Israele nella lista nera ONU 2026 per violenza sessuale | quotidiano360
Israele rompe con l’ufficio di Guterres dopo l’inserimento nella lista nera ONU per violenza sessuale
NEW YORK — Israele ha annunciato giovedì l’immediata interruzione dei contatti con l’ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, in segno di protesta per la decisione di inserire le forze di sicurezza israeliane in una “lista nera” globale relativa alla violenza sessuale nei conflitti.
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Summary
Israele interrompe i rapporti con l’ufficio del Segretario Generale dell’ONU António Guterres dopo essere stato inserito nella lista nera per violenza sessuale nei conflitti. L’ambasciatore Danny Danon ha definito la decisione “un’oltraggiosa campagna” contro il suo Paese, mentre il rapporto cita “informazioni credibili” su abusi contro detenuti palestinesi.
NEW YORK — Israele ha annunciato giovedì l’immediata interruzione dei contatti con l’ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, in segno di protesta per la decisione di inserire le forze di sicurezza israeliane in una “lista nera” globale relativa alla violenza sessuale nei conflitti.
L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, ha annunciato giovedì la rottura delle relazioni con l’ufficio del Segretario Generale António Guterres, una reazione immediata all’inserimento delle forze armate e di sicurezza israeliane in un rapporto annuale delle Nazioni Unite che documenta la violenza sessuale nei conflitti in tutto il mondo.
La decisione, comunicata da Danon sulla piattaforma X, segue la pubblicazione di un rapporto di 35 pagine che include per la prima volta in oltre quindici anni le forze israeliane in una lista di 77 parti governative e non governative sospettate di aver commesso o di essere responsabili di violenza sessuale. “La decisione di inserire Israele in una lista nera e accusarci di usare la violenza sessuale come arma di guerra è una decisione oltraggiosa”, ha dichiarato Danon.
L’ambasciatore ha precisato che la misura resterà in vigore fino alla scadenza del mandato di Guterres, prevista per la fine dell’anno. “Abbiamo abbastanza di questo Segretario Generale”, ha aggiunto Danon, segnando un nuovo punto di rottura in una relazione già profondamente compromessa.
I dettagli del rapporto e le accuse
Il rapporto del Segretario Generale, condiviso dalla missione israeliana all’ONU nella tarda serata di giovedì prima della sua prevista pubblicazione venerdì, contiene accuse dettagliate e gravi. Secondo il documento, le Nazioni Unite hanno verificato nel 2025 diversi casi di violenza sessuale legata al conflitto, con un numero di episodi in forte aumento rispetto all’anno precedente.
Le vittime verificate sarebbero state 14 uomini, sette donne, nove ragazzi e una ragazza, provenienti dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania. Il rapporto afferma che “stupri e stupri di gruppo, in alcuni casi ripetuti, sono stati perpetrati su nove vittime, la maggioranza delle quali proveniva dalla Striscia di Gaza”.
Il testo elenca una serie di abusi che include “stupri, anche con oggetti, stupri di gruppo, tentati stupri, violenza fisica contro i genitali, colpi mirati ai genitali”. Il Segretario Generale Guterres ha denunciato l’esistenza di “informazioni credibili su violazioni delle forze armate e di sicurezza israeliane contro palestinesi in diverse prigioni, un campo di internamento e una base militare”, che hanno sollevato “notevoli preoccupazioni riguardo ai modelli di certe forme di violenza sessuale”.
La reazione israeliana e l’interruzione dei contatti
La risposta di Israele è stata immediata e durissima. Oltre all’annuncio di Danon, il portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein, ha definito la decisione dell’ONU “vergognosa e assurda”. Marmorstein ha attaccato frontalmente l’organizzazione, definendola “un’istituzione politicizzata e corrotta che ha abbandonato i suoi principi fondanti e ha fatto della persecuzione sistematica e mirata di Israele il suo compito prioritario”.
