L'Austria pianifica il divieto dei social media sotto i 14 anni: Pröll annuncia un disegno di legge
Vienna, 26 luglio 2026
Bernhard Holub / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0
Summary
Il governo austriaco sta preparando un disegno di legge che vieta ai minori di 14 anni l'accesso ai social media come TikTok, Instagram e Facebook. Il segretario di Stato alla digitalizzazione Alexander Pröll (ÖVP) difende l'iniziativa nazionale e prevede sanzioni fino al sei percento del fatturato annuo per le piattaforme.
Vienna, 26 luglio 2026
Il governo austriaco vuole vietare in larga misura i social media ai bambini sotto i 14 anni con un disegno di legge e, secondo quanto riferito dal segretario di Stato alla digitalizzazione Alexander Pröll (ÖVP), punta su una verifica dell'età tramite fornitori terzi.
Il disegno, che secondo Pröll potrebbe essere presentato al Consiglio dei ministri estivo lunedì, prevede un divieto dei "meccanismi che creano dipendenza" per i minori di 14 anni. Bambini e ragazzi incontrerebbero quotidianamente sui social media odio, violenza, body shaming, misoginia e modelli di bellezza pericolosi, viene citato Pröll: "Viele Eltern fühlen sich damit allein gelassen und fragen sich, wie sie ihre Kinder in dieser digitalen Welt schützen können."
A essere sicuramente colpite dal divieto saranno, secondo Pröll, le piattaforme TikTok, Instagram e Facebook. "Es kommt auf die Logik der Plattformen an", ha detto il segretario di Stato con riferimento alle piattaforme che in futuro dovranno rispettare un limite di età. Non ci sarà tuttavia un elenco definitivo dei fornitori interessati, come ha aggiunto: "Was die Plattformen betrifft, für die es zukünftig eine Altersgrenze gelten soll, werde es 'keine taxative Aufzählung der Plattformen geben'."
Fornitori terzi per la verifica dell'età
La verifica tecnica dell'età dovrà avvenire tramite un fornitore terzo, che comunicherà alla rispettiva piattaforma solo un'informazione sì/no, se la persona registrata ha più di 14 anni. "Den Plattformen würden 'kein Ausweis, keine Daten, keine Wohnadresse geliefert', versicherte Pröll und garantierte 'höchsten Datenschutzstandard'." In questo modo si dovrà garantire che i dati personali sensibili non finiscano nelle mani delle piattaforme.
In caso di violazioni del limite di età, i piani del governo prevedono sanzioni nei confronti delle piattaforme, che possono arrivare fino al sei percento del fatturato annuo. "Wir reden von Milliarden Euro potenzieller Strafe", ha detto Pröll. Le sanzioni dovranno essere comminate dalla KommAustria, l'autorità di regolamentazione austriaca. L'obiettivo è aumentare la pressione sulle piattaforme affinché creino i presupposti tecnici per un controllo affidabile dell'età.
Sanzioni fino al sei percento del fatturato annuo
La SPÖ propone nel frattempo un modello alternativo, che pone maggiormente al centro le competenze digitali. Plaide per un modello "9 più 2" con esercitazioni obbligatorie per bambini e ragazzi. Il partito di opposizione punta così su un approccio pedagogico, che vada oltre il semplice divieto e prepari i giovani all'uso dei social media.
Contesti da Verdi e FPÖ
Dalla critica dell'opposizione arrivano tuttavia forti contraddizioni. Barbara Neßler, portavoce dei Verdi per le politiche dell'infanzia, della gioventù e della famiglia, ha chiesto in un comunicato stampa: "Entscheidend ist, dass am Ende eine Lösung steht, die Kinder wirksam schützt, funktioniert und grundrechtskonform ist." I Verdi guardano con scetticismo al progetto del governo, soprattutto alla luce delle questioni legate ai diritti fondamentali.
Il fatto che l'Austria, con il disegno di legge, intraprenda una propria strada e non aspetti una soluzione a livello europeo, Pröll lo ha motivato con la preoccupazione di uno stallo: "dass da vielleicht nie was kommt. Und darum sind wir den nationalen Weg gegangen." Ha ammesso che una soluzione europea sarebbe "schöner": "Aber selbst wenn sie kommt, würde die technische Umsetzung sowieso den Mitgliedsstaaten übertragen."
