Budapest, 2 agosto 2026

A causa dell'acuta scarsità d'acqua del Danubio, l'Ungheria ha spento completamente la centrale nucleare di Paks il 2 agosto 2026, come comunicato dalle autorità ungheresi e dal gestore.

La centrale nucleare di Paks, situata sulla riva del Danubio, è l'unica centrale nucleare dell'Ungheria e, secondo dati ufficiali, copre circa la metà della produzione elettrica nazionale. I reattori necessitano di grandi quantità di acqua di raffreddamento direttamente dal fiume. Quando il livello del Danubio scende al di sotto di determinate soglie, il raffreddamento sicuro non è più garantito. Secondo quanto riferito dal gestore, l'impianto è stato pertanto completamente disconnesso dalla rete il 2 agosto 2026.

Perché i livelli del Danubio sono così importanti

Il Danubio trasporta da settimane significativamente meno acqua rispetto alla media pluriennale. Gli osservatori attribuiscono il calo alla mancata fusione delle nevi nel bacino idrografico e alla persistente siccità nell'Europa centrale. A Budapest e in altre stazioni di misurazione, i livelli idrometrici negli ultimi giorni si sono attestati talvolta di poco al di sopra dei minimi storici, rendendo critica la situazione per il raffreddamento dipendente dal fiume.

Le autorità ungheresi hanno parlato di una misura precauzionale per non mettere a rischio la sicurezza dell'impianto. La decisione è stata presa in coordinamento con l'autorità di vigilanza. Non si tratta di un difetto tecnico né di un incidente soggetto a obbligo di notifica, ma di una risposta alla situazione idrologica. Una rimessa in funzione sarà possibile solo quando il Danubio tornerà a trasportare acqua sufficiente.

Lo spegnimento di Paks ha conseguenze immediate sull'approvvigionamento elettrico ungherese. Venendo a mancare circa il 50 per cento della produzione, l'Ungheria deve ricorrere maggiormente alle importazioni dai paesi vicini e alle centrali a gas e a carbone. I prezzi dell'elettricità alla borsa ungherese hanno già reagito con sensibilità alla notizia. Gli osservatori si aspettano prezzi all'ingrosso in aumento fintanto che la centrale resterà ferma.

Conseguenze su prezzi dell'elettricità e approvvigionamento

Il governo ungherese aveva più volte presentato negli ultimi anni la centrale nucleare come parte indispensabile dell'approvvigionamento energetico nazionale, portando avanti al contempo l'ampliamento con nuovi blocchi di reattori. L'attuale fermo forzato solleva interrogativi sulla vulnerabilità dell'impianto raffreddato ad acqua di fiume di fronte a condizioni climatiche estreme. I critici vi scorgono un rischio che potrebbe ripresentarsi regolarmente anche in future situazioni di siccità.

Peter Magyar, il cui nome viene menzionato nelle notizie disponibili in relazione alle reazioni politiche alla situazione, si era già espresso in precedenza in modo critico sulla politica energetica del governo. Una dichiarazione di Magyar specificamente sullo spegnimento di Paks non era disponibile al momento della chiusura redazionale.

Effetti oltre l'Ungheria

Anche altri paesi lungo il Danubio osservano la situazione con preoccupazione. In Austria, Slovacchia e Romania, livelli idrometrici simili potrebbero compromettere la navigazione e la produzione di elettricità da idroelettrico. La siccità nella regione ha ormai conseguenze tangibili sulla produzione energetica e sulla logistica ben oltre l'Ungheria.

Il gestore ha sottolineato che i reattori stessi sono sicuri e non sussiste alcun pericolo per la popolazione. L'impianto verrà portato in uno stato di arresto sicuro. Non appena sussisteranno i presupposti idrologici, Paks dovrà essere riavviata gradualmente. Fino ad allora, l'Ungheria dipenderà dalle importazioni e da capacità alternative.

I prossimi giorni sono considerati decisivi: le precipitazioni nel bacino del Danubio potrebbero innalzare rapidamente il livello, mentre l'assenza di pioggia aggraverebbe la situazione. Secondo la valutazione degli osservatori, un ritorno a breve alla normale fornitura non è al momento prevedibile.