Maskenmann condannato ergastolo Nantes Jonathan 2004 | quotidiano360
«Maskenmann» condannato all'ergastolo in Francia per l'omicidio del piccolo Jonathan nel 2004
Nantes, 5 giugno 2026
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Summary
Un tribunale di Nantes ha condannato il serial killer tedesco Martin N., noto come il «Maskenmann», all'ergastolo per l'omicidio del bambino di dieci anni Jonathan, scomparso nel 2004 in Bretagna. La sentenza, pronunciata giovedì sera, include la detenzione preventiva successiva (Sicherungsverwahrung) e segue la richiesta dell'accusa, che ha parlato di «firma» dell'imputato sui crimini. Martin N., già detenuto in Germania per altri tre omicidi di minori, ha sempre negato la propria colpevolezza nel caso francese.
Nantes, 5 giugno 2026
Il tribunale di Nantes ha condannato all'ergastolo il cittadino tedesco Martin N., noto come il «Maskenmann», per l'omicidio del bambino di dieci anni Jonathan, rapito nell'aprile 2004 da un campo scolastico a Saint-Brevin-les-Pins, in Bretagna.
La sentenza del tribunale di Nantes
La sentenza, pronunciata giovedì 4 giugno 2026 in serata, dispone anche la Sicherungsverwahrung, la detenzione preventiva successiva prevista nell'ordinamento tedesco, ha riportato la stampa francese presente in aula, tra cui Le Parisien e Le Figaro. Martin N., che al momento del verdetto ha 55 anni, è nato a Brema nel 1970 ed è stato arrestato ad Amburgo-Wilstorf nel 2011, dopo quasi vent'anni di indagini.
La corte ha accolto la richiesta dell'accusa, che aveva invocato la pena massima prevista dall'ordinamento francese. Il procuratore aveva dichiarato in aula: «Ich habe keinerlei Zweifel daran, dass er schuldig ist», sottolineando l'assenza di dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. L'accusa aveva inoltre sostenuto che l'omicidio presentasse «die Handschrift» del «Maskenmann», la medesima firma criminale già riscontrata nei delitti commessi in Germania.
L'imputato e la strategia difensiva
Martin N. ha però sempre negato ogni coinvolgimento nella morte del bambino francese, ribadendo la propria innocenza fino all'ultima parola: «Ich habe das nicht getan». La difesa aveva chiesto l'assoluzione per mancanza di prove concrete, sottolineando l'assenza di tracce di Dna e di altri elementi materiali che leghino l'imputato al delitto. La corte ha tuttavia ritenuto sufficienti le testimonianze e gli elementi indiziari presentati al processo.
Il caso Jonathan è arrivato a processo a oltre vent'anni dalla scomparsa del bambino, avvenuta nell'aprile 2004 in un campo scolastico nella Francia occidentale. Il corpo del piccolo, nudo, venne ritrovato alcune settimane dopo in uno stagno a circa trenta chilometri di distanza, appesantito da un blocco di cemento. Le indagini francesi avevano iniziato a esaminare dal 2008 un possibile collegamento tra l'autore e la serie di crimini commessi nella Germania settentrionale, visti i paralleli con i delitti tedeschi.
Il ruolo della confessione al compagno di cella
Uno snodo centrale del procedimento è rappresentato dalla deposizione di un ex detenuto tedesco, il quale nel 2017 aveva riferito alle autorità che Martin N. gli avrebbe confessato di aver ucciso un bambino anche in Francia. L'uomo, che ha testimoniato in videoconferenza durante il processo, avrebbe citato un dettaglio mai reso pubblico in precedenza: la presenza di un testimone con un pastore tedesco nei pressi dello stagno, circostanza che sembrava corrispondere a un'osservazione effettivamente raccolta dagli inquirenti francesi.
Un agricoltore francese aveva infatti raccontato di aver visto, nelle settimane successive alla scomparsa di Jonathan, un'auto con targa tedesca vicino a uno stagno, il cui conducente sembrava voler scaricare qualcosa prima di allontanarsi. L'uomo stava passeggiando con il proprio cane pastore tedesco al momento dell'avvistamento. In assenza di prove biologiche, il quadro indiziario si è basato anche su questa testimonianza.
Il processo, iniziato a metà maggio 2026, ha visto la partecipazione di investigatori francesi e tedeschi, oltre a periti psichiatrici chiamati a valutare il profilo dell'imputato. La corte ha descritto Martin N. come un uomo dalla doppia vita: di giorno lavorava come educatore in campi vacanza e strutture per l'infanzia, di notte si introduceva, mascherato con un passamontagna nero, nelle abitazioni, nei campi scolastici e nelle tende per abusare di minori. Secondo quanto emerso, Martin N. avrebbe ucciso le proprie vittime per evitare che la sua preferenza sessuale per i bambini venisse scoperta.
Il profilo del «Maskenmann» e la doppia vita
Il giudice presidente Berend Appelkamp ha affermato che l'imputato temeva in particolare l'emarginazione della madre: «Insbesondere fürchtete er die Ächtung seiner Mutter. Diese Aufdeckung wollte er mit allen Mitteln verhindern», ha dichiarato, spiegando la motivazione alla base della decisione di eliminare i testimoni dei suoi abusi.
