Corte d'appello di Parigi conferma la condanna di Le Pen, ma mitiga la pena in vista delle elezioni del 2027
Parigi, 7 luglio 2026
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Summary
Le giudici della Corte d'appello di Parigi hanno confermato la condanna di Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi UE, ma hanno mitigato la pena in modo che nel 2027 possa teoricamente ricandidarsi. Un braccialetto elettronico per un anno limita la sua capacità di condurre la campagna; il suo partito si prepara parallelamente al candidato Jordan Bardella.
Parigi, 7 luglio 2026
Le giudici della Corte d'appello di Parigi hanno confermato martedì in secondo grado la condanna della populista di destra Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi UE e allo stesso tempo hanno mitigato la pena in modo che l'ex presidente del RN possa teoricamente candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027.
Il procedimento davanti alla Corte d'appello di Parigi, la cui udienza principale si era protratta per cinque settimane, si è concluso con un esito diviso: la condanna di primo grado per appropriazione sistematica di fondi europei nel caso degli assistenti parlamentari tra il 2004 e il 2016 è stata sostanzialmente confermata.
Tuttavia la corte, presieduta da Michèle Agi, ha ridotto l'iniziale interdizione dal diritto di elettorato passivo di cinque anni, così che resta formalmente possibile che Le Pen si candidi alle prossime presidenziali. Sono ora stati comminati 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 mesi con la sospensione condizionale della pena.
Pena più mite, segnale diviso
L'interdizione, in vigore con effetto immediato dalla sentenza del 31 marzo 2025, è considerata dalla corte come già scontata. Resta dunque aperta, in termini aritmetici, la strada verso una nuova candidatura nel 2027, sia pure con la riserva del braccialetto elettronico che Le Pen dovrà portare a casa per un anno.
La 57enne deve inoltre scontare una pena detentiva di un anno con braccialetto elettronico; gli altri due anni della pena complessiva di tre sono stati sospesi condizionalmente. Si aggiunge una multa di 100.000 euro.
Le giudici hanno ritenuto Le Pen colpevole nel merito per avere, con il suo partito dell'epoca Front National, oggi Rassemblement National, tra il 2004 e il 2016, distolto fondi UE dalla loro destinazione. Concretamente, sarebbero stati versati fondi per assistenti parlamentari al Parlamento europeo che in realtà lavoravano almeno in parte per il partito.
Tra questi, secondo quanto riferito dalla corte, vi erano anche guardie del corpo e la segretaria personale di Le Pen. Un arricchimento personale della politica non è stato tuttavia accertato dalle giudici.
Cinque settimane di udienza principale in tempi rapidi
Al momento della lettura della sentenza Le Pen era, secondo quanto riferito dal tribunale, personalmente presente e ha inizialmente lasciato l'aula senza rilasciare dichiarazioni pubbliche. La presidente della corte, Agi, ha parlato nel comunicato stampa del tribunale di violazioni gravi e durature delle regole democratiche.
Allo stesso tempo, ha dichiarato la corte, la proporzionalità della sanzione è stata preservata in rapporto al diritto di elettorato passivo. La libertà di candidatura e la libertà delle elettrici e degli elettori sono condizione dell'espressione democratica. Con ciò il tribunale ha ancorato esplicitamente la mitigazione della pena alle prossime presidenziali.
Dopo la sentenza Le Pen si è recata nella sede del Rassemblement National, dove ha incontrato il presidente del partito Jordan Bardella e altri quadri dirigenti. Una dichiarazione era attesa per il telegiornale principale di TF1 in prima serata.
Un punto controverso centrale, già prima dell'udienza d'appello, era se Le Pen avrebbe potuto fare campagna elettorale sotto le condizioni del braccialetto elettronico. All'inizio di luglio aveva dichiarato al canale LCI di non immaginarsi di poter condurre una campagna in queste condizioni.
