Economia Est Germania 2026: PIL all’85% dell’Ovest | quotidiano360
Studio: l’economia della Germania dell’Est rischia di perdere il passo
BERLINO – 28 maggio 2026
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Summary
Il “Wettbewerbsreport Ostdeutschland 2026” lancia l’allarme: scarsi investimenti privati, carenza di manodopera e invecchiamento demografico minacciano la convergenza economica tra Est e Ovest della Germania. L’Ostbeauftragte Elisabeth Kaiser e gli esperti dell’Ifo chiedono riforme rapide e un cambio di paradigma per creare “regioni del futuro”.
BERLINO – 28 maggio 2026
BERLINO – L’economia della Germania dell’Est rischia di perdere definitivamente il passo rispetto a quella occidentale, minata da investimenti privati insufficienti, una crescente carenza di manodopera qualificata e un marcato invecchiamento della popolazione. È il severo monito lanciato dal “Wettbewerbsreport Ostdeutschland 2026”, presentato oggi a Berlino dagli esperti dell’istituto di ricerca economica Ifo di Dresda. Il rapporto, basato su circa 250 indicatori economici, evidenzia come il processo di convergenza, proseguito lentamente per oltre tre decenni dalla riunificazione, sia ormai seriamente a rischio, con un divario di ricchezza e produttività che in alcune aree periferiche appare destinato ad aggravarsi.
Lo studio, redatto dal Saarower Kreis – un’associazione di rappresentanze economiche e iniziative della Germania orientale –, mette in fila una serie di dati che dipingono un quadro a tinte fosche, pur riconoscendo alcuni progressi. Joachim Ragnitz, vicedirettore della sede di Dresda dell’Ifo e co-editore del rapporto, ha sintetizzato la situazione con parole inequivocabili: “Wir sehen große Probleme bei der künftigen Bevölkerungsentwicklung, bei Investitionen und bei Innovationen”. Secondo Ragnitz, questo mix di fattori sta frenando la dinamica di crescita, che risulta “tendenziell auch schwächer als im Westen”.
Il divario negli investimenti e nella ricchezza privata
Il report quantifica con precisione la debolezza del tessuto produttivo orientale sul fronte degli investimenti. Tra il 2019 e il 2023, gli investimenti fissi lordi per abitante nei Länder della Germania dell’Est si sono attestati ad appena tre quarti del livello registrato nella parte occidentale del Paese. Questo deficit di capitale si riflette in una struttura imprenditoriale fragile, caratterizzata da aziende di dimensioni molto ridotte. Come ha spiegato Frank Nehring, co-editore del rapporto, molti esercizi contano meno di dieci dipendenti e fatturano sotto i due milioni di euro, restando di fatto esclusi dai grandi dibattiti sulle politiche industriali che si tengono a livello federale.
Alla base di questa cronica mancanza di investimenti vi è un altrettanto profondo divario patrimoniale. Citando dati della Bundesbank, lo studio rivela che nel 2023 il patrimonio netto mediano delle famiglie della Germania dell’Est, Berlino inclusa, ammontava a 35.900 euro. Nella Germania Ovest, lo stesso indicatore si attestava a 143.200 euro, un valore quattro volte superiore. L’Ostbeauftragte del governo federale, Elisabeth Kaiser, intervenendo alla presentazione dello studio presso il Ministero delle Finanze a Berlino, ha collegato direttamente i due fenomeni: “Denn es ist schon so: Wo eigenes Vermögen fehlt, da kann weder investiert noch gegründet werden”. Achim Oelgarth, altro co-editore del report, ha rafforzato il concetto definendo la ricchezza “ein ökonomisches Sprungbrett”, un trampolino economico che all’Est continua a mancare.
L’incubo demografico e la fuga di cervelli
Un altro pilastro della crisi strutturale è l’evoluzione demografica. Le proiezioni contenute nel rapporto indicano che il numero di occupati nella Germania dell’Est è destinato a contrarsi in media del 7 per cento entro il 2035, con picchi locali che in alcune zone potrebbero raggiungere un calo drammatico del 25 per cento. A soffrire maggiormente sono le aree più periferiche, come parti del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, regioni della Sassonia settentrionale e i Monti Metalliferi, dove la combinazione tra emigrazione giovanile e invecchiamento della popolazione sta prosciugando il bacino di manodopera disponibile.
