Deutscher Filmpreis 2026: "In die Sonne schauen" vince 10 | quotidiano360
Il dramma "In die Sonne schauen" trionfa al Deutscher Filmpreis con dieci Lola, Senta Berger premiata a 85 anni
BERLINO – La notte del Deutscher Filmpreis 2026 ha consacrato il dramma "In die Sonne schauen" di Mascha Schilinski, che ha dominato la cerimonia conquistando dieci ambiti riconoscimenti, tra cui la Goldene Lola per il miglior film.
Martin Kraft / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0
Summary
Il dramma "In die Sonne schauen" di Mascha Schilinski ha trionfato al Deutscher Filmpreis 2026 aggiudicandosi dieci premi, tra cui la Goldene Lola per il miglior film. Senta Berger, a 85 anni, ha ricevuto il premio come migliore attrice protagonista per la sua interpretazione in "Ach, diese Lücke, diese entsetzliche Lücke", diretto dal figlio Simon Verhoeven.
BERLINO – La notte del Deutscher Filmpreis 2026 ha consacrato il dramma "In die Sonne schauen" di Mascha Schilinski, che ha dominato la cerimonia conquistando dieci ambiti riconoscimenti, tra cui la Goldene Lola per il miglior film.
La 75ª edizione del Deutscher Filmpreis, tenutasi venerdì sera presso il Funkturm di Berlino, ha visto il dramma "In die Sonne schauen" di Mascha Schilinski conquistare il premio più ambito, la Goldene Lola per il miglior film, in una serata che ha celebrato il cinema tedesco tra trionfi annunciati, momenti di intensa commozione familiare e profonde riflessioni sul patrimonio cinematografico.
Il dominio di "In die Sonne schauen" e gli altri vincitori
La pellicola di Mascha Schilinski si è imposta come la grande trionfatrice della serata, raccogliendo un totale di dieci riconoscimenti. Un risultato che l'ha resa l'assoluta protagonista di una competizione che, similmente al meccanismo degli Oscar statunitensi, ha visto esprimersi il voto dei circa 2.400 membri della Deutsche Filmakademie.
La Lola d'argento è stata assegnata al thriller politico "Gelbe Briefe" del regista İlker Çatak, mentre la Lola di bronzo è andata alla commedia tragicomica "Ach, diese Lücke, diese entsetzliche Lücke", il film che ha segnato il ritorno sul grande schermo di Senta Berger sotto la direzione del figlio Simon Verhoeven.
Nelle categorie riservate alla recitazione, August Diehl ha ricevuto il premio come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film "Das Verschwinden des Josef Mengele". Per i ruoli da non protagonista, la giuria ha premiato Michael Wittenborn, partner cinematografico della Berger nella pellicola diretta da Verhoeven.
La serata ha visto riconoscimenti anche per il miglior documentario, assegnato a "Siri Hustvedt - Dance Around the Self", e per il miglior film per bambini, con la Lola che è andata a "Zirkuskind". Un premio speciale per il film di maggior successo al botteghino è stato consegnato a Michael "Bully" Herbig per "Das Kanu des Manitu".
L'emozione di Senta Berger e la regia del figlio
Il momento più carico di pathos umano e familiare della cerimonia è stato senza dubbio il riconoscimento a Senta Berger. L'attrice, 85 anni, è stata insignita del premio come migliore attrice protagonista per il suo ruolo nella trasposizione cinematografica del libro "Ach, diese Lücke, diese entsetzliche Lücke", diretta da suo figlio Simon Verhoeven. Nel film, l'attrice interpreta la nonna del protagonista Joachim.
La particolarità del set, con un regista che dirigeva la propria madre, è stata al centro del discorso di ringraziamento. Il regista ha scherzato su questa dinamica anomala, raccontando al pubblico: "Wenn man mit seiner Mutter einen Film dreht, so führt das natürlich dazu, dass man als Regisseur am Set ständig 'Mama' sagt." Ha poi aggiunto, con un sorriso, una riflessione sull'autorità registica: "Was nicht unbedingt ideal ist oder autoritätsfördernd, aber in diesem Fall war es ganz wunderbar."
