Ebola RDC: casi sospetti in calo a 116, OMS chiede cautela | quotidiano360
Ebola nella RDC: crollano i casi sospetti, ma l'OMS invita alla prudenza
Ginevra, 2 giugno 2026
Summary
Nell'est della Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola sono scesi da oltre 900 a 116 in una settimana, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Le autorità sanitarie hanno confermato 321 infezioni e 48 decessi, mentre l'Uganda ha riportato 15 contagi e una vittima. L'epidemia, causata dalla rara variante Bundibugyo, resta una delle più difficili degli ultimi anni.
Ginevra, 2 giugno 2026
Il numero di casi sospetti di Ebola nell'est della Repubblica Democratica del Congo è crollato da oltre 900 a 116 in una settimana, ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il calo non significa ancora che l'epidemia sia sotto controllo.
Il calo dei casi sospetti nella RDC orientale
L'epidemia di Ebola che ha colpito l'est della Repubblica Democratica del Congo e l'Uganda sta mostrando segnali contrastanti. Secondo i dati diffusi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi sospetti sono precipitati dai circa 900-1.200 della settimana precedente agli attuali 116, un dato che le autorità sanitarie considerano incoraggiante ma non ancora sufficiente per dichiarare la situazione sotto controllo.
Le cifre ufficiali restano pesanti: nell'est della Repubblica Democratica del Congo le autorità hanno confermato in laboratorio 321 casi di infezione da virus Ebola, di cui 48 mortali. In Uganda, come riferito dal ministero della Salute, sono stati registrati 6 nuovi contagi che portano il totale a 15 infezioni confermate in laboratorio dall'inizio dell'epidemia nel paese vicino, con un decesso già segnalato.
Il portavoce dell'OMS Lindmeier ha sottolineato che, sebbene il dato sia in apparenza positivo, è ancora troppo presto per concludere che l'epidemia sia gestita in modo più efficace. In centinaia di casi inizialmente registrati come sospetti a causa dei sintomi, l'infezione da Ebola non è stata poi confermata dai test, il che spiega in parte la forte riduzione del conteggio.
Una variante rara e senza strumenti specifici
Lindmeier ha però precisato che un numero elevato di casi sospetti può anche essere interpretato come un segnale positivo: significa che il sistema di individuazione funziona e che le persone con sintomi si presentano alle strutture sanitarie. L'OMS presume fin da quando l'epidemia è stata identificata nella parte orientale del Congo, a metà maggio, che il numero reale di infezioni sia significativamente superiore a quello ufficialmente registrato.
L'epidemia è causata dalla rara variante Bundibugyo del virus Ebola, scoperta per la prima volta nel 2007. Si tratta solo del terzo focolaio di questo tipo mai documentato nella storia. A differenza della più comune variante Zaire, contro la quale esistono vaccini e terapie, per il ceppo Bundibugyo non sono attualmente autorizzati vaccini, farmaci specifici né test diagnostici rapidi.
Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto fisico e con i fluidi corporei delle persone infette. Il tasso di mortalità della variante Bundibugyo è compreso tra il 30 e il 50 per cento. La OMS e l'Africa CDC hanno descritto questo focolaio come una delle epidemie di Ebola più difficili degli ultimi anni, con diverse centinaia di decessi già registrati.
Il focolaio è rimasto inosservato per settimane nella provincia di Ituri, al confine con Uganda e Sud Sudan, e non tutti i casi vengono riportati. Questo ritardo nella rilevazione ha complicato le operazioni di contenimento e ha favorito la diffusione del virus in un'area già fragile sotto il profilo sanitario.
La ricerca di un vaccino contro Bundibugyo
Sul fronte della ricerca, le notizie non sono incoraggianti sul breve periodo. Il vaccino VSV-Ebov, approvato nel 2019 e sviluppato con la partecipazione della ricercatrice tedesca Marylyn Addo del Centro medico universitario Hamburg-Eppendorf, è efficace contro la variante Zaire, ma non contro Bundibugyo. Durante la pandemia di coronavirus, quasi tutte le risorse destinate a Ebola sono state dirottate verso la risposta pandemica, frenando lo sviluppo di vaccini per gli altri ceppi.
Marylyn Addo ha ricordato la complessità della sfida: "Wir haben sechs Ebola-Spezies, vier davon infizieren Menschen. ... aber warum hat man gegen die anderen drei nicht einen Impfstoff? Da muss man ganz klar sagen, in einer perfekten Welt, wo Ressourcen keinen Rolle spielen, hätten wir den Impfstoff schon."
Alcuni anni fa, ricercatori dell'Università del Texas hanno dimostrato che il vaccino VSV-Ebov potrebbe essere adattato al ceppo Bundibugyo. Addo ha definito questa prospettiva promettente: "Wir gehen davon aus, dass das ein vielversprechender Kandidat ist, weil man den nur einmal verimpfen muss. Außerdem wissen wir, wie man das in einer Ring-Vakzinierung anwendet." La vaccinazione ad anello, che prevede l'immunizzazione di tutte le persone entrate in contatto con un soggetto infetto, si è rivelata molto efficace nelle epidemie precedenti.