La Ostbeauftragte Kaiser ha messo in guardia dalle conseguenze sociali e psicologiche di questa deriva. Anche laddove la situazione economica non è ancora catastrofica, ha osservato, la percezione del declino è palpabile. “Besonders in strukturschwachen Regionen seien die Zukunftsperspektiven eher trüb – und das macht was mit den Menschen”, ha affermato Kaiser, aggiungendo che i cittadini “haben sie Angst, den Status zu verlieren – Angst, dass ihre Kinder dort keine gute Zukunft finden”. Questa insicurezza, ha concluso l’esponente politica, si riverbera inevitabilmente sul comportamento elettorale e sugli orientamenti politici della popolazione.
Un barlume di speranza nella produttività
Nonostante il quadro complessivamente critico, il rapporto individua un elemento positivo nell’evoluzione della produttività del lavoro. Il Prodotto Interno Lordo per occupato nei Länder orientali (escluse le città-stato) ha raggiunto nel 2025 circa l’85 per cento del valore medio della Germania occidentale. Si tratta di un progresso tangibile se confrontato con il 78 per cento di dieci anni fa e, ancor più, con il dato immediatamente successivo alla riunificazione, quando la produttività orientale era pari ad appena un terzo di quella occidentale. Il dato è stato confermato da più fonti, che attestano la percentuale attuale all’84-85 per cento del cosiddetto “Westniveau”.
Lo stesso Joachim Ragnitz, pur lanciando l’allarme sul presente, ha voluto riconoscere la portata storica del cammino compiuto, parlando retrospettivamente di un “Riesenerfolg”, un successo gigantesco, per lo sviluppo economico dell’Est dal 1990 ad oggi. Tuttavia, il timore degli esperti è che questa traiettoria di lento avvicinamento possa interrompersi se non verranno adottate contromisure decise. Il rapporto invita a non cullarsi sugli allori e a riconoscere che la crescita della produttività sta perdendo slancio, minacciando di cristallizzare il divario residuo.
Le richieste della politica: riforme e “regioni del futuro”
Dalla politica arrivano appelli affinché il dibattito sulle riforme torni a concentrarsi sui temi della crescita. La Ministra Presidente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Manuela Schwesig, ha dichiarato: “Ich würde mir wünschen, dass in der ganzen Reformdebatte wieder stärker der Fokus auf Wirtschaftswachstum und niedrige Energiekosten gelegt wird”. Il suo omologo della Sassonia-Anhalt, Sven Schulze, intervenendo sull’emittente Phoenix, ha adottato un tono in parte diverso, cercando di infondere ottimismo: “Wir haben hier viele Unternehmen auch in schwierigen Zeiten, die eine Zukunft haben”. Schulze ha messo in guardia dal catastrofismo, sostenendo che sia cruciale “dass wir hier Zukunftsperspektiven aufbauen und nicht alles düster und schlechtreden”.
Il governatore CDU ha tuttavia rivolto un chiaro monito al governo federale, chiedendo a Berlino di accelerare l’iter delle riforme: “Berlin müsse mit dem Anstoßen wichtiger Reformen schneller werden”. Al tempo stesso, Schulze ha richiamato a un sano realismo finanziario, affermando: “Am Ende ist es wichtig, dass wir insgesamt schauen, was können wir uns noch leisten”. Da parte sua, l’Ostbeauftragte Kaiser ha ribadito il suo impegno personale: “Mir ist jeder einzelne Arbeitsplatz in Ostdeutschland enorm wichtig”. Quanto alla narrazione di un processo di recupero ormai in stallo, Kaiser ha preso le distanze da una visione eccessivamente pessimistica: “Das sehe ich nicht so”, ha dichiarato a MDR AKTUELL.