Iran teme le partite del Mondiale contro Belgio ed Egitto: visto dell'attaccante Torabi inizialmente non valido
Los Angeles, 17 giugno 2026
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Summary
Dopo il 2:2 all'esordio contro la Nuova Zelanda, all'attaccante iraniano Mehdi Torabi è stato revocato il visto per gli Stati Uniti perché valido solo per un ingresso. Nel frattempo, secondo il commissario del Mondiale Andrew Giuliani, ha ottenuto un nuovo visto e potrà probabilmente giocare contro Belgio ed Egitto.
Los Angeles, 17 giugno 2026
All'attaccante iraniano Mehdi Torabi (31) è stato revocato il visto per gli Stati Uniti dopo la partita d'esordio al Mondiale contro la Nuova Zelanda (2:2) a Los Angeles, poiché era stato rilasciato solo per un ingresso; nel frattempo, secondo il commissario del Mondiale Andrew Giuliani, il problema è stato risolto.
Contesto: un visto, un ingresso
La Coppa del Mondo di calcio negli Stati Uniti, in Canada e in Messico sta causando notevoli difficoltà logistiche e politiche alla squadra iraniana. Dopo la partita d'esordio contro la Nuova Zelanda, terminata 2:2 il 16 giugno 2026 a Los Angeles, al 31enne attaccante Mehdi Torabi è stato dichiarato non valido il visto per gli Stati Uniti. Come riportato dall'agenzia di stampa statale iraniana Irna, il documento era stato rilasciato solo per un ingresso ed era scaduto dopo la partita. Torabi era in panchina all'esordio e non ha potuto essere impiegato.
Il commissario del Mondiale Andrew Giuliani ha commentato la situazione il giorno dopo la partita. „Questo problema è stato risolto“, ha detto Giuliani. Torabi ha ricevuto un nuovo visto con cui potrà partecipare alle restanti partite del Mondiale. La squadra iraniana, ha aggiunto Giuliani, potrà in futuro entrare il giorno prima di ogni partita e ripartire subito dopo. „La squadra potrà entrare (…) il giorno prima della partita. Potrà fare lo stesso anche a Seattle“, ha spiegato.
L'IRGC come fattore politico
Alla base della rigorosa regolamentazione dei visti, secondo Giuliani, c'è la Guardia Rivoluzionaria iraniana (IRGC). Il commissario statunitense avrebbe chiarito che „chiunque abbia un legame con l'IRGC (N.d.R.: la Guardia Rivoluzionaria iraniana) non entrerà negli Stati Uniti d'America e il Mondiale non sarà il motivo per cui potrà entrare". Alla domanda se Torabi avesse personalmente un tale legame o se si trattasse puramente dei requisiti del visto, non ha voluto rispondere dopo il 2:2.
Il ct iraniano Amir Ghalenoei aveva criticato duramente le circostanze già subito dopo la partita. „Siamo la squadra più tormentata dell'intero Mondiale", ha detto Ghalenoei in una conferenza stampa lunedì. Giocatori e dirigenti erano stati informati solo all'ultimo momento che avrebbero dovuto rientrare in Messico già la sera stessa della partita, senza tempo per recuperare. La squadra aveva originariamente programmato di restare in California tra una partita e l'altra. „Rendono la situazione sempre più difficile, ci pongono nuovi ostacoli", ha detto il tecnico riferendosi alle autorità americane.
Base logistica spostata da Tucson a Tijuana
Il lungo viaggio tra le sedi delle partite è una conseguenza diretta dello spostamento della base logistica dell'Iran al Mondiale. La squadra era originariamente accampata a Tucson, nello Stato americano dell'Arizona, ma a causa delle persistenti difficoltà delle ultime settimane si era trasferita a Tijuana, in Messico. Gli spostamenti tra Tijuana e le sedi delle partite negli USA costano tempo ed energie, cosa che Ghalenoei ha denunciato con forza.
La delegazione iraniana non è nemmeno al completo negli USA sul piano del personale. Il presidente della federazione Mehdi Taj e parte dello staff tecnico non hanno ottenuto il visto americano e hanno dovuto restare in Messico. L'incertezza sulle modalità di viaggio, secondo la federazione iraniana, si era nel frattempo estesa anche ai visti dei giocatori. Nel frattempo, però, tutti i giocatori iraniani avrebbero ricevuto un documento d'ingresso valido per gli USA, come riferito da ambienti della federazione.
