Dusapin Passion Festival di Salisburgo 2026 | quotidiano360
La "Passion" di Dusapin dispiega al Festival di Salisburgo uno spazio sonoro stratificato tra mito e presente
24/07/2026
AI-generated image (z-image via Kie.ai)
Summary
Al Festival di Salisburgo l'opera "Passion" di Pascal Dusapin è proposta in una nuova produzione che traspone la materia dell'Orfeo monteverdiano in un dialogo di sofferenza della durata di 90 minuti. Sotto la direzione musicale di Franck Ollu e la regia di Ulrich Rasche, l'Ensemble Modern e i cantanti guidati da Georg Nigl e Sarah Aristidou danno vita a un paesaggio sonoro denso, che oscilla tra silenzio e tensione.
L'opera "Passion" di Pascal Dusapin è in scena al Festival di Salisburgo in una nuova produzione sotto la direzione musicale di Franck Ollu e la regia di Ulrich Rasche, con Georg Nigl e Sarah Aristidou nei ruoli di "Lui" e "Lei".
Cosa c'è di nuovo dal 25 luglio
Aggiornamento del 26 luglio 2026: nell'edizione di quest'anno del Festival di Salisburgo l'opera "Passion" di Pascal Dusapin, inaugurata nel 2008 ad Aix-en-Provence, è proposta in una nuova produzione molto discussa. Le recite più recenti hanno richiamato l'attenzione sull'estetica sonora e sulla densità scenica dell'opera, che si colloca tra la prima opera barocca e il linguaggio musicale contemporaneo.
Pascal Dusapin, che figura tra i più importanti compositori del presente, intende "Passion" come un "notturno d'opera" che riprende la materia del "L'Orfeo" di Claudio Monteverdi e la traspone in una forma dialogica moderna, quasi senza parole. I personaggi si chiamano "Lei" e "Lui" e incarnano una coppia di amanti universale, il cui destino richiama l'archetipo mitico di Orfeo ed Euridice.
Cosa c'è di nuovo dal 25 luglio
Contesto: da Aix-en-Provence a Salisburgo
Dall'ultima cronaca, il Festival ha pubblicato ulteriori dettagli sull'allestimento. Viene sottolineato che momenti di quiete atmosferica densa si alternano a momenti di nervosismo carico di tensione. La stesura meditativa, comprese le incursioni elettroniche, si fonde con contrasti cromatici che l'Ensemble Modern, sotto Franck Ollu, plasma con brillantezza in una "essenza" strumentale che reagisce in modo riflessivo agli stati d'animo di "Lei" e "Lui". Anche la Schola Heidelberg partecipa alla produzione, assumendo compiti vocali.
Rispetto alle cronache precedenti, incentrate soprattutto sul cast, ora emergono con maggiore forza i mezzi sonori. Critici e critiche segnalano il "tappeto sonoro" che per la maggior parte del tempo trasmette poca emozione, trascura la melodia e potrebbe adattarsi a qualsiasi altra opera – se non si sapesse che si tratta di "Orfeo". Proprio questa riduzione è letta da molti come una scelta consapevole di Dusapin, volta a porre in secondo piano il contenuto testuale e in primo piano l'espressione strumentale.
La realizzazione scenica di Ulrich Rasche
Contesto: da Aix-en-Provence a Salisburgo
Georg Nigl e Sarah Aristidou come protagonisti
Dusapin ha fatto inaugurare "Passion" nel 2008 ad Aix-en-Provence. L'opera, della durata di circa 90 minuti, dispiega il suo potenziale intrecciando due esistenze in un dialogo di sofferenza, il cui ambiente sonoro emana anche un'interessante modernità legata alla tradizione. Nella sua elegia degli amanti dolorosamente uniti, crea in forma dialogica un paesaggio onirico e incubico, uno stato di sospensione cui la raffinatezza sonora dell'orchestra conferisce coesione.
