Washington, 16 luglio 2026
Il vicepresidente USA JD Vance ha ammesso nel podcast "The Joe Rogan Experience" errori del governo degli Stati Uniti nella gestione dei fascicoli investigativi sul criminale sessuale Jeffrey Epstein, respingendo al contempo l'accusa di un insabbiamento intenzionale.
Vance ha detto testualmente che la comunicazione è stata "completamente incasinata". Alla domanda se il governo avesse intenzionalmente gestito in modo errato la pubblicazione dei fascicoli, ha risposto: "Se la gente vuole dire che abbiamo gestito male la pubblicazione su Epstein: colpevole." Con ciò il vicepresidente ha ammesso pubblicamente le mancanze della propria amministrazione.
Allo stesso tempo Vance ha respinto il sospetto più ampio che con l'operato scorretto si volesse nascondere qualcosa. Ha detto: "Ma credo che l'abbiamo incasinata perché stavamo cercando di nascondere qualcosa? No." Vance ha attribuito i problemi di comunicazione a affermazioni false che erano state diffuse.
Contesto: le dichiarazioni di Bondi e le aspettative
Nello specifico Vance ha fatto riferimento a una precedente e molto discussa dichiarazione dell'allora ministra della Giustizia Pam Bondi, secondo cui una "lista dei clienti" del criminale sessuale condannato si trovasse sulla sua scrivania. Tale affermazione aveva creato aspettative che poi non erano state soddisfatte, aumentando così la sfiducia nell'opinione pubblica.
La pubblicazione dei fascicoli investigativi, alla quale il governo USA era obbligato per legge, rientrava nella sfera di competenza di Bondi. Dopo la pubblicazione, tuttavia, il governo è finito sotto critica: gli osservatori hanno accusato il fatto che i passaggi censurati nei documenti non proteggessero solo le vittime, ma anche presunti complici.
Lo scandalo intorno a Jeffrey Epstein, morto nel 2019 nella sua cella, occupa l'opinione pubblica statunitense da anni. Epstein era un facoltoso finanziere di New York con ampi contatti nell'alta società degli Stati Uniti e di numerosi altri Paesi. Per decenni aveva gestito un sodalizio criminale dedito ad abusi, le cui vittime erano giovani donne e minorenni.
Chi era Jeffrey Epstein?
Il caso è tornato alla ribalta dopo la pubblicazione di parti dei fascicoli investigativi. Da allora a Washington si discute di quale responsabilità competa al governo del presidente USA Donald Trump e fino a che punto arrivi la distanza politica dal caso.
Secondo gli osservatori, il governo USA sta cercando di tenere lo scandalo il più possibile lontano da Trump. All'inizio di aprile Trump aveva rimosso Pam Bondi dal suo incarico. Con la partecipazione di Vance da Rogan, ora anche il vicepresidente stesso si è assunto per la prima volta parte della responsabilità pubblica per la gestione comunicativa fallimentare.
Conseguenze politiche e questioni aperte
L'episodio evidenzia la tensione tra la dirigenza politica e l'autorità giudiziaria: mentre Vance riconosce l'errore, resta sul tavolo l'accusa che, attraverso le censure, vengano tuttora trattenute informazioni su presunti complici. I critici vi scorgono uno schema che va oltre i guasti tecnici.
Nel complesso, la partecipazione mostra che il governo è sottoposto a una crescente pressione pubblica per comunicare in modo più trasparente sui fascicoli di Epstein. L'ammissione di Vance è destinata a rinfocolare il dibattito su responsabilità, trasparenza e controllo politico nella gestione dei fascicoli.
La discussione cade in una fase in cui la fiducia nelle istituzioni statali è già sotto esame. Se il governo non spiegherà in modo comprensibile le censure, sono da prevedersi ulteriori accuse dal Congresso e dalla società civile.
