Il Consiglio degli Stati respinge per ora l'estensione delle vendite domenicali – il dossier torna al Consiglio nazionale
Berna, 09 giugno 2026
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Summary
Il Consiglio degli Stati ha respinto martedì, con il voto decisivo del presidente Stefan Engler, l'estensione delle vendite domenicali da quattro a dodici all'anno. L'iniziativa cantonale del Canton Zurigo torna così al Consiglio nazionale, che dovrà occuparsene nuovamente.
Berna, 09 giugno 2026
Il Consiglio degli Stati ha respinto martedì, con 21 voti contro 21, un'astensione e il voto decisivo del presidente Stefan Engler (Centro), l'iniziativa cantonale per l'estensione delle vendite domenicali da quattro a dodici all'anno, rinviandola al Consiglio nazionale.
Verdetto risicato al Consiglio degli Stati
Si è così concluso un dibattito, precedentemente controverso per diverse ore di seduta. L'iniziativa cantonale del Canton Zurigo chiedeva un'estensione significativa del numero di vendite domenicali non soggette ad autorizzazione. Il Consiglio federale e le commissioni preconsultive si erano in precedenza espressi a favore della proposta, ma in Consiglio si è formato un'insolita resistenza trasversale ai partiti.
Nella Camera bassa si sono contrapposte argomentazioni economiche a favore di orari di apertura più flessibili e preoccupazioni di carattere sociale. I sostenitori hanno fatto presente che il commercio al dettaglio stazionario soffre già oggi di uno svantaggio competitivo a causa del commercio online e delle possibilità di acquisto negli aeroporti e nelle stazioni. Gli oppositori hanno messo in guardia da ulteriori oneri per il personale di vendita e da una progressiva erosione della domenica come giorno di riposo.
Argomenti dei sostenitori
A favore dell'estensione si è espressa, tra gli altri, Tiana Angelina Moser (GLP, Zurigo), che ha sostenuto la richiesta a nome della commissione preconsultiva e del Canton Zurigo. Ha sostenuto che la domanda di acquisti flessibili esiste già e che l'attuale divieto si limita a dirottarla verso altri canali. I dipendenti non dovrebbero lavorare di più o più a lungo, ma potrebbero semplicemente essere impiegati in più domeniche. Dal suo punto di vista, ciò crea uno svantaggio competitivo per il commercio al dettaglio legato al territorio, se lo shopping online e in viaggio continua a rimanere pienamente possibile.
Una posizione nettamente diversa è stata espressa da Carlo Sommaruga (PS). Ha definito la proposta un «Frontalangriff auf die Arbeitnehmer». Il suo compagno di partito e presidente dell'Unione sindacale Pierre-Yves Maillard (PS, Vaud) si è rivolto ai membri del Consiglio, ricordando che il Parlamento non legifererebbe di domenica, se ciò fosse possibile di lunedì o venerdì. La domenica dovrebbe restare un giorno per riposarsi, godersi la vita familiare e partecipare alla vita sociale.
Argomenti degli oppositori
Anche dalle fila borghesi è arrivata opposizione. Jakob Stark (UDC) ha parlato di una «Sonntagsallianz» e ha descritto la domenica con le parole «Erholung, Auswärtsessen, Freizeit, Beziehungen». Andrea Gmür-Schönenberger (Centro, Lucerna), che in linea di principio è favorevole a una liberalizzazione degli orari di apertura, ha tuttavia respinto il progetto in votazione. Ha definito la domenica una «Atempause unserer Gesellschaft», alla quale non si dovrebbe rinunciare.
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin aveva sostenuto l'estensione in Consiglio. Aveva argomentato in chiave federalista: i Cantoni potrebbero decidere autonomamente se e in quale misura consentire ulteriori vendite domenicali. Non sempre dovrebbero essere gli stessi dipendenti a lavorare di domenica. La Camera alta e le commissioni preconsultive si erano anch'esse espresse a favore del progetto, così come la maggioranza dei Cantoni, come risultava dalla proposta del Consiglio federale.