Delegazione incompleta
Che la questione dei visti non sia solo di natura burocratica, ma abbia anche una dimensione geopolitica, lo dimostrano le discussioni durate settimane nella fase preparatoria del Mondiale. La partecipazione dell'Iran era stata a lungo incerta viste le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il riferimento all'IRGC nella dichiarazione di Giuliani rende evidente che le autorità americane gestiscono in modo particolarmente restrittivo l'ingresso di funzionari e giocatori iraniani.
Taremi, che era già sceso in campo all'esordio contro la Nuova Zelanda, oltre alla partenza immediata si era lamentato anche per i visti mancanti dei membri dello staff. La federazione iraniana ha dal canto suo spiegato di aver reagito non appena erano state note le incongruenze. „Non appena ne siamo venuti a conoscenza, ci siamo attivati affinché il giocatore potesse partecipare a ogni partita", si è detto dall'ambiente iraniano. Le incongruenze sono state nel frattempo chiarite.
La vicenda pregressa mostra quanto sia delicata l'interfaccia tra sport e politica in questo Mondiale. Percorsi di viaggio, requisiti per i visti e preoccupazioni di sicurezza si intrecciano e influenzano direttamente la capacità prestativa della squadra. L'affermazione di Ghalenoei, essere la „squadra più tormentata dell'intero Mondiale", riassume bene la somma di questi carichi.
Prospettive: Belgio, Egitto e la questione delle fatiche
Per la squadra dell'Iran il calendario ora prosegue a ritmo serrato. Domenica è in programma a Los Angeles la seconda partita del girone contro il Belgio, prima dell'ultima sfida del gruppo contro l'Egitto il 26 giugno a Seattle. Sono dunque due partite decisive, in cui la squadra ha bisogno di punti per mantenere viva la possibilità di qualificarsi agli ottavi. Torabi, che ricopre un ruolo chiave in attacco, dovrebbe essere disponibile per i prossimi impegni, a patto che il nuovo visto funzioni senza intoppi.
Resta aperta la domanda se le autorità americane porranno ulteriori ostacoli nelle prossime partite o se la soluzione ora trovata – ingresso il giorno della partita, uscita subito dopo – resterà stabile. Giuliani aveva sottolineato nella sua dichiarazione che il problema Torabi è risolto, ma non si era espresso nel merito sui retroscena politici. Anche Ghalenoei ha evitato di commentare la situazione oltre il lamento generale.
Dal punto di vista iraniano, la situazione sportiva di partenza, nonostante le avversità, non è priva di speranze. Il 2:2 contro la Nuova Zelanda ha portato quantomeno un punto, e con Belgio ed Egitto attendono due avversari contro cui una vittoria sembra possibile. Sarà decisivo capire se la squadra riuscirà a scrollarsi di dosso nel prosieguo del torneo le fatiche dei viaggi e il peso psicologico della vicenda dei visti. I prossimi giorni mostreranno se federazione e parte americana troveranno una soluzione duratura e senza intoppi.
Bilancio: politica e sport in un campo di tensione
Nel complesso, l'episodio getta luce sulle condizioni particolari di un Mondiale in un Paese in cui le relazioni diplomatiche con uno degli Stati partecipanti sono tese. I grandi eventi sportivi dovrebbero unire, ma nel caso dell'Iran emerge come le realtà politiche possano influenzare notevolmente la competizione – fino a mettere in discussione la possibilità stessa per singoli giocatori di entrare nel Paese.
La prossima prova arriverà domenica sera, quando la squadra iraniana sfiderà il Belgio a Los Angeles. Se Torabi sarà della partita, sarà una prima conferma che l'intesa raggiunta regge. In caso contrario, il dibattito su visti, politica e sport negli USA è destinato a rinfocolarsi.
Dal punto di vista della federazione iraniana, resta da sperare che le procedure burocratiche nei prossimi giorni funzionino in
Scandalo visto Iran: Torabi rischia l'esclusione dal | quotidiano360