ORF 2027: Larcher promette 100 milioni di tagli, Pig | quotidiano360
Corsa alla guida dell'ORF: l'americano Larcher promette tagli per 100 milioni, Pig resta favorito
VIENNA — La scadenza per le candidature alla direzione generale dell'ORF ha delineato un campo di sfidanti ampio e variegato, con il manager statunitense Johannes Larcher che irrompe sulla scena promettendo una drastica cura dimagrante da 100 milioni di euro all'anno, mentre Clemens Pig, amministratore delegato dell'APA, si conferma il nome in pole position per la successione a partire dal 2027.
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Summary
Johannes Larcher, manager con esperienza internazionale, ha presentato la sua candidatura per la guida dell'ORF puntando su indipendenza e un piano di risparmi da 100 milioni di euro annui. Clemens Pig, CEO dell'APA, rimane il favorito in un lotto di candidati che include anche Markus Breitenecker e Kathrin Zierhut-Kunz.
VIENNA — La scadenza per le candidature alla direzione generale dell'ORF ha delineato un campo di sfidanti ampio e variegato, con il manager statunitense Johannes Larcher che irrompe sulla scena promettendo una drastica cura dimagrante da 100 milioni di euro all'anno, mentre Clemens Pig, amministratore delegato dell'APA, si conferma il nome in pole position per la successione a partire dal 2027.
La corsa per la poltrona di direttore generale dell'ORF, il più grande conglomerato mediatico austriaco con 1,1 miliardi di euro di fatturato e 4.000 dipendenti, è entrata nel vivo con la chiusura del termine per la presentazione delle candidature.
Tra i nomi nuovi spicca quello di Johannes Larcher, manager statunitense con decenni di esperienza in ruoli di leadership internazionale nel settore dello streaming. Larcher ha scelto un approccio netto, puntando sulla sua estraneità agli equilibri politici austriaci. "Meine Unabhängigkeit ist nicht nur ein Versprechen – sie ist meine Stärke. Ich stehe für einen ORF, der niemandem verpflichtet ist außer seinem Publikum und dem österreichischen Gemeinwohl", ha dichiarato in un comunicato. Il suo piano strategico si articola su cinque pilastri e, per blindare l'indipendenza redazionale, propone la creazione di una direzione dell'informazione autonoma. Sul fronte finanziario, Larcher ha annunciato un obiettivo ambizioso: ottenere risparmi annuali per 100 milioni di euro attraverso una drastica semplificazione amministrativa e l'impiego dell'intelligenza artificiale, una mossa che ritiene necessaria alla luce del calo degli introiti pubblicitari.
Il favorito e lo schieramento dei candidati
Clemens Pig, attuale CEO dell'agenzia di stampa APA, è considerato dagli addetti ai lavori il candidato favorito per la funzione di direttore generale a partire dal 2027. In un'intervista concessa allo STANDARD, Pig ha confermato la sua candidatura per guidare il colosso radiotelevisivo pubblico, respingendo però l'etichetta di prescelto. Ha dichiarato di non aver ricevuto "keine Zusage für die Funktion des ORF-Generals. Weder von der Kanzlerpartei noch von anderen Regierungsparteien noch von einer Oppositionspartei, auch nicht vom lieben Gott".
Pig ha illustrato la sua visione per l'emittente, sintetizzata nel motto "Ein ORF, dem Österreich vertraut". In un comunicato ha motivato così la sua discesa in campo: "Der ORF ist nicht irgendein Medienunternehmen. Er ist eine zentrale demokratische Institution dieses Landes". Ha poi aggiunto: "Ich möchte Verantwortung dafür übernehmen, dass der ORF Vertrauen stärkt, Orientierung gibt und seine besondere Rolle im digitalen Zeitalter konsequent weiterentwickelt". La sua agenda si concentra sulla stabilità economica e sul rafforzamento della fiducia del pubblico. "Der ORF braucht keine Pose der Revolution, aber auch keine bloße Fortsetzung des Gewohnten", ha affermato Pig, "Er braucht Erneuerung mit Vertrauen und Vision – und eine Führung, die entscheidet, erklärt, zuhört und umsetzt."
