L'Austria invia in consultazione una bozza di legge sull'età minima di 14 anni per i social media
Vienna, 28 luglio 2026
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Summary
Il governo federale austriaco ha inviato lunedì, dopo il Consiglio dei ministri estivo a Salisburgo, un disegno di legge in consultazione che intende limitare, tramite verifica dell'età, l'accesso ai social network e alle piattaforme video per i minori di 14 anni. Le piattaforme probabilmente interessate sono TikTok, Instagram, YouTube e Snapchat; in caso di entrata in vigore, prevista al più presto nel gennaio 2027, le piattaforme molto grandi rischiano sanzioni fino al sei per cento del fatturato annuale globale.
Vienna, 28 luglio 2026
Il governo federale austriaco ha inviato lunedì, dopo il Consiglio dei ministri estivo a Salisburgo, un disegno di legge in consultazione e alla Commissione europea per la notifica, che intende vincolare in futuro l'accesso ai social network e alle piattaforme video per i minori di 14 anni a una verifica obbligatoria dell'età.
Cosa ha deciso il governo a Salisburgo
L'iniziativa rientra in una modifica della legge sui servizi media audiovisivi (AMD-G). Come riferito dalla sala stampa dopo il Consiglio dei ministri, l'obiettivo è proteggere meglio bambini e ragazzi dai meccanismi di dipendenza e dai contenuti problematici presenti in Internet. Il cancelliere federale Christian Stocker (ÖVP) ha dichiarato che vi sono "per la prima volta regole chiare per l'accesso a determinate piattaforme di social media per i minori di 14 anni"; il vicecancelliere e ministro dei Media Andreas Babler (SPÖ) ha parlato di "un'ottima giornata dal punto di vista dei bambini". Entrambi hanno sottolineato che la responsabilità del rispetto delle nuove regole non deve ricadere sui bambini o sui genitori, bensì sugli operatori delle piattaforme.
Nel concreto, le persone sotto i 14 anni – definite nella bozza come "minori" – non potranno più utilizzare i servizi interessati. Chi in futuro vorrà aprire un account su una piattaforma coinvolta dovrà dimostrare di avere almeno 14 anni. La verifica dell'età dovrà avvenire una sola volta, al momento della registrazione; la procedura esatta, tuttavia, non è prescritta dalla legge. Tra le possibilità previste dalla bozza vi è, tra l'altro, l'impiego della carta d'identità elettronica ID Austria, ma potranno essere utilizzati anche fornitori terzi certificati.
Quali funzioni sono considerate che favoriscono la dipendenza
Dalla situazione attuale è chiaro che TikTok, Instagram, Snapchat e YouTube ricadranno nel divieto. Tuttavia, la legge non prevede un "elenco tassativo" di tutti i servizi interessati. La bozza definisce invece le funzioni considerate che creano dipendenza o potenzialmente dannose e che fanno scattare l'ambito di applicazione. Tra queste vi sono algoritmi di raccomandazione per cui più di un terzo dei contenuti proposti o mostrati non proviene da contatti scelti autonomamente dall'utente, lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push al di fuori della comunicazione individuale o dei contenuti ai quali si è abbonati, sistemi di ricompensa come i "mi piace", nonché i contatti diretti indesiderati tra utenti sconosciuti. Ne fanno parte anche gli incentivi che spingono ad aumentare l'interazione con la piattaforma o con i contenuti di altri utenti.
Sono esclusi dall'ambito di applicazione, secondo la bozza, i servizi di messaggistica pura come WhatsApp, che potranno continuare a essere utilizzati. Analogamente, sono esclusi, in base ai fatti a disposizione, i semplici servizi di archiviazione online i cui contenuti non siano contrassegnati o disposti dal fornitore. Vengono invece inclusi, nella misura in cui si tratti di episodi di immagini in movimento con o senza sonoro, anche i contenuti che provengono come "trasmissioni" da servizi media.