Nel merito, il dibattito ha ruotato anche attorno agli effetti concreti sul personale di vendita. Jositsch, che in quanto consigliere agli Stati zurighese si è opposto all'iniziativa del suo stesso Cantone, ha avvertito che più vendite domenicali farebbero aumentare i costi senza incrementare i ricavi, danneggiando in particolare i piccoli negozi. «Ich stelle mich natürlich ungern gegen eine Initiative meines Kantons», ha detto. Dal suo punto di vista, il liberale nel suo modo di intendere la politica non è legato all'economia, ma all'interpretazione dei valori sociali: «Das Liberale bezieht sich nicht auf den Liberalismus, sondern darauf, wie man die sozialen Werte auslegt: liberal halt.»
Jositsch contro l'iniziativa zurighese
Nel suo intervento, Jositsch ha inoltre scelto un'immagine tratta dalla quotidianità del centro di Zurigo. Ha detto di aver recentemente vissuto praticamente in Bahnhofstrasse. «Dort gibt es keine speziellen Läden mehr», ma solo catene come Prada e Chanel. Ha così ripreso un argomento sollevato contro l'estensione delle vendite domenicali: che i piccoli negozi e quelli gestiti dai proprietari soffrirebbero in modo particolare delle domeniche aggiuntive.
Lo sfondo del dibattito è una decisione presa dal Consiglio degli Stati il martedì precedente, con 22 voti contro 21 e un'astensione, di non entrare nemmeno in materia su un progetto della propria Commissione dell'economia sulle vendite domenicali. Anche in questa votazione la maggioranza è stata risicata. La commissione aveva argomentato prevalentemente in chiave economica: l'economia svizzera è fortemente colpita dalle crisi, orari di apertura più flessibili potrebbero aumentare la performance economica.
Studio e premesse
Uno studio della Scuola universitaria professionale di Berna, discusso anch'esso martedì, mostra che l'esaurimento è particolarmente marcato tra i dipendenti del commercio al dettaglio e colpisce in misura sproporzionata le donne. Il PS Svizzera aveva in precedenza sottolineato che la popolazione di diversi Cantoni aveva già respinto un'estensione degli orari di apertura dei negozi.
Nella votazione finale di martedì il risultato in Consiglio degli Stati è stato estremamente risicato, con 21 voti contro 21 e un'astensione. Il presidente del Consiglio degli Stati, Stefan Engler (Centro), ha fatto pendere la bilancia con il suo voto contro l'iniziativa. Il dossier non è quindi archiviato: torna al Consiglio nazionale, che dovrà occuparsene nuovamente. Se anche il Consiglio nazionale dovesse respingere il progetto, il Consiglio degli Stati prenderà una decisione definitiva – e potrà respingere ancora una volta l'estensione a dodici vendite domenicali.
La situazione di partenza resta dunque aperta. Le associazioni economiche e gli ambienti vicini al turismo, che premono per orari di acquisto più flessibili, si ritrovano per ora dalla parte dei perdenti dopo il voto decisivo. Sindacati, organizzazioni ecclesiali, parte della sinistra politica e singole voci borghesi hanno formato, con l'alleanza tra PS, Verdi, Centro e UDC, un'insolita coalizione contro il progetto.
Effetti politici collaterali
Sul piano politico, il dibattito porta movimento anche ai margini. Il PS zurighese aveva deciso, circa una settimana e un giorno e mezzo prima del martedì in questione, di non riproporre la candidatura dell'attuale consigliere agli Stati Daniel Jositsch per le elezioni al Consiglio degli Stati del prossimo anno. Il giovedì successivo, quindi dopo la votazione, Jositsch ha annunciato le sue dimissioni immediate dal PS. Lascia così il partito un consigliere agli Stati di spicco e noto a livello nazionale, che nel dibattito in Consiglio aveva tenuto un ampio discorso, contestato all'interno del partito, contro l'iniziativa zurighese.
La questione se e quante vendite domenicali saranno consentite in futuro in Svizzera resta quindi politicamente aperta. Se in Cons
Consiglio degli Stati blocca le vendite domenicali: voto | quotidiano360