La commozione ha raggiunto il culmine quando Simon Verhoeven ha ricordato il momento della nomination, trasformato in un dolce rimprovero affettuoso: "Mama, ich gratuliere dir zu deiner allerersten Nominierung für den Deutschen Filmpreis mit 85 Jahren." Subito dopo l'annuncio della vittoria, il regista ha suggellato il momento con un bacio sulla guancia della madre.
"Ho visto un'altra donna": il tributo di un figlio alla madre attrice
Salendo sul palco prima della premiazione, Simon Verhoeven aveva già offerto un ritratto intimo e professionale della madre, spiegando le ragioni profonde della sua scelta artistica. Aveva motivato la decisione di scritturarla con una sincerità disarmante: l'aveva scelta semplicemente perché era la migliore attrice per quella parte.
Il regista ha poi descritto l'esperienza unica di osservare sua madre trasformarsi in un personaggio, rivelando una prospettiva inedita sul suo talento. Le sue parole hanno dipinto un quadro di scoperta e rinnovata ammirazione: "Ich habe eine andere Frau gesehen, eine Frau, die mir fremd war und die mir trotzdem so nahe kam."
Il tributo è proseguito con un'intensa dichiarazione personale, in cui il figlio ha elencato le qualità umane e artistiche emerse con forza durante la lavorazione: "Ich habe deine Verletzlichkeit gesehen, deine Empfindsamkeit, deinen Humor, dein Herz, aber in einer neuen Form, einer neuen Hülle, einem neuen Rhythmus, einem anderen Menschen."
Visibilmente sopraffatta dall'emozione per il premio e per le parole del figlio, Senta Berger ha preso la parola con la voce rotta dalla commozione. Le sue prime parole sono state un frammento di felicità sospesa: "Ich bin erst morgen glücklich." Ha poi cercato di spiegare la tempesta di sentimenti che la stava travolgendo, aggiungendo con semplicità: "Ich bin aber aufgeregt." Infine, quasi a scusarsi per la difficoltà di esprimersi in un momento così intenso, ha confessato: "Heute ist es einfach zu viel."
Wim Wenders, il premio alla carriera e il dilemma del patrimonio cinematografico
Un altro momento di grande intensità è stato il conferimento del premio onorario della Deutsche Filmakademie al regista Wim Wenders, accolto da una standing ovation. L'autore di capolavori come "Perfect Days" e "Paris, Texas" ha scelto di non limitarsi a un discorso di circostanza, ma di portare sul palco una questione etica e professionale spinosa che lo riguarda personalmente.
Wenders ha parlato di una controversa scena di nudo presente nel suo film "Falsche Bewegung" del 1975. In quella pellicola, l'attrice Nastassja Kinski, all'epoca appena tredicenne, appare a torso nudo. Il regista, oggi ottantenne, ha ammesso senza esitazioni il suo ripensamento: "Das würde ich heute nie mehr so machen."
Il regista ha contestualizzato la sua riflessione in un quadro di evoluzione personale e sociale, affermando: "Ich weiß heute mehr, viel mehr. Es gibt andere Sensibilitäten, wir leben in einer völlig anderen Welt als vor 50 Jahren." Ha definito la vicenda un capitolo difficile della sua vita.
La questione non è solo un privato rimpianto. Secondo quanto riportato dalla "Süddeutsche Zeitung", Nastassja Kinski sta cercando da anni di far rimuovere quella scena dal film. In una recente intervista al quotidiano, l'attrice ha dichiarato: "Obwohl ich mit 13 noch nicht so viel wusste, habe ich schon gemerkt, dass das nicht in Ordnung war."
Wenders ha quindi posto al pubblico di professionisti del cinema un interrogativo che lo tormenta e per il quale ha ammesso di sentirsi solo e incerto: "Wie geht man mit Filmerbe um?" Ha chiesto se sia lecito e doveroso tagliare una scena quando questa causa sofferenza a un'attrice che lui stesso ha dichiarato di aver "molto ammirato e di ammirare tuttora".
La sua riflessione si è spinta fino alle possibili, dirompenti conseguenze di una sua decisione. "Kann man einen Film im Nachhinein