Danon ha inoltre accusato le Nazioni Unite di aver rifiutato l’invito a verificare le accuse sul posto. “Abbiamo invitato i rappresentanti dell’ONU a venire in Israele per verificare queste ridicole accuse, ma hanno deciso di non venire e hanno invece proseguito la loro campagna contro Israele”, ha affermato. L’ambasciatore ha parlato di una “campagna” contro il suo Paese, aggiungendo: “Quando i fatti non corrispondono all’immagine, all’ONU si cambia semplicemente la rappresentazione”.
Il Ministero degli Esteri israeliano ha bollato le accuse come “infondate” e prive di base fattuale. Secondo i media israeliani, a essere inserito nella lista per il 2026 è stato il Servizio penitenziario israeliano.
Il contesto del conflitto e le accuse reciproche
Il rapporto non riguarda esclusivamente Israele. La lista include anche i militanti di Hamas, già inseriti nella lista nera dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele, che ha scatenato la guerra a Gaza. Secondo il documento, durante quell’assalto Hamas ha utilizzato la violenza sessuale come arma di guerra, compiendo stupri, stupri di gruppo e abusi sugli ostaggi.
L’attacco di Hamas aveva causato, secondo fonti israeliane, più di 1.200 vittime. La successiva operazione militare israeliana nel territorio palestinese ha provocato, secondo cifre fornite dalle autorità di Hamas e non verificabili in modo indipendente, oltre 72.000 morti. Dopo due anni di guerra, nell’ottobre 2025 è entrata in vigore una tregua mediata in larga misura dagli Stati Uniti.
Anche la Russia è stata aggiunta alla lista nera, che comprende decine di attori statali e non statali accusati di aver perpetrato violenza sessuale “sistematica” nei conflitti. Già nell’agosto dello scorso anno, Guterres aveva avvertito sia Israele che la Russia di una possibile inclusione nel rapporto.
I precedenti e le indagini mancate
L’inserimento nella lista nera non giunge inaspettato. Nell’agosto precedente, il Segretario Generale aveva messo in guardia Israele sul rischio di finire nel rapporto del 2026 se non fossero state adottate misure per porre fine a tutti gli atti di violenza sessuale. Parallelamente, la Rappresentante speciale del Segretario Generale per la violenza sessuale nei conflitti, Pramila Patten, nel gennaio 2025 aveva condizionato l’indagine sui crimini di guerra commessi da Hamas il 7 ottobre 2023 alla possibilità di esaminare anche le accuse di violenza sessuale contro detenuti palestinesi da parte di soldati israeliani.
Israele aveva respinto qualsiasi indagine su queste accuse. Organizzazioni come “Medici per i Diritti Umani Israele” (Physicians for Human Rights Israel) avevano denunciato la detenzione senza accusa di centinaia di operatori sanitari di Gaza e il loro maltrattamento in strutture di detenzione israeliane, inclusi abusi sessuali.
Le Nazioni Unite avevano già parlato nell’ultimo anno di “informazioni credibili” su violenze sessuali da parte delle forze di sicurezza israeliane contro detenuti palestinesi, sottolineando il rifiuto di concedere l’accesso agli ispettori dell’ONU.
Una relazione ai minimi storici
Le relazioni tra Israele e le Nazioni Unite hanno toccato il punto più basso dalla guerra di Gaza. Già nell’ottobre 2024, Israele aveva dichiarato Guterres “persona non grata”, rendendolo di fatto non più benvenuto nel Paese. Un gesto dal forte valore simbolico, considerando che lo Stato ebraico deve la sua stessa nascita a una risoluzione dell’ONU del 1947.
Nonostante le tensioni, un’uscita di Israele dalle Nazioni Unite è considerata improbabile. Il portavoce di Guterres, Stéphane Dujarric, ha reagito con cautela all’annuncio della rottura dei contatti: “Abbiamo preso atto delle dichiarazioni. Da parte nostra, la porta del Segretario Generale rimane aperta”.