Iniziativa nazionale con rischi
La critica a questa iniziativa nazionale, tuttavia, non si placa. La portavoce dei Verdi Neßler ha avvertito che non si dovrebbe inscenare la legge solo come un segnale politico rapidamente visibile. Serve piuttosto una soluzione, "die den Grundsätzen des Rechtsstaats gerecht wird" e che funzioni davvero. I pediatri, dal canto loro, ammoniscono da tempo che un tempo eccessivo davanti allo schermo grava sulla salute fisica e psichica dei bambini e non possa essere risolto con un semplice divieto.
All'interno della coalizione, parallelamente al progetto sui social media, sembra esserci movimento anche sul tema del servizio civile. Pröll ha inizialmente citato nell'intervista al "Presse" il modello "6 più 100", per poi correggerlo in "8 più 2 e 12 mesi di servizio civile". A ciò sono collegate evidentemente discussioni sulla durata del servizio militare di base e sul futuro obbligo del servizio civile. Dalle fila dell'FPÖ sono arrivate dure critiche al riguardo: "Die Uneinigkeit innerhalb der Regierungskoalition führt zu einem Stillstand bei der wichtigsten Reform für die Sicherheit unseres Landes."
I Neos si sono astenuti da dichiarazioni chiare su entrambi i temi. Da parte dei partner di coalizione si è detto soltanto di essere "ancora in fase di coordinamento", come ha appreso lo STANDARD. Resta quindi aperto come e in che forma i progetti verranno infine presentati al Consiglio dei ministri.
Riguardo alla protezione dei dati e dei minori, il governo sottolinea che la procedura dovrà passare attraverso fornitori terzi esterni, a loro volta soggetti alla normativa europea sulla protezione dei dati. In questo modo si dovrebbe evitare che dati sensibili sull'identità finiscano direttamente nelle mani delle piattaforme. I critici dubitano tuttavia che una tale soluzione tramite terzi funzioni in pratica realmente a prova di manomissione e che non riveli comunque profili di singoli utenti.
Le associazioni dei consumatori e i pedagogisti considerano il provvedimento un passo atteso da tempo, ma sottolineano anche che un divieto da solo non basta. Servono parallelamente educazione nelle scuole, servizi di assistenza facilmente accessibili per i genitori e un coordinamento internazionale. Anche la questione di quali piattaforme ricadranno esattamente nel divieto resta aperta, con il rinvio a futuri adeguamenti. Resta quindi da vedere quali ulteriori fornitori saranno effettivamente colpiti dalla legge.
Questioni aperte sull'attuazione pratica
Infine si pone la questione dell'applicabilità. Nemmeno un divieto in Austria può impedire che i bambini accedano a contenuti bloccati tramite servizi VPN o dall'estero. Gli esperti sottolineano che una tutela efficace dei bambini e dei giovani in rete può funzionare solo con una combinazione di educazione, soluzioni tecniche e una chiara responsabilità dei fornitori. Fino alla prevista presentazione al Consiglio dei ministri estivo, il disegno potrebbe essere ancora modificato.
Se il disegno di legge verrà presentato lunedì in Consiglio dei ministri come annunciato, è probabile che il dibattito politico al riguardo acquisti ulteriore slancio. I Verdi hanno già segnalato che vorranno sottoporre il progetto, nel processo parlamentare, a un esame di conformità ai diritti fondamentali. Anche all'interno della coalizione l'ultima parola non sembra essere ancora stata detta.
Nel complesso emerge che: con il progetto di impedire ai minori di 14 anni l'accesso alle grandi reti sociali, l'Austria si avventura in un'iniziativa politicamente molto delicata. Quanto sarà efficace dipenderà non da ultimo dalla concreta definizione della verifica dell'età, dalla prassi sanzionatoria della KommAustria e dalla questione se a breve arriver
Divieto dei social media dai 14 anni: disegno di legge | quotidiano360