Obeldesivir: la speranza di un antivirale orale
Sul fronte dei farmaci, l'OMS ha annunciato che partiranno a breve studi sulla profilassi post-esposizione con Obeldesivir, un antivirale orale sviluppato a partire dal Remdesivir. Il Remdesivir, durante la pandemia di coronavirus, poteva essere somministrato solo per via endovenosa. I test di Obeldesivir contro la variante Zaire non hanno dato risultati univoci, ma gli studi sugli animali hanno mostrato buoni risultati contro Bundibugyo.
Le autorità dei paesi e delle regioni colpite stanno attualmente negoziando le condizioni esatte per lo studio clinico su Obeldesivir. L'OMS e la comunità scientifica considerano il farmaco una fonte di speranza per mitigare l'attuale epidemia, a patto che venga somministrato molto precocemente dopo il contatto con una persona infetta.
Diversi finanziatori internazionali, tra cui CEPI, l'alleanza per i vaccini Gavi e il fondo pandemico della Banca Mondiale, hanno annunciato sovvenzioni nell'ordine di milioni destinate alla ricerca sui vaccini contro Ebola. I fondi dovrebbero consentire di testare candidati promettenti sull'uomo nel giro di pochi mesi.
Il confronto con le epidemie precedenti
All'Università di Lipsia, la professoressa Clara Schoeder sta lavorando con l'Università di Oxford a un vaccino a vettore virale, simile a quello sviluppato da AstraZeneca contro il coronavirus. L'obiettivo è un pan-vaccino in grado di proteggere non solo contro Bundibugyo, ma anche contro altri filovirus come il virus Marburg. La ricerca, cominciata solo lo scorso anno, è ancora in fase molto precoce e il preparato specifico non è stato ancora testato sull'uomo.
I filovirus causano febbre emorragica con sanguinamenti interni ed esterni e sono noti per l'elevato tasso di mortalità. Stephan Becker, direttore dell'Istituto di virologia dell'Ospedale universitario di Marburg, ha avvertito che la situazione attuale ricorda l'epidemia di Ebola in Africa occidentale del 2013-2014: "Eine klinische Prüfung hat noch nicht stattgefunden und das heißt, wir sind in einer sehr ähnlichen Situation wie 2013/2014 bei dem Ebola-Ausbruch in Westafrika."
Per contestualizzare la portata dell'epidemia in corso, i dati storici sono impressionanti: la grande epidemia di Ebola in Africa occidentale del 2014-2016, causata dal ceppo Zaire, uccise almeno 11.000 persone. Il secondo focolaio più grave mai registrato, tra il 2018 e il 2020 nell'est del Congo, causò circa 2.300 decessi. Durante la pandemia di coronavirus è stato dimostrato che il concetto su cui si basa il vaccino VSV-Ebov è efficace e ben tollerato.
Prospettive e incognite per le prossime settimane
Secondo le informazioni diffuse, la notizia è stata trasmessa il 2 giugno 2026 nel programma Deutschlandfunk: "Diese Nachricht wurde am 02.06.2026 im Programm Deutschlandfunk gesendet." Il portavoce dell'OMS ha ribadito che solo l'analisi delle prossime settimane permetterà di capire se il calo dei casi sospetti riflette un effettivo contenimento dell'epidemia o se è dovuto a fattori transitori nella capacità di test e sorveglianza. "Studio KURIER" – überall, wo es Podcasts gibt und auch auf YouTube als Video-Podcast.
Nel frattempo, le squadre sanitarie continuano a operare in un contesto segnato da infrastrutture limitate, confini porosi e una variante virale per la quale, a differenza di Ebola Zaire, l'arsenale terapeutico e preventivo è ancora in fase di sviluppo. La rapidità con cui emergeranno risultati clinici sui candidati vaccini e su Obeldesivir sarà determinante per la risposta internazionale nelle prossime settimane.
Questions & Answers
Quanti casi di Ebola sono stati confermati nella Repubblica Democratica del Congo?
Le autorità della RDC orientale hanno confermato in laboratorio 321 casi di infezione da virus Ebola, di cui 48 mortali, secondo i dati riportati al 2 giugno 2026.
Perché la variante Bundibugyo è considerata particolarmente difficile da contrastare?
A differenza della più comune variante Zaire, per il ceppo Bundibugyo non esistono attualmente vaccini autorizzati, terapie specifiche né test diagnostici rapidi, e il suo tasso di mortalità è compreso tra il 30 e il 50 per cento.
Quali sono le prospettive terapeutiche in fase di studio contro il ceppo Bundibugyo?
L'OMS ha annunciato l'avvio di studi sulla profilassi post-esposizione con Obeldesivir, un antivirale orale derivato dal Remdesivir che ha mostrato buoni risultati negli studi sugli animali contro Bundibugyo, mentre diversi candidati vaccini sono ancora in fase precoce di sviluppo.