Ken Paxton vince primarie Texas 2026 con 62% dei voti | quotidiano360
Il trumpiano Ken Paxton trionfa nelle primarie repubblicane in Texas e ora punta al Senato
WASHINGTON – Il 27 maggio 2026, Ken Paxton, sostenuto da Donald Trump, ha sconfitto il senatore uscente John Cornyn nelle primarie repubblicane per il seggio del Texas al Senato degli Stati Uniti.
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Summary
Ken Paxton, fedelissimo di Donald Trump, ha sconfitto nettamente il senatore uscente John Cornyn nelle primarie repubblicane del Texas per il Senato. La vittoria di Paxton, figura controversa e sopravvissuta a un impeachment, apre ora la strada a una sfida elettorale ad alto rischio contro il democratico James Talarico a novembre.
WASHINGTON – Il 27 maggio 2026, Ken Paxton, sostenuto da Donald Trump, ha sconfitto il senatore uscente John Cornyn nelle primarie repubblicane per il seggio del Texas al Senato degli Stati Uniti.
Con il decisivo sostegno dell’ex presidente Donald Trump, il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle primarie repubblicane di martedì per il seggio senatoriale dello Stato, sconfiggendo il senatore in carica da lungo tempo John Cornyn e rimodellando la corsa per il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato.
Fox News e la CNN hanno dichiarato Paxton vincitore immediatamente dopo la chiusura delle urne, con calcoli indipendenti che gli attribuiscono circa il 62 percento dei voti, pari a circa due terzi dell’elettorato repubblicano. La vittoria rappresenta il più recente successo nella campagna di Trump per epurare dal partito i repubblicani che hanno osato criticarlo, dopo che sfidanti allineati con l’ex presidente avevano già estromesso membri del Congresso in carica in Kentucky e Louisiana.
L’endorsement decisivo di Trump
L’ex presidente Donald Trump aveva pubblicamente appoggiato Paxton appena una settimana prima del voto, definendolo un “vero guerriero MAGA che ha SEMPRE dato risultati per il Texas”. Durante la sua celebrazione per la vittoria, Paxton ha ringraziato Trump, affermando che il suo sostegno è “la forza più potente” per un candidato e che l’ex presidente non lo ha “lasciato cadere”.
L’endorsement è arrivato all’ultimo momento prima del ballottaggio, ma si è rivelato determinante in una competizione che ha stabilito un nuovo record di spesa, con oltre 120 milioni di dollari investiti nella campagna, principalmente in pubblicità televisiva. Il campo di Trump aveva accusato Cornyn di aver votato con i democratici al Congresso a favore di un controllo più severo sulle armi, bollandolo come “sleale” per le sue occasionali critiche passate all’ex presidente.
La sconfitta di Cornyn, 74 anni e senatore dal 2002, un tempo considerato un possibile leader del Senato, segna la fine di una carriera congressuale di lunga data. Lui e altri repubblicani sconfitti da lealisti di Trump rimarranno comunque al Congresso fino al prossimo gennaio.
Un candidato tra scandali e controversie
Ken Paxton, 63 anni, è una delle figure più controverse del Partito Repubblicano. Eletto procuratore generale del Texas nel 2014, ha costruito la sua carriera su politiche intransigenti in materia di immigrazione, opposizione all’aborto e ai diritti LGBTQ, e innumerevoli azioni legali contro le amministrazioni federali di Barack Obama e Joe Biden, inclusa la contestazione dell’Obamacare.
La sua ascesa politica è stata però costellata di scandali. Paxton è stato incriminato per frode finanziaria e abuso d’ufficio, e ha dovuto affrontare accuse di corruzione, concussione e nepotismo. Nel 2023 è sopravvissuto a un procedimento di impeachment in cui numerosi colleghi di partito avevano votato a favore della sua rimozione, accusandolo di corruzione e ostacolo alla giustizia. Il Senato del Texas gli impedì infine di essere costretto a dimettersi da procuratore generale.
