Lima, 07 giugno 2026
I cittadini peruviani hanno iniziato a votare domenica 7 giugno nel ballottaggio presidenziale che oppone la candidata di destra Keiko Fujimori, del partito Fuerza Popular, e il candidato di sinistra Roberto Sánchez, di Juntos por el Perú, per eleggere il nono capo di Stato del Paese in dieci anni.
Una corsa testa a testa
I seggi elettorali in Perù hanno aperto alle 14:00 e chiuso a mezzanotte ora dell'Europa centrale (le 17:00 locali), come riportato dalla trasmissione di Deutschlandfunk. La tornata elettorale arriva dopo un primo turno tenutosi ad aprile, che non aveva prodotto un vincitore chiaro. In quella occasione sia Fujimori sia Sánchez avevano ottenuto meno del 30 per cento dei voti, mentre circa il 70 per cento degli elettori aveva scelto altri candidati, segnalando un diffuso malcontento verso le figure storiche della politica peruviana.
Secondo i sondaggi pubblicati alla vigilia del voto, la candidata di 51 anni Keiko Fujimori era in vantaggio di poco sullo sfidante di 57 anni Roberto Sánchez. Entrambi i candidati erano sostanzialmente alla pari, con circa un quinto dei circa 27 milioni di elettori chiamati alle urne ancora indeciso poco prima dell'apertura dei seggi. Fujimori, di origine giapponese e soprannominata "La China", tenta per la quarta volta consecutiva di raggiungere la presidenza. Per Sánchez, psicologo di formazione, si tratta della prima candidatura presidenziale.
Lo sfondo di instabilità politica
Il ballottaggio si svolge in un contesto di profonda instabilità politica. Secondo i media, in Perù cresce il malcontento per la frequenza con cui i presidenti vengono sostituiti. Come riportato dalle fonti, i cittadini lamentano che il Perù sia diventato la derisione di altri Paesi: "Das Volk wähle einen Präsidenten – und das Parlament setze ihn wieder ab". La Costituzione peruviana consente infatti al Parlamento di dichiarare vacante la carica presidenziale per "permanente morale Unfähigkeit" del titolare.
Solo tre mesi fa, il presidente José Jerí era stato rimosso dal Parlamento, e prima di lui Pedro Castillo, maestro di villaggio eletto nel 2021, era stato destituito e arrestato dopo un tentativo di sciogliere il Congresso in modo incostituzionale. Castillo, attualmente in carcere, è sostenuto dai seguaci di Sánchez, che ha promesso, in caso di vittoria, di liberarlo dalla prigionia. "Sie wird auch den Präsidenten Castillo aus der Gefangenschaft befreien", ha dichiarato Sánchez.
I programmi dei due candidati
Il candidato di sinistra appartiene al partito Juntos por el Perú e si presenta come difensore dei diritti delle popolazioni rurali povere, chiedendo una riforma di polizia e magistratura e l'abolizione di quelle che definisce leggi a favore della criminalità organizzata. Sánchez ha promesso inoltre di ridistribuire la ricchezza nazionale: "Sie wird den nationalen Reichtum freigeben, der sich derzeit in den Händen von einem Prozent der Bevölkerung konzentriert". Il suo messaggio si rivolge contro quella che definisce "la corrotta mafia che oggi governa il Perù".
Fujimori, figlia dell'ex presidente Alberto Fujimori, deceduto nel 2024, guida Fuerza Popular e ha incentrato la sua campagna sulla lotta alla criminalità e all'immigrazione illegale. Il suo inno di campagna elettorale afferma che lei viene a creare ordine, e in un passaggio recente ha accusato la sinistra di essere il nemico: "Jene Linke, deren einzige Betätigung darin besteht, Armut zu verteilen, während wir Wohlstand schaffen". La candidata è sostenuta anche da settori che chiedono maggiore sicurezza, come emerso nel porto di Puerto Pizarro sulla costa settentrionale, dove un pescatore ha denunciato di dover pagare il pizzo per uscire in mare e ha riferito del furto dei motori delle barche e dell'omicidio di un collega avvenuto cinque giorni prima.
Il padre di Keiko, Alberto Fujimori, ha governato il Perù dal 1990 al 2000 con un regime autoritario, applicando una terapia d'urto neoliberista e combattendo la guerriglia maoista di Sendero Luminoso. Sotto il suo mandato si verificarono gravi violazioni dei diritti umani e corruzione istituzionalizzata, per le quali fu successivamente condannato. Il partito Fuerza Popular dispone di una forte presenza in Parlamento e, secondo quanto riportato, la sua maggioranza congressuale ha sistematicamente bloccato il governo di Castillo.
Le ombre del passato e del presente
Sul fronte giudiziario, venerdì un tribunale ha ordinato un processo contro Sánchez, accusato di non aver dichiarato contributi al suo partito all'autorità elettorale tra il 2018 e il 2020. I suoi avvocati hanno annunciato un ricorso, sottolineando che, in caso di vittoria elettorale, Sánchez godrebbe dell'immunità presidenziale. Si tratta di un'inchiesta legata al finanziamento dei partiti, un tema politicamente sensibile in un Paese dove un Congresso dominato da intrighi e corruzione ha contribuito alla caduta di numerosi presidenti in successione.
La campagna elettorale è stata segnata da violenze e dalla rabbia degli elettori verso i leader politici, ritenuti responsabili di anni di instabilità. La violenza delle bande criminali è esplosa negli ultimi anni e il Paese non si è ancora ripreso dalle proteste del 2023 contro la rimozione di Castillo, durante le quali morirono 49 civili, tra cui Marco Antonio Samillán, giovane medico e fratello dell'attivista Milagros Samillán, ucciso dalla polizia mentre prestava soccorso. Nessuno ha finora assunto la responsabilità di quelle morti.
Milagros Samillán, attivista e politica, ha dichiarato in merito al voto: "Wir sind gegen den Fujimorismus. Wieder einmal müssen wir gegen Frau Keiko Fujimori stimmen, damit sie nicht die volle Macht an sich reißt, die sie so verzweifelt begehrt". Il vincitore del ballottaggio, che dovrà governare senza una maggioranza parlamentare, si insedierà il 28 luglio e avrà il compito di affrontare un'eredità politica e sociale estremamente fragile.
Al momento del voto il Perù è guidato dal presidente ad interim José María Balcázar, come riferisce Deutschlandfunk: "Im Moment ist José María Balcázar als Interimspräsident im Amt". La trasmissione del servizio pubblico tedesco, andata in onda il 7 giugno 2026, ha descritto un Paese esausto ma ancora chiamato a scegliere il proprio futuro, in una delle tornate elettorali più incerte della sua storia recente.