Dopo l'entrata in vigore, le piattaforme disporranno di un ulteriore periodo transitorio di tre mesi per implementare tecnicamente le nuove regole. Ciò significa che, anche in caso di entrata in vigore il 1° gennaio 2027, un'implementazione completa sarebbe prevedibile non prima di aprile 2027. Nel frattempo, i fornitori dovranno, tra l'altro, garantire che la verifica dell'età tramite un fornitore terzo avvenga in modo tale che né il verificatore possa ricostruire dove o quando la prova venga utilizzata, né la piattaforma destinataria riceva più informazioni del necessario sì/no. La bozza prevede a tal fine un cosiddetto modello double-blind, che, secondo il segretario di Stato alla digitalizzazione Alexander Pröll (ÖVP), sarà realizzato tramite procedure a prova di conoscenza zero (zero-knowledge proof).
Sanzioni fino a miliardi
Quali contenuti o comportamenti siano concretamente considerati "dannosi" è demandato dalla legge all'autorità di regolazione competente. Una compromissione, secondo la bozza, può essere fisica, mentale o morale; la norma si applica "qualora non sia garantita la protezione dei minori da contenuti o comportamenti compromettenti". Anche per stabilire se un servizio rientri o meno nella regolamentazione, è determinante il carattere economico: la prestazione deve essere fornita "di norma a titolo oneroso", il che comprende espressamente anche i servizi finanziati dalla pubblicità.
In caso di violazione, gli operatori delle piattaforme interessate rischiano sanzioni amministrative fino a 150.000 euro. Decisamente più severe sono le sanzioni per i fornitori classificati dalla Commissione europea come "piattaforme online molto grandi": per loro sono previste ammende fino al sei per cento del fatturato annuale globale. Per gruppi come Google o Meta, secondo i calcoli basati sulle fonti disponibili, tali sanzioni potrebbero raggiungere cifre dell'ordine dei miliardi. Le piattaforme dovranno inoltre supportare standard aperti per la verifica dell'età, e il verificatore dell'età non potrà conservare un registro centralizzato delle utilizzazioni.
Reazioni dalla politica e dalla società civile
All'origine dell'iniziativa vi sono, secondo la rappresentazione del governo federale, anche dati sull'utilizzo da parte dei minorenni. Secondo gli studi citati nella bozza in consultazione, "un bambino su quattro mostra sintomi simili a quelli di una dipendenza" e "quasi la metà dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni utilizza il proprio dispositivo quasi senza interruzioni". Pröll ha dichiarato al riguardo che le piattaforme hanno avuto abbastanza tempo per "assumersi autonomamente la responsabilità". Non essendo ciò avvenuto, il governo interviene ora per via legislativa.
I partiti di coalizione giudicano la bozza nel complesso positivamente, seppur con accenti diversi. Mentre l'ÖVP sottolinea con più forza la missione di protezione, la SPÖ evidenzia la dimensione pedagogica e di politica familiare. I Verdi, all'opposizione, sostengono nel complesso l'iniziativa, ma criticano "una legge giuridicamente vaga: tanto marketing sulla protezione dei dati, poche soluzioni concrete". L'FPÖ respinge la modifica e vi scorge "censura mascherata da tutela dei giovani". Il segretario generale dell'FPÖ Christian Hafenecker ha parlato di un "insidioso attacco frontale alla libertà di opinione e di informazione dei giovani" e ha definito la tutela dell'infanzia e dei giovani una "foglia di fico per un massiccio attacco di censura e per l'ulteriore espansione del controllo statale".
Al di fuori della politica, la bozza incontra in parte consenso e in parte scetticismo. La Rappresentanza federale dei giovani (Bundesjugendvertretung) accoglie favorevolmente l'iniziativa, a condizione che il tempo guadagnato venga utilizzato per preparare meglio i giovani all'uso dei social media. Il suo presidente Moritz Mittermann ha dichiarato: "Mettere un freno a queste
Divieto social media dai 14 anni: bozza di legge austriaca | quotidiano360