Le indagini hanno rivelato che un amico e grande donatore lo aveva aiutato e che in cambio Paxton aveva fornito assistenza politica e legale a quel donatore. La sua vita privata è stata ugualmente turbolenta: il suo matrimonio è finito dopo una relazione extraconiugale collegata proprio alle accuse di corruzione. Paxton e la moglie avevano fondato una chiesa e hanno quattro figli insieme.
La battaglia per il controllo del Congresso
La vittoria di Paxton nelle primarie repubblicane lo proietta verso le elezioni generali di metà mandato del 3 novembre, dove affronterà il candidato democratico James Talarico, 37 anni. L’esito di questa corsa potrebbe determinare quale partito controllerà la maggioranza al Senato degli Stati Uniti.
I repubblicani detengono attualmente una maggioranza molto risicata in entrambe le camere del Congresso. Se i democratici guadagnassero tre seggi al Senato, otterrebbero la maggioranza nella camera alta. È inoltre considerato altamente probabile che i democratici conquistino la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. Negli ultimi anni, il Partito Repubblicano ha già perso tre seggi al Senato perché Trump aveva appoggiato candidati leali ma controversi.
Molti repubblicani sono scettici sulla candidatura di Paxton, temendo che i suoi scandali possano allontanare gli elettori in autunno. I democratici vedono un’opportunità concreta di vincere il seggio in Texas, uno Stato che non manda un democratico al Senato da oltre sessant’anni, nonostante Trump abbia vinto in Texas nel 2024 con quasi 14 punti percentuali di scarto.
La ridefinizione dei distretti elettorali e il gerrymandering
Mentre si combatteva la battaglia delle primarie in Texas, in altri Stati proseguiva il conflitto sulla ridefinizione dei distretti elettorali. In South Carolina, martedì i senatori statali hanno bloccato una nuova mappa elettorale che avrebbe probabilmente assegnato al partito di Trump tutti e sette i seggi dello Stato alla Camera dei Rappresentanti. Diversi senatori repubblicani si sono uniti ai democratici per opporsi al piano di redistricting. Attualmente i repubblicani detengono sei dei sette seggi della South Carolina.
In Alabama, un tribunale ha bloccato una mappa elettorale disegnata dai repubblicani che avrebbe dato al partito un vantaggio in sei dei sette distretti congressuali dello Stato. La corte ha stabilito che il piano di redistricting dell’Alabama discrimina intenzionalmente gli elettori neri, distribuendoli in diversi distretti per “diluire i loro voti – almeno in parte perché sono neri”. Il tribunale ha ordinato all’Alabama di continuare a utilizzare la mappa elettorale esistente, con la quale dopo le ultime elezioni lo Stato ha inviato alla Camera cinque repubblicani e due democratici.
La pratica della ridefinizione dei distretti a fini politici, nota negli Stati Uniti come gerrymandering, avviene normalmente ogni dieci anni dopo il censimento, con il prossimo ciclo in programma nel 2030. Nuove mappe o progetti di mappa sono stati introdotti anche in Texas, Florida, Oklahoma, Tennessee, North Carolina e Ohio da parte repubblicana, mentre i democratici hanno perseguito la ridefinizione in California e Virginia.
Un Congresso in tensione
Le primarie in Texas si inseriscono in un clima di forte tensione al Congresso, dove la scorsa settimana i senatori hanno aggiornato anticipatamente i lavori per una pausa di una settimana senza completare l’ordine del giorno. Alcuni membri repubblicani del Congresso hanno bloccato disegni di legge finanziari perché si opponevano a un fondo previsto per le “vittime della giustizia sotto Biden”.
L’intera Camera dei Rappresentanti e parte del Senato saranno rinnovati il 3 novembre. Con la vittoria di Paxton, Trump consolida la sua strategia di rimozione dei repubblicani a lui non graditi, ma al tempo stesso impone al partito un candidato il cui passato giudiziario e personale rappresenta un’incognita enorme per le elezioni generali. La posta in gioco è il controllo del Congresso, e il Texas, tradizionale roccaforte repubblicana, potrebbe trasformarsi in un inaspettato campo di battaglia.
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