30 anni dalla pecora clonata Dolly: ricerca ed eredità
Vienna, 5 luglio 2026
Curtis Hilbun / Wikimedia Commons / CC BY 3.0
Summary
30 anni fa, il 5 luglio 1996, in Scozia, a Roslin, nacque la pecora clonata Dolly, che scatenò un dibattito ancora oggi aperto sulla ricerca sulle cellule staminali, la clonazione e l'etica. I ricercatori vedono in Dolly non tanto l'inizio della clonazione degli esseri umani, quanto piuttosto l'inizio di una nuova comprensione delle nostre cellule.
Vienna, 5 luglio 2026
30 anni fa, il 5 luglio 1996, al Roslin Institute in Scozia nacque la pecora clonata Dolly: il primo mammifero clonato al mondo, che innescò una rivoluzione nella ricerca sulle cellule staminali.
Quel che accadde il 5 luglio 1996 nel villaggio scozzese di Roslin spostò i confini dell'immaginazione. Dolly, una pecora ricostruita a partire dalla cellula mammaria di una pecora donatrice di sei anni, venne al mondo nell'istituto vicino a Edimburgo. L'animale era una copia esatta di un mammifero, e dunque il primo clone. Non aveva un padre biologico, bensì tre madri: una per l'ovocita, una per il DNA e una per l'utero.
Inizialmente nessuno immaginava quale ondata di stupore e sgomento avrebbe scatenato quell'agnellino. Solo otto mesi dopo, all'inizio del 1997, la pubblicazione sulla rivista scientifica Nature fece il giro del mondo. La pecora con il numero 6LL3 divenne improvvisamente famosa a livello globale ed è considerata ancora oggi una pietra miliare della scienza.
Dolly fu il risultato di 277 tentativi, dei quali solo uno riuscì. Dopo 277 tentativi e 13 embrioni impiegati, venne finalmente alla luce un agnello vitale, geneticamente identico all'animale donatore. Il nome "Dolly" era un omaggio scherzoso alla cantante country americana Dolly Parton.
"Mi ricordo ancora bene", racconta Daniela Haluza, medico ambientale presso l'Università di Medicina di Vienna. "All'epoca ero una studentessa delle superiori al ginnasio e affascinata dall'idea che la scienza potesse rendere possibili cose che prima sembravano impensabili."
La ricerca sulle cellule staminali come vera eredità
"Dolly ha cambiato la nostra comprensione della vita", afferma Haluza. Dolly ha dimostrato che il nucleo di una cellula cutanea può essere riportato in uno stato dal quale può svilupparsi un organismo completo. La consapevolezza ha aperto la strada a ulteriori progressi, prosegue la ricercatrice.
La vera eredità di "Dolly", tuttavia, non risiede nella produzione in serie di pecore identiche, bensì nella ricerca sulle cellule staminali. Il successo della clonazione aprì la strada a Shinya Yamanaka, che nel 2006 riuscì a produrre le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). Per questo lavoro Yamanaka ricevette in seguito il premio Nobel. Haluza sottolinea: "La vera eredità di Dolly non è dunque la clonazione, ma la scoperta di quanto le nostre cellule siano straordinariamente flessibili."
La clonazione umana, allo stato attuale, non si è rivelata uno scenario realistico. Haluza lo formula così: "Non è la clonazione umana ad aver cambiato il nostro futuro, ma le conoscenze che grazie a Dolly abbiamo acquisito sulle nostre cellule, e il modo di pensare che ne è derivato." Della confusione intorno alla sua nascita, Dolly stessa non si accorse granché.
Etica e sofferenza animale sotto i riflettori
Dolly ebbe una prole: nel 1998 una pecora femmina di nome Bonnie, l'anno seguente tre gemelli. "Dolly" stessa, però, invecchiò prematuramente, soffrì di artrite e di una malattia polmonare e nel 2003, all'età di soli sei anni, dovette essere soppressa. Normalmente le pecore possono vivere circa 10 anni, fino a un massimo di 20. La sua morte alimentò dibattiti sull'invecchiamento precoce nei cloni, che ancora oggi non sono stati chiariti in modo definitivo.
"Molti associano ancora oggi Dolly all'idea della clonazione umana", afferma Arianna Ferrari, bioeticista dell'Austrian Institute of Technology. Avverte che, per ottenere un unico cane clonato sano, numerose "donatrici di ovociti" e madri surrogate dovrebbero sottoporsi a interventi invasivi. "Questa questione etica accompagna ogni grande innovazione biomedica, dall'editing genomico con le forbici genetiche fino all'intelligenza artificiale, ed è proprio qui che Dolly torna sorprendentemente attuale."
Dal clone al gemello digitale
Quando nacque la pecora clonata "Dolly", non esistevano ancora normative per il trattamento degli animali clonati, né in Scozia né a livello europeo. Nel frattempo, ad esempio, la direttiva UE 2010/63/UE disciplina il trattamento degli animali da esperimento, integrata da disposizioni nazionali in Germania e in altri Stati membri. I quesiti etici sulla ponderazione tra beneficio e sofferenza animale, sollevati da "Dolly" 30 anni fa, sono però rimasti.
Thomas Hildebrandt del Leibniz-Institut für Zoo- und Wildtierforschung raccoglie con il suo team in tutto il mondo materiale genetico, che viene conservato in criocontenitori a -195 gradi Celsius. Questa crioconservazione mira a preservare le specie in via di estinzione per il futuro. Ancora più ambiziosa è l'azienda Colossal Biosciences, che intende riportare in vita il mammut grazie al sostegno finanziario e alle forbici genetiche CRISPR-Cas9. Progetti di questo tipo sono esemplari di un'evoluzione in cui la creazione di copie, biologiche o digitali, è diventata uno strumento centrale della scienza.
"Perché il principio della copia ci accompagna ormai continuamente", afferma Haluza. "Stiamo lavorando, ad esempio, a un progetto che sviluppa un gemello digitale della città di Vienna per le modellazioni climatiche. Naturalmente non è la stessa cosa della clonazione biologica, ma l'idea di base è paragonabile: creiamo rappresentazioni della realtà il più possibile precise per comprenderla meglio, prevederla o migliorarla."
Questions & Answers
Chi era Dolly e perché è considerata una pietra miliare della scienza?
Dolly era una pecora ricostruita il 5 luglio 1996 al Roslin Institute in Scozia a partire da una cellula mammaria di un animale donatore adulto. Fu il primo mammifero clonato con successo ed è considerata ancora oggi una pietra miliare della biomedicina.
In che modo Dolly influenzò la ricerca sulle cellule staminali?
Dolly dimostrò che il nucleo di una cellula somatica matura può essere riprogrammato. Questa scoperta aprì tra l'altro a Shinya Yamanaka la strada, nel 2006, allo sviluppo delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC).
Quali interrogativi etici Dolly continua a sollevare ancora oggi?
Al centro, secondo la bioeticista Arianna Ferrari, vi è la ponderazione tra il beneficio scientifico e la sofferenza di molti animali da esperimento. Allo stesso tempo, il dibattito su Dolly ha contribuito alla regolamentazione del trattamento degli animali da esperimento.
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