che va oltre il singolo caso ungherese.
Per le catene commerciali attive in Ungheria, l'incertezza prolungata rappresenta soprattutto un onere economico. Spar ha annunciato che continuerà a esaurire i propri strumenti legali e ha richiamato una precedente sentenza sui cosiddetti sconti obbligatori. Anche quel procedimento era stato perso dal gruppo davanti ai tribunali ungheresi, ma ciò viene considerato un argomento aggiuntivo a sostegno della posizione di Bruxelles.
La rilevanza economica della controversia va quindi oltre il conflitto bilaterale tra Vienna, Budapest e Bruxelles. L'esito del procedimento è considerato un test decisivo per verificare se la Commissione UE valuterà in futuro in modo più rigoroso le ingerenze nazionali sui prezzi alla luce delle regole del mercato interno. Se la Corte di giustizia europea dovesse annullare la normativa ungherese, ciò potrebbe avere effetti diretti su iniziative analoghe in altri Stati membri.
Parallelamente al ricorso proseguono i negoziati politici sull'orientamento futuro della politica europea della concorrenza. Anche in tale contesto si pone la questione di entro quale misura i governi nazionali possano intervenire a tutela dei consumatori in mercati finora riservati alla concorrenza tra gli Stati membri.
Come si prosegue
Nel complesso, gli osservatori a Bruxelles si attendono che il procedimento dinanzi alla Corte di giustizia europea continuerà a gravare sul rapporto tra la Commissione UE e il governo ungherese. Il governo ungherese aveva già criticato indirettamente il ricorso in via preventiva; al momento della presentazione non sono ancora pervenute dichiarazioni ufficiali da Budapest.
Indipendentemente dall'esito del procedimento, resta per ora aperto se il governo ungherese manterrà i Margin Caps o li ritirerà. Spar ha annunciato che continuerà a impegnarsi per la fine delle restrizioni e a seguire da vicino gli sviluppi politici a Budapest.
Gli osservatori vedono nella decisione della Commissione un punto di svolta nel modo di trattare le ingerenze nazionali sui prezzi e si attendono una linea attenta ma al contempo chiara della Corte di giustizia europea.
I prossimi mesi mostreranno quali ulteriori passi giuridici intraprenderà la Commissione UE e come il governo ungherese reagirà al ricorso formale. Per i rivenditori stranieri in Ungheria la situazione economica resta tesa fino a una sentenza.
Questions & Answers
Di cosa si tratta nella controversia tra l'UE e l'Ungheria?
La Commissione UE accusa l'Ungheria di aver fissato un tetto ai margini commerciali per determinati prodotti alimentari e articoli di drogheria, colpendo soprattutto i rivenditori stranieri, rispettivamente al dieci e al quindici per cento, violando così il diritto del mercato interno. La misura è stata introdotta nel 2025 e prorogata a tempo indeterminato in aprile.
Quali conseguenze ha il tetto ai margini per il rivenditore Spar?
Secondo i dati del gruppo, il danno economico dovuto al tetto ai margini ammonta a circa 30 milioni di euro l'anno, cui si aggiunge un'imposta speciale ungherese sui supermercati pari a circa 80 milioni di euro. In Spar oltre 700 prod
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