Vienna, 11 luglio 2026
Nel procedimento contro un'ostetrica di Vienna, condannata nel febbraio 2025 per omicidio colposo aggravato, il Tribunale regionale di Vienna ha commissionato una nuova perizia.
L'ostetrica era stata condannata nel febbraio 2025 dal Tribunale regionale di Vienna a 15 mesi di reclusione con la condizionale. La sentenza non è passata in giudicato e la donna ha presentato impugnazione. Nell'ambito del procedimento in corso è stato ora nominato un nuovo perito, incaricato di riesaminare le questioni mediche relative al parto domiciliare.
Contesto dell'accusa
L'accusa si basa sulla morte di una bambina, deceduta nel settembre 2023 in un ospedale di Vienna cinque giorni dopo la nascita. La Procura di Vienna aveva ritenuto responsabile l'ostetrica 43enne. Nell'atto di accusa si leggeva che l'imputata, nell'ambito di un parto domiciliare, aveva "l'obbligo d'azione dovuto" disatteso, causando così la morte della neonata.
La madre della bambina si era rivolta nel marzo 2023 all'ostetrica, che aveva già esperienza di parti domiciliari. In un precedente parto della donna, avvenuto nel 2020, si era manifestato un diabete gestazionale e, in relazione alla struttura dell'utero e alla placenta, si erano verificati problemi che avevano reso necessario un taglio cesareo.
Nel procedimento l'ostetrica si è espressa anche sul suo approccio al tema del CTG, ovvero il monitoraggio cardiotocografico del nascituro. Ha affermato: "Wenn ich das Gefühl habe, ich brauch' ein CTG, ist die Frau nicht für eine Hausgeburt." Con ciò intendeva dimostrare di aver riconosciuto i rischi e di aver gestito il parto di conseguenza.
Dichiarazioni dell'ostetrica
L'ostetrica ha negato anche di aver reagito troppo tardi alla situazione di emergenza. Ha detto: "In Summe war die Verlegung (ins Spital, Anm.) zügig." Il trasferimento della madre in ospedale avvenne dunque dopo la comparsa di complicazioni. La bambina morì pochi giorni dopo in ospedale.
Con la nuova perizia, il tribunale reagisce apparentemente alle contestazioni sollevate contro le prove finora acquisite. Una nuova perizia tecnica può costituire la base per valutare se l'ostetrica abbia violato i propri doveri di diligenza. La decisione sul passaggio in giudicato definitivo della sentenza dipende quindi anche dai risultati della nuova valutazione peritale.
Questioni aperte e prossimi passi
La Corte d'Appello regionale di Vienna (Oberlandesgericht) è competente come grado successivo sul caso. Tra gli altri, dello sviluppo ha riferito l'Austria Presse Agentur (APA). Il caso solleva al contempo questioni di fondo sulla responsabilità delle ostetriche nei parti domiciliari e sul ruolo della perizia medica nei procedimenti penali.
Osservatori e osservatrici sottolineano che in Austria i parti domiciliari sono di norma consentiti, ma sono subordinati a determinati requisiti. Tra questi rientrano l'accertamento medico dell'idoneità della gestante e la presenza di un'ostetrica o di un operatore sanitario qualificato. Il caso concreto potrebbe rilanciare il dibattito su questi standard.
L'ostetrica stessa non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni pubbliche. La sua difesa aveva già fatto valere, nel primo procedimento, l'esperienza della donna con i parti domiciliari e una reazione adeguata nella situazione di emergenza. La nuova perizia dovrà ora chiarire se tale valutazione sia sostenibile sul piano medico.
Fino al deposito della nuova perizia, la sentenza del febbraio 2025 resta formalmente valida, ma non è passata in giudicato. Qualora la nuova perizia tecnica conducesse a una valutazione diversa, ciò potrebbe avere conseguenze sull'ulteriore procedimento e, eventualmente, sulla condanna definitiva.
La famiglia coinvolta non si è espressa pubblicamente in merito alla copertura giornalistica in corso. La morte della bambina nel settembre 2023 aveva attirato l'attenzione anche della scena ostetrica viennese, poiché i parti domiciliari in città rappresentano una pratica in crescita, ma al contempo controversa.