Il soprannome «Maskenmann» deriva dall'abbigliamento indossato durante i crimini: abiti scuri e un passamontagna nero, lo Sturmhaube, che ne rendevano il volto irriconoscibile. In Germania Martin N. è conosciuto anche come «schwarzer Mann». Era arrivato a studiare per diventare insegnante, senza tuttavia completare il percorso di studi, prima di intraprendere la carriera nell'educazione degli adulti e nell'assistenza all'infanzia, settori che gli hanno consentito di avvicinare le sue vittime.
La carriera criminale di Martin N. è iniziata nel 1992, quando aveva 21 anni, con l'omicidio di uno studente di 13 anni di un collegio, il cui corpo fu ritrovato in una duna nella Bassa Sassonia con le mani legate dietro la schiena. Tra il 1992 e il 2001 ha abusato di decine di ragazzi nella Germania settentrionale, uccidendone altri due, rispettivamente nel 1995 e nel 2001, e nascondendone o seppellendone i corpi a molti chilometri di distanza dai luoghi dei delitti.
La svolta nelle indagini tedesche
La svolta nelle indagini tedesche è arrivata nel 2011, grazie alla segnalazione di una vittima adulta, che aveva ricordato come, mesi prima di essere abusata da un uomo mascherato nel 1995, un educatore di nome Martin le avesse fatto strane domande sulla disposizione della sua abitazione. La stessa vittima raccontò di essersi svegliata con la presenza di un uomo alto, vestito di nero e con il passamontagna, nella propria stanza. L'arresto a Hamburg-Wilstorf avvenne poco dopo.
Nel 2012 il Landgericht di Stade, in Bassa Sassonia, ha condannato Martin N. all'ergastolo, con successiva Sicherungsverwahrung, per i tre omicidi e per reati di abuso sessuale su minori in una quarantina di casi. Gli inquirenti hanno attribuito all'imputato più di 40 aggressioni sessuali contro bambini e hanno sequestrato migliaia di foto pedopornografiche dal suo computer. Durante il processo tedesco Martin N. confessò la maggior parte dei crimini, comportamento che non ha però ripetuto nel procedimento francese.
Assenza di conseguenze immediate in Germania
Martin N. era stato a lungo sospettato anche per la morte dell'olandese Nicky, undici anni, avvenuta nel 1998 nei pressi di Aquisgrana, ma in seguito a un test del Dna condotto su larga scala nel 2018 la colpevolezza è stata attribuita a un altro uomo. Il caso fu così archiviato nei confronti di Martin N., che rimase però sotto indagine per il delitto di Jonathan, la cui pista fu ripresa a partire dal 2008.
Per il processo di Nantes, Martin N. è stato temporaneamente trasferito dal carcere tedesco a una struttura detentiva francese. La sentenza non avrà conseguenze immediate sulla sua detenzione: l'uomo sta attualmente scontando in Germania l'ergastolo inflittogli nel 2012. Qualora la pena dovesse essere eseguita anche in Francia, le autorità dei due Paesi dovranno definire le modalità di esecuzione alla luce del principio del ne bis in idem e degli accordi bilaterali.
La vicenda ripropone inoltre l'attenzione sulla lunga latitanza del «Maskenmann», durata quasi due decenni nonostante la formazione, nel 2001, di una commissione speciale della polizia tedesca incaricata di identificare l'assassino di Dennis K., ucciso quello stesso anno. Le indagini, ostacolate per anni dall'assenza di prove genetiche e dalla riservatezza delle vittime, si sono chiuse soltanto quando uno degli ex abusi ha trovato il coraggio di parlare.
L'inchiesta aveva portato alla luce l'ampiezza della rete di copertura di cui l'uomo godeva: operando come educatore e supervisore, Martin N. otteneva informazioni preziose sulle abitazioni e sulle abitudini dei minori, che poi sfruttava di notte, quando si muoveva mascherato. La dimensione del numero di potenziali vittime — decine di abusi documentati e oltre quaranta aggressioni attribuite — rende il caso uno dei più gravi di pedofilia seriale nella storia giudiziaria tedesca recente.
L'esito del processo di Nantes segna comunque un punto fermo per la giustizia francese, a più di ventidue anni dalla scomparsa di Jonathan. Per la famiglia del bambino e per la comunità di Saint-Brevin-les-Pins, la condanna rappresenta il riconoscimento formale della responsabilità di un uomo già noto alle autorità tedesche come assassino seriale, pur in assenza di una confessione e di prove forensi decisive per il caso d'oltralpe.
Questions & Answers
Chi è Martin N., il cosiddetto «Maskenmann»?
Martin N. è un cittadino tedesco nato a Brema nel 1970, noto in Germania come «Maskenmann» o «schwarzer Mann». Nel 2012 è stato condannato dal Landgericht di Stade all'ergastolo con successiva Sicherungsverwahrung per l'omicidio di tre bambini e per decine di abusi sessuali su minori.
Per quale delitto è stato condannato a Nantes?
È stato riconosciuto colpevole dell'omicidio del bambino di dieci anni Jonathan, rapito nell'aprile 2004 da un campo scolastico a Saint-Brevin-les-Pins, in Bretagna, e ritrovato morto settimane dopo in uno stagno a circa trenta chilometri di distanza.
La sentenza avrà effetti immediati sulla detenzione di Martin N.?
No, la sentenza non avrà conseguenze immediate: Martin N. sta attualmente scontando in Germania l'ergastolo inflittogli nel 2012 e per il processo di Nantes è stato temporaneamente trasferito in una struttura detentiva francese.