L'Ucraina dice di aver colpito petroliere russe nel Mar d'Azov; Mosca accusa la NATO di escalation
Kyiv, 09 luglio 2026
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Summary
L'esercito ucraino ha riferito di aver colpito petroliere russe nel Mar d'Azov durante la notte, un attacco che il presidente Volodymyr Zelenskyy ha collegato a incursioni contro infrastrutture profonde nel territorio russo. Mosca ha accusato i membri della NATO di escalation dopo che l'Alleanza ha promesso ulteriori aiuti militari a Kyiv al vertice di Ankara.
Kyiv, 09 luglio 2026
L'Ucraina ha colpito durante la notte petroliere russe nel Mar d'Azov con droni, secondo lo Stato Maggiore ucraino, in un attacco che il presidente Volodymyr Zelenskyy ha detto aver preso di mira anche strutture molto oltre la linea del fronte.
Contesto
Lo Stato Maggiore ucraino ha riferito che l'operazione è stata condotta nella notte precedente il 9 luglio 2026 e che ha colpito 13 imbarcazioni russe nel Mar d'Azov, tra cui petroliere. Secondo l'emittente Deutschlandfunk, che ha riportato la notizia lo stesso giorno, le incursioni sono state descritte come un attacco ucraino con droni contro le petroliere. Lo Stato Maggiore ha inquadrato l'azione come parte della campagna ucraina per ridurre la logistica russa a sostegno della guerra.
Il presidente Zelenskyy ha detto che l'operazione ha colpito anche impianti nelle regioni di Tver e Stavropol, a circa 500 chilometri dalla linea del fronte. Ha presentato gli attacchi a lungo raggio come prova che l'Ucraina può raggiungere obiettivi in profondità nel territorio russo. L'affermazione ha sottolineato la spinta di Kyiv a dimostrare capacità offensive mentre continua a cercare assistenza militare occidentale.
Gli impegni di aiuto della NATO ad Ankara
Il Ministero degli Esteri russo ha accusato gli Stati membri della NATO di spingere il conflitto verso l'escalation. Un comunicato del ministero, citato nello stesso reportage di Deutschlandfunk, ha definito le decisioni "verantwortungslos" e ha avvertito che potrebbero portare a una catastrofe. La risposta russa ha collegato gli attacchi alle petroliere nel Mar d'Azov agli impegni di aiuti militari assunti al vertice NATO di Ankara, suggerendo che le promesse dell'Alleanza stessero incoraggiando attacchi ucraini sul territorio russo.
Il vertice NATO di Ankara ha prodotto un impegno di almeno 70 miliardi di euro in aiuti militari all'Ucraina per il 2026, con gli alleati che hanno promesso di mantenere almeno lo stesso livello di sostegno nel 2027. La cifra include un pacchetto di sostegno UE di circa 60 miliardi di euro in vigore fino alla fine del 2027. Complessivamente, le promesse ammontano a uno dei più grandi pacchetti di assistenza in materia di sicurezza dall'inizio dell'invasione su larga scala.
Funzionari tedeschi e altri membri dell'Alleanza hanno inquadrato gli aiuti come un impegno a lungo termine per scoraggiare ulteriori avanzate russe. Il comunicato del vertice di Ankara ha sottolineato che il sostegno continuerà finché l'Ucraina ne avrà bisogno. I paesi europei alleati in particolare hanno spinto per un finanziamento costante per evitare lacune che potrebbero consentire alla Russia di ricostruire le proprie forze.
Il Mar d'Azov come teatro di guerra
Il Mar d'Azov è diventato un teatro sempre più attivo dall'inizio della guerra. Il mare poco profondo è condiviso da Russia e Ucraina, e i porti russi lungo le sue coste sono stati usati per rifornire le forze nel sud dell'Ucraina. Gli attacchi contro petroliere e altre imbarcazioni nella zona sono diventati un elemento ricorrente del conflitto, con entrambe le parti che accusano l'altra di minacciare il traffico civile.
Zelenskyy ha usato annunci di attacchi a lungo raggio per sostenere che l'Ucraina può esercitare pressione sulle infrastrutture e sulla capacità bellica russe. Le regioni di Tver e Stavropol, situate nel cuore della Russia europea, si trovano a centinaia di chilometri dal fronte. Kyiv ha cercato il permesso occidentale di usare armi donate contro obiettivi così distanti, e gli ultimi attacchi sembrano mirati a mostrare ciò che i droni prodotti in Ucraina possono già raggiungere.
La narrativa dell'escalation di Mosca
L'accusa di escalation da parte di Mosca è arrivata sullo sfondo delle ricorrenti lamentele russe sulle consegne di armi occidentali. Il Cremlino ha sostenuto che le armi fornite dalla NATO vengono usate contro il territorio russo, mentre i governi occidentali hanno generalmente affermato che l'equipaggiamento è destinato alla difesa dell'Ucraina. Gli attacchi alle petroliere nel Mar d'Azov offrono alla Russia un nuovo punto di leva in quello scambio diplomatico.
Gli sviluppi si sono intrecciati anche con un'indagine irrisolta sugli attacchi di settembre 2022 ai gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico. Secondo una valutazione tedesca citata nel reportage, non ci sono indicazioni che autorità ucraine o singoli funzionari siano stati coinvolti o abbiano ordinato quegli attacchi. La conclusione, pur essendo separata dagli attacchi alle petroliere, è stata letta a Kyiv come una parziale riabilitazione diplomatica del suo governo.
Leader polacchi, citati in relazione alle discussioni più ampie sulle ricadute regionali della guerra, hanno esortato la NATO a intensificare la sorveglianza aerea e il supporto logistico all'Ucraina. Varsavia è stata un importante hub di transito per gli aiuti militari occidentali e ha ripetutamente chiesto impegni alleati più forti. Le promesse di Ankara sono state viste a Varsavia come una parziale risposta a quelle richieste.
Ricadute regionali e diplomatiche
Il presidente Donald Trump, citato nella copertura del più ampio contesto diplomatico, ha in varie occasioni spinto per una fine negoziata della guerra pur segnalando che gli Stati Uniti avrebbero continuato ad armare l'Ucraina. Le cifre sugli aiuti del vertice di Ankara erano coerenti con questo approccio a doppio binario, mantenendo il sostegno pur lasciando spazio alla diplomazia.
Lo Stato Maggiore ucraino non ha reso noto i tipi specifici di droni o le unità impiegate nell'operazione nel Mar d'Azov, citando la sicurezza operativa. Una verifica indipendente dei danni rivendicati alle 13 imbarcazioni russe non era immediatamente disponibile, e i funzionari russi non avevano fornito una propria versione delle perdite al momento del reportage di Deutschlandfunk.
Gli analisti hanno osservato che anche una parziale interruzione del traffico di petroliere russe nel Mar d'Azov potrebbe influenzare le spedizioni di carburante verso i porti che servono i territori occupati e le unità navali russe nel Mar Nero. L'effetto economico e militare degli attacchi, tuttavia, sarebbe probabilmente incrementale piuttosto che decisivo, e la Russia conserva una significativa ridondanza nelle proprie rotte di esportazione energetica.
L'escalation retorica tra Mosca e le capitali NATO ha sollevato preoccupazioni nei paesi vicini sul rischio di uno scontro diretto. I governi baltici e nordici hanno in particolare avvertito circa operazioni ibride e violazioni dello spazio aereo. La combinazione di attacchi ucraini a lungo raggio e di un linguaggio russo pungente sul ruolo della NATO è stata vista come un aumento della possibilità di errori di calcolo.
Attacchi con droni ucraini contro petroliere russe nel Mar | quotidiano360