Insieme a Pig e Larcher, a formare la triade da cui, secondo le attese del settore, uscirà il prossimo vertice dell'ORF, c'è Markus Breitenecker, ex manager di ProSiebenSat.1Puls4, che aveva manifestato il suo interesse già da tempo. Il campo dei candidati è però molto più folto e include anche la caporedattrice delle riviste ORF Lisa Totzauer, la direttrice di ORF 3 Kathrin Zierhut-Kunz e la giornalista Sonja Sagmeister.
Le altre voci e le assenze illustri
Kathrin Zierhut-Kunz, considerata vicina alla FPÖ e tra i massimi dirigenti dell'emittente, ha motivato la sua candidatura sottolineando la sua profonda conoscenza dell'azienda. "Ich das Unternehmen aus langjähriger Führungsverantwortung und genauer Kenntnis seiner Strukturen, Abläufe und Potenziale kenne", ha dichiarato in una nota diffusa dall'APA, aggiungendo: "Mit meiner Kandidatur verbinde ich den Anspruch, den ORF strukturell weiterzuentwickeln und die journalistische Qualität nachhaltig zu stärken." Il suo obiettivo dichiarato è "ein moderner, effizienter und glaubwürdiger ORF, der seinen öffentlich-rechtlichen Auftrag mit Qualität, Relevanz und Verantwortung erfüllt".
Un ingresso a sorpresa è stato quello di Sonja Sagmeister, giornalista che negli ultimi anni ha combattuto una battaglia legale contro l'ORF dopo il suo licenziamento. Il Tribunale regionale superiore di Vienna (OLG) ha stabilito nel 2025, in secondo grado, che il licenziamento era illegittimo. "Ich habe mich entschlossen, nach 30 Jahren als ORF Journalistin für die ORF Generaldirektion mit einem relevanten Mission Statement zu kandidieren - gegen Einfluss von außen und für unabhängigen Journalismus!", ha annunciato Sagmeister in una nota.
Una defezione significativa è quella dell'attuale direttrice generale Ingrid Thurnher, la quale ha fatto sapere di non volersi candidare per il mandato a partire dal 2027. Con una dichiarazione netta, Thurnher ha scritto: "Ich muss nicht taktieren, ich muss nicht tun, was opportun ist". La sua rinuncia ridisegna gli equilibri della competizione, aprendo definitivamente la strada a una nuova leadership.
La sfida finanziaria e il nodo fiducia
Il nuovo direttore generale dovrà affrontare sfide finanziarie imponenti. L'emittente è sotto pressione per un piano del governo che prevede un taglio dei contributi dal bilancio federale tra i 70 e i 90 milioni di euro all'anno. A questo si aggiunge il limite all'adeguamento del canone domestico, fissato fino al 2029. Questa prospettiva, secondo quanto riportato, sta già aumentando la pressione sul Consiglio di fondazione affinché vengano messe in discussione le doppie strutture e si valutino operazioni come l'integrazione di ORF 3, ora in una società controllata, direttamente all'interno della casa madre.
Clemens Pig ha legato la questione finanziaria a quella della legittimazione. Con il passaggio al canone domestico nel 2024, ha spiegato, l'ORF ha bisogno di una nuova forma di legittimazione agli occhi del pubblico. "Und wir müssen ab 2027 einen völlig neuen Publikumsdialog starten", ha affermato. Sul fronte del contenimento dei costi, Pig si è detto pronto a rivedere l'organizzazione, ponendo una domanda retorica su come sia giustificabile la presenza di sette caporedattori.
Un altro tema caldo è quello della credibilità dell'informazione. Pig ha puntato il dito contro le pratiche di produzioni pagate da aziende esterne e trasmesse su ORF 3 come documentari, definendole pratiche "sofort zu beenden". Ha inoltre sottolineato la necessità di respingere con fermezza qualsiasi tentativo di ingerenza politica, in un contesto in cui ÖVP e SPÖ hanno già raggiunto accordi nel 2025 sulle nomine ai vertici della radiotelevisione.
Il processo di selezione e il contesto politico
La selezione del nuovo direttore generale è affidata al Consiglio di fondazione dell'ORF, un organo composto da 35 membri non soggetti a direttive e con carica onoraria. I membri sono nominati dal governo federale (6), dai partiti parlamentari (6), dai Länder (9), dal Cons