Ricezione e collocazione musicodrammatica
Il riferimento a Monteverdi è programmatico: Orfeo cerca la sua Euridice nel mondo sotterraneo, la trova e la perde di nuovo, poiché si volta indietro contro il divieto. Dusapin traspone questo nucleo in un linguaggio sonoro che oscilla tra citazione barocca e nuova musica. La critica parla pertanto di un'opera che possiede il fascino ambiguo di un "notturno d'opera" e non si lascia ridurre a una storia semplice.
Programma del Festival e contesto culturale
La realizzazione scenica di Ulrich Rasche
Prospettive sulle recite successive
L'allestimento scenico è firmato da Ulrich Rasche, noto per le sue regie coreograficamente precise, spesso concepite in forma corale. Insieme all'Ensemble Modern e alla Schola Heidelberg nasce uno spazio scenico in cui movimento, suono e luce convergono in un'unità compiuta. La produzione si inserisce nel programma del Festival di Salisburgo, che quest'anno pone un accento particolare sui concetti operistici contemporanei.
Franck Ollu, direttore musicale, lavora con un suono strumentale che rinuncia consapevolmente alle modalità dell'opera tradizionale. Invece di grandi archi melodici, punta su superfici ripetitive, addensamenti improvvisi e inserti elettroacustici. Questa postura sonora corrisponde alla concezione dei personaggi di Dusapin, che intende "Lei" e "Lui" come corpi che parlano, soffrono, ma anche tacciono.
Georg Nigl e Sarah Aristidou come protagonisti
Nei ruoli principali figurano Georg Nigl nel ruolo di "Lui" e Sarah Aristidou nel ruolo di "Lei". Nigl, che dispone di un repertorio assai ampio, dal barocco alla musica contemporanea, possiede la capacità di differenziazione vocale richiesta dalla partitura di Dusapin. Aristidou, nota per la sua interpretazione espressiva della nuova musica, dà forma al personaggio femminile come contraltare e al tempo stesso come specularità.
L'incontro delle due voci costituisce il centro dello spettacolo. Mentre "Lei" e "Lui" articolano i loro dolori, desideri e ricordi, l'orchestra si condensa in uno spazio di risonanza che accoglie ogni emozione e la traduce in suono. La Schola Heidelberg assume funzioni corali che richiamano il ruolo dei cori antichi.
Ricezione e collocazione musicodrammatica
Le reazioni alla produzione salisburghese risultano differenziate. Mentre alcuni osservatori lodano la parsimonia sonora come forma di riduzione, altri vi scorgono una debolezza. Si sente dire, ad esempio, che il "tappeto sonoro" trasmette per lunghi tratti poca emozione e rinuncia alla melodia, rendendo difficile l'identificazione con quanto accade in scena. I sostenitori ribattono che proprio questa riduzione acuisce lo sguardo sulle microstrutture emotive.
Dusapin stesso ha sottolineato in interviste che lo interessa l'universalità dei personaggi. La denominazione "Lei" e "Lui" rimanda a una lingua al di là di determinazioni nazionali o storiche. Ne nasce un'opera che, nella sua riduzione all'essenziale, appare senza tempo e al contempo si rivolge direttamente al presente.
Programma del Festival e contesto culturale
L'esecuzione di "Passion" si inserisce in un programma del Festival di Salisburgo che intreccia consapevolmente opere del presente con soggetti storici. Accanto a Dusapin, in questa stagione il cartellone propone altre composizioni che affrontano miti, memoria e questioni sociali. Anche l'Abbazia di Klosterneuburg ha bandito in questo contesto un premio artistico con messaggio di pace, che per il 2027 cerca opere capaci di commuovere – un'iniziativa che la cronaca culturale interpreta come segno di una riflessione più ampia sulla responsabilità nell'arte.
Per la direzione del Festival la produzione di Dusapin è un tassello importante per definire il profilo della manifestazione tra tradizione e avanguardia. La risonanza delle prime recite indica che l'opera suscita sia consensi sia opposizione – una tensione che Dusapin ha consapevolmente inscritto nella sua partitura.
Prospettive sulle recite successive
La produzione verrà replicata più volte nel corso della stagione del Festival. I biglietti per le date restanti risultano, secondo quanto comunicato dalla direzione, molto richiesti. Un trasferimento dell'allestimento in altri teatri non è escluso