Il braccialetto elettronico come ostacolo alla campagna elettorale
La sua difesa aveva in precedenza chiesto l'assoluzione. L'avvocato Rodolphe Bosselut ha parlato dopo la sentenza di un buon inizio e si è detto in parte soddisfatto della mitigazione della pena. Ha sottolineato che la presidente della corte ha espressamente evocato la libertà delle elettrici e degli elettori.
La pubblica accusa aveva nell'appello chiesto, tra l'altro, la sospensione cautelare del diritto di elettorato passivo e una pena detentiva. Osservatrici e osservatori si sono dichiarati scettici su eventuali ulteriori rimedi giuridici, come un ricorso per cassazione.
Qualora alla fine Le Pen non si candidasse di persona, aveva già annunciato che in quel caso sosterrà come candidato l'attuale presidente del partito Jordan Bardella. Il trentenne è nei sondaggi per il primo turno delle presidenziali ormai visto in leggero vantaggio su Le Pen.
Entrambi stanno nettamente davanti a possibili candidate e candidati di altri partiti per il primo turno. Parallelamente Bardella ha di recente impostato anche contenuti propri, ad esempio sull'aumento dell'età pensionabile, mentre Le Pen è rimasta fedele alla promessa centrale del partito, il pensionamento a 60 o 62 anni per i lavoratori con lunghi anni di contributi.
Bardella è pronto – e resta nel mirino
Le reazioni politiche in Francia martedì sono state nette. Marine Tondelier, segretaria nazionale dei Verdi, ha parlato di grande clemenza della giustizia verso Le Pen, in particolare in relazione alla trattazione rapida del procedimento d'appello.
Anche accademiche e accademici hanno letto la sentenza come politicamente carica. Il politologo Olivier Guyottot ha detto al canale France 24 che le giudici sono state influenzate dalla dimensione politica della loro decisione; il comunicato stampa mostra che hanno seguito la tesi secondo cui l'elezione deve svolgersi e il voto delle cittadine e dei cittadini deve decidere.
L'ex consulente per la comunicazione Arnaud Stéphan, che aveva co-organizzato la campagna presidenziale di Le Pen nel 2022 e da allora ha rotto con il partito, ha messo in guardia da una doppia campagna elettorale – cioè una presentazione parallela di Le Pen e Bardella.
Parallelamente restano vive altre indagini nell'orbita del Rassemblement National. A fine giugno la Procura europea ha perquisito diversi fornitori di servizi dell'RN per sospetto di appropriazione indebita di fondi pubblici.
I media francesi hanno inoltre riferito di possibili indagini collegate a precedenti attività di Bardella come assistente parlamentare al Parlamento europeo. Se questi sospetti dovessero consolidarsi, ciò complicherebbe i calcoli del partito.
Reazioni politiche e la questione della legittimità
La sentenza di primo grado del marzo 2025 aveva ancora disposto l'immediata interdizione del diritto di elettorato passivo ed era stata criticata da Le Pen e dal suo partito come negazione della democrazia e pura rottura dello Stato di diritto. Allora era stata organizzata una manifestazione di sostegno con l'hashtag #SauvonsLaDémocratie.
La giurista costituzionalista Camille Aynès dell'Université Paris Nanterre ha ricordato che in passato molti esponenti politici sono stati condannati a cinque anni di ineleggibilità per fatti meno gravi. La corte d'appello ha scelto, al confronto, una via nettamente più mite.
In definitiva, resta da sottolineare: la corte d'appello ha confermato la valutazione giuridica di base del primo grado – ossia l'accusa di appropriazione sistematica di fondi UE a danno del contribuente europeo. Ha però, nel calibrare la pena, tenuto espressamente conto del contesto politico delle elezioni presidenziali.
Per Le Pen ciò significa un misto di sconfitta e possibilità: la condanna resta, ma una candidatura nel 2027 non è esclusa almeno in termini aritmetici, a patto che nessun ulteriore rimedio giuridico riapra la sentenza. Politicamente, i prossimi mesi saranno decisivi
Le Pen appello sentenza 2027 braccialetto elettorale | quotidiano360