ZURIGO – La sezione cantonale della SP di Zurigo ha negato a Daniel Jositsch la ricandidatura per il Consiglio degli Stati in vista delle elezioni federali del 2027. Con 109 voti contro 94, i 215 delegati riuniti in assemblea hanno messo fine alle speranze del politico, in carica dal 2015, aprendo una crisi interna senza precedenti.

L'assemblea dei delegati della SP zurighese ha negato a Daniel Jositsch la nomination per la corsa al Consiglio degli Stati nelle elezioni del 2027, con un voto di 109 a 94 che ha spaccato il partito.

La decisione, maturata in una serata di accesi confronti, rappresenta un punto di rottura per una figura che alle ultime elezioni federali del 2023 aveva ottenuto quasi 237.000 voti nel cantone, il risultato personale più alto in assoluto a livello nazionale. Jositsch, che siede nella Camera alta dal 2015 dopo un'esperienza al Nazionale, si trova ora di fronte a un bivio politico. Tra gli scenari possibili, si fa strada l'ipotesi di una sua candidatura indipendente, senza il sostegno ufficiale del partito, una mossa che ridisegnerebbe completamente gli equilibri della sinistra zurighese.

Le posizioni che hanno diviso il partito

A cristallizzare le tensioni interne è stato un documento intitolato "16 fragwürdige Positionen von Daniel Jositsch", ovvero "16 posizioni discutibili di Daniel Jositsch", che questa redazione ha potuto visionare. Il dossier elenca una serie di prese di posizione del senatore che hanno progressivamente eroso il suo consenso nella base del partito.

Tra gli episodi più controversi figura la critica mossa da Jositsch nel 2022 al ticket tutto al femminile proposto dalla SP per l'elezione in Consiglio federale, da lui bollato come "discriminante". A questo si sono aggiunte le sue posizioni in materia di politica di sicurezza e di politica europea, che hanno innescato ripetute discussioni interne. Il voto serrato di 109 a 94 riflette la profonda spaccatura tra chi considera Jositsch un patrimonio elettorale insostituibile e chi lo vede come un esponente ormai distante dalla linea ufficiale del partito.

Il fantasma di Badran e il voto che attraversa gli schieramenti

Mentre il partito consuma la rottura con il suo senatore più votato, si profila all'orizzonte la figura di Jacqueline Badran, definita la "Panaschierkönigin", la regina dei voti trasversali. Alle elezioni nazionali del 2023, Badran ha conquistato circa 150.000 preferenze nel Canton Zurigo, assicurandosi circa 13.000 voti provenienti da elettori di UDC, PLR e Centro, un risultato che le ha permesso di ottenere il miglior punteggio cantonale.

La sua capacità di attrarre consensi ben oltre i confini tradizionali dell'elettorato socialista la pone come l'alternativa naturale a Jositsch in uno scenario in cui la SP zurighese deve ripensare la propria strategia per la Camera dei cantoni. I 200 delegati del partito saranno chiamati a breve a sciogliere il nodo della candidatura ufficiale, in un clima reso incandescente dalla conta che ha appena affossato il senatore uscente.

I prossimi passi e lo scenario della candidatura solitaria

Con la porta del partito ufficialmente chiusa, prende corpo la possibilità che Jositsch decida di percorrere una strada solitaria, presentandosi come candidato indipendente al Consiglio degli Stati per il 2027. Una simile eventualità rappresenterebbe un terremoto politico per la SP zurighese, costretta a combattere contro il proprio ex esponente di punta in una competizione maggioritaria.

La posta in gioco è altissima: Jositsch resta il politico più votato nella storia recente del cantone, con un capitale elettorale che nessun altro esponente socialista può vantare. La sua esclusione dal ticket ufficiale rischia di trasformarsi nell'incubo politico che il partito si è creato con le proprie mani, in un percorso che porterà i 200 delegati a dover assumersi la responsabilità finale di una scelta destinata a pesare per anni sugli equilibri della sinistra zurighese.