Il popolo svizzero rende più difficile il passaggio dal servizio militare al servizio civile
Berna, 14 giugno 2026
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Summary
Il 14 giugno 2026 il popolo svizzero ha approvato con il 53 percento di sì una riforma della legge sul servizio civile che rende notevolmente più difficile il passaggio dal servizio militare a quello civile. In futuro chi cambierà dovrà prestare almeno 150 giorni di servizio, gli interventi diventeranno un obbligo annuale e il personale medico non potrà più essere impiegato in ambiti specialistici.
Berna, 14 giugno 2026
Le elettrici e gli elettori svizzeri il 14 giugno 2026 hanno approvato con il 53 percento di voti favorevoli una revisione della legge sul servizio civile che rende sensibilmente più difficile il passaggio dal servizio militare al servizio civile.
La prognosi della SRG delle ore 13 indicava il 53 percento di sì e il 47 percento di no, con un margine di errore di ±2 punti percentuali. Nello spoglio ufficiale, in serata, si contavano 41 043 sì contro 28 055 no sulla scheda federale. Il progetto sostenuto da Consiglio federale e Parlamento si è così imposto contro il referendum promosso da un'alleanza composta da partiti giovanili, sindacati e associazioni del servizio civile.
Situazione di partenza e risultato della votazione
In Consiglio nazionale la modifica di legge era stata in precedenza approvata con 120 voti contro 76, grazie a una maggioranza borghese composta da UDC, PLR e Il Centro. Anche il Consiglio degli Stati l'aveva approvata nettamente con 33 voti contro 10. In seguito il comitato referendario ha avanzato la richiesta di una votazione popolare.
La riforma introduce sei nuovi ostacoli per i militari che desiderano passare al servizio civile. Chi in futuro effettuerà il passaggio dovrà, tra l'altro, prestare almeno 150 giorni di servizio civile, indipendentemente dal servizio militare ancora dovuto. Il fattore 1,5 per i giorni di servizio civile rispetto ai giorni di servizio militare si applica ora espressamente anche ai sottufficiali e agli ufficiali.
Finora valeva la regola secondo cui chi cambiava doveva prestare 1,5 volte i giorni di servizio civile rispetto a quelli di servizio militare ancora dovuti. Ora per tutti coloro che cambiano dopo la scuola reclute vige un limite minimo uniforme di 150 giorni. Se la domanda di passaggio viene accolta ancora durante la scuola reclute, il servizio prolungato deve essere svolto entro la fine dell'anno successivo all'ammissione, quindi nettamente prima rispetto a oggi.
Contenuto della riforma
Chi ha già concluso la scuola reclute e tutti i giorni di formazione in futuro non potrà più passare al servizio civile e quindi evitare l'obbligo di tiro. La legge chiude così una delle lacune finora più frequentemente utilizzate. La Confederazione reagisce in tal modo alla persistente tendenza all'aumento del numero di passaggi.
Lo scorso anno 7211 uomini avevano scelto il servizio sostitutivo, un valore record. Il 40 percento di chi è passato al servizio civile ha deciso solo durante la scuola reclute, un terzo addirittura dopo la formazione di base conclusa. Questi dati avevano alimentato il dibattito sul carico per l'esercito.
Effetti sul servizio civile
Con la riforma il servizio civile diventa un obbligo annuale. Gli interventi già prestati potranno in futuro essere richiesti ogni anno, in modo simile ai corsi di ripetizione dell'esercito. Si tratta di garantire che i 60 000 civili siano effettivamente richiamabili in caso di crisi.
Finora le persone che prestano servizio civile potevano essere richiamate in caso di crisi solo a gocce e mai in modo congiunto. L'Ufficio federale competente aveva inoltre ammesso che vi fosse necessità di intervento per quanto riguarda la neutralità rispetto al mercato del lavoro in determinati posti di servizio civile. La riforma intende pertanto rendere il servizio più affidabile e gestibile.
Un'ulteriore novità riguarda il personale medico. Potrà continuare a passare al servizio civile, ma dovrà svolgerlo in ambiti non specialistici, quindi non più in strutture mediche. Si vuole così evitare che medici e personale infermieristico aggirino la propria formazione medica.
Per il Consiglio federale la riforma è un elemento di una politica di sicurezza più ampia. Di recente il Consiglio federale aveva avvertito che la Russia sta già oggi conducendo un conflitto occulto contro l'Occidente e che anche la Svizzera è vulnerabile. In questo contesto acquista peso la questione di quanti giorni di servizio l'esercito possa pianificare in modo affidabile.
Contesto di politica della sicurezza
A differenza del servizio civile, l'esercito svizzero ha un mandato costituzionale: deve difendere il Paese e la sua popolazione e sostenere le autorità civili in caso di minacce gravi e situazioni di emergenza. Proprio questo mandato verrebbe indebolito dall'elevato numero di passaggi, hanno argomentato Consiglio federale e Parlamento nella campagna di voto.
Il Parlamento intende pertanto fondere servizio civile e protezione civile in un'unica catastrofenhilfe. Dai due strumenti finora separati dovrebbe così nascere un bacino comune per gli interventi in caso di catastrofi e situazioni di emergenza. I civili diventerebbero così una componente fissa della gestione nazionale delle crisi.
Nel merito il progetto era difficile da inquadrare per l'elettorato. Urs Bieri del GFS Bern ha dichiarato: «Wenn man nicht genau weiss, um was es geht, stimmt man eher Ja.» Di fatto la legge sul servizio civile, rispetto all'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» in votazione lo stesso giorno, è stata discussa ben poco. Bieri vi vede una ragione del fatto che la raccomandazione di sì di Consiglio federale e Parlamento abbia avuto successo.
Lukas Golder, politologo del GFS Bern, ha spiegato che il sì era atteso nei comuni conservatori della Svizzera tedesca, ma che la forte mobilitazione nelle città ha fatto la differenza. Il fronte borghese si era mobilitato, ma allo stesso tempo PS e Verdi avevano portato alle urne elettrici ed elettori nelle aree urbane.
Gli oppositori del progetto avevano sostenuto nella campagna che le nuove regole avrebbero portato a circa il 40 percento di persone in meno nel servizio civile. Vi scorgevano un indebolimento dell'impegno civile, ad esempio negli ospedali, nelle case di cura e nei servizi di soccorso, e avevano criticato la riforma come burocratica.
Argomenti dei favorevoli e dei contrari
I favorevoli avevano replicato che uno studio del 2024 aveva mostrato come ostacoli anche decisamente più alti non dissuadano molti uomini dal quittare il servizio con le armi. La necessità di riforma resta quindi elevata, secondo l'argomento del Consiglio federale e della maggioranza borghese.
La Costituzione svizzera non prevede un diritto di scelta libero tra servizio militare e servizio civile; il servizio militare è piuttosto la regola, il servizio civile un'eccezione. Con la revisione questa eccezione viene circoscritta più strettamente, senza essere abolita.
Nel medio-lungo periodo la votazione sugli ostacoli al servizio civile è solo un preludio: il vero impegno seguirà con la votazione su ulteriori miliardi per il potenziamento dell'esercito. Se il finanziamento dovesse avvenire, come propone il Consiglio federale, tramite un aumento dell'IVA, anche su questo punto dovrà decidere il popolo alle urne.
Prospettive sul finanziamento dell'esercito
In contemporanea al progetto sul servizio civile si è votato anche sull'iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni». Questa votazione ha
Votazione servizio civile 14 giugno 2026: 53 percenti sì | quotidiano360