Meinl-Reisinger vince causa FPÖ: 3.000 euro risarcimento | quotidiano360
Meinl-Reisinger vince la causa per diffamazione contro la FPÖ sul caso dei “Geldkoffer”
VIENNA — Il Tribunale regionale penale di Vienna ha accolto martedì la richiesta di risarcimento presentata dai Neos contro la FPÖ, condannando il partito di destra per aver diffuso la falsa notizia secondo cui la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger avrebbe portato valigette piene di denaro in Ucraina.
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Summary
Il Tribunale regionale penale di Vienna ha condannato la FPÖ per diffamazione nei confronti della ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger, accusata falsamente di aver portato valigette di denaro in Ucraina. Il partito dovrà pagare 3.000 euro di risarcimento e cancellare l’affermazione dal proprio sito web.
VIENNA — Il Tribunale regionale penale di Vienna ha accolto martedì la richiesta di risarcimento presentata dai Neos contro la FPÖ, condannando il partito di destra per aver diffuso la falsa notizia secondo cui la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger avrebbe portato valigette piene di denaro in Ucraina.
La ministra degli Esteri austriaca e leader dei Neos, Beate Meinl-Reisinger, ha ottenuto una vittoria legale in primo grado contro il Partito della Libertà (FPÖ), condannato martedì dal Tribunale regionale penale di Vienna per diffamazione a seguito della pubblicazione sul sito web del partito di accuse relative a presunte valigette di denaro contante portate in Ucraina.
La sentenza del tribunale
Il giudice ha rapidamente emesso un verdetto di colpevolezza per “üble Nachrede” (diffamazione), infliggendo alla FPÖ una sanzione pecuniaria di 3.000 euro. Il tribunale ha inoltre ordinato al partito di rimuovere immediatamente l’affermazione incriminata dal proprio sito web. La decisione, tuttavia, non è ancora giuridicamente vincolante, poiché la FPÖ ha immediatamente presentato ricorso e dichiarato la nullità del procedimento.
Nella motivazione della sentenza, il giudice è stato categorico nell’escludere qualsiasi interpretazione metaforica delle dichiarazioni della FPÖ. “Leggendo il testo, non mi è mai venuto in mente che potesse essere inteso in senso metaforico”, ha affermato il magistrato, smontando la linea difensiva del partito. Ha tuttavia motivato l’entità relativamente contenuta del risarcimento osservando che “il consumatore medio di media lo inquadra comunque come uno scontro politico”.
La difesa della FPÖ e la metafora
Christian Hafenecker, segretario generale della FPÖ e testimone chiave per il partito, ha cercato di ridimensionare la portata delle accuse durante l’udienza. “Era una metafora”, ha dichiarato, tentando di relativizzare l’affermazione. Ha poi presentato un documento in cui si sosteneva che in 1.011 casi ingenti quantità di denaro contante sarebbero state portate in Ucraina.
Quando il giudice gli ha chiesto la fonte di tale informazione, Hafenecker ha risposto di averla ricevuta “da una fonte attendibile all’interno del Ministero dell’Interno”. È rimasto però vago sui dettagli, aggiungendo: “Probabilmente lo ha sentito dai colleghi”. Ha poi sostenuto che un alto numero di funzionari avrebbe partecipato al viaggio per garantire la sicurezza della ministra e del denaro, concludendo: “La voce continua a circolare con insistenza”. Il giudice ha replicato seccamente: “È nella natura delle voci circolare con insistenza, se le si racconta abbastanza spesso”.
Lo scontro in aula
L’avvocato di Meinl-Reisinger, Max Leitner, ha chiarito che i movimenti di denaro citati dalla FPÖ riguardavano transazioni “da privati a privati”. Ha poi attaccato frontalmente la strategia comunicativa del partito di destra: “La storia della valigetta con cui la ministra degli Esteri porta denaro in Ucraina è stata inventata dalla destra per danneggiarla”. Ha denunciato come le sistematiche false notizie portino a un “aizzamento dei radicali nella popolazione”, rivelando che, seppur non esplicitamente in questo contesto, si è arrivati a minacce di stupro contro la ministra: “La FPÖ lo accetta scientemente”.
A questo punto la tensione in aula è salita. Hafenecker ha reagito con veemenza: “Devo davvero sentirmi dire questo in tribunale?”. Il giudice è intervenuto per riportare la calma: “Non dobbiamo discutere lo stile politico qui in aula”. Hafenecker ha allora ribattuto che anche il leader della FPÖ riceve minacce di morte e che la sua scorta è stata rafforzata.
Democrazia e stile politico
L’avvocato di Meinl-Reisinger ha concluso la sua arringa con un affondo sul significato più ampio della vicenda: “Non era una metafora, il pubblico lo percepisce come un’accusa reale”. Ha poi aggiunto: “Qui viene attaccata la democrazia, che funziona solo se si rimane corretti e non si diffondono falsità per gettare fumo negli occhi all’elettorato”. L’avvocato della FPÖ, Christoph Völk, ha controbattuto sostenendo che fosse scorretto da parte di Meinl-Reisinger atteggiarsi a vittima innocente, pur ammettendo: “Sì, si auspicherebbe uno stile migliore nel dibattito politico”. Un auspicio che, secondo quanto riportato, anche il giudice ha lasciato trasparire.
Al termine dell’udienza, Hafenecker ha dichiarato che in futuro “contestualizzerebbe ancora di più la mia affermazione come metafora”, accusando la ministra, che da politica d’opposizione non era stata tenera, di avere il “mento di vetro” e di trascinare ora in tribunale un partito d’opposizione da membro del governo.
Il risarcimento e i prossimi passi
Meinl-Reisinger ha annunciato l’intenzione di devolvere l’intero risarcimento di 3.000 euro all’associazione non profit “kleine herzen”, che sostiene i bambini ucraini e lavora per riportare a casa i minori deportati dalla Russia. Restano ancora pendenti i procedimenti civili contro la FPÖ e contro il segretario generale Christian Hafenecker per cessazione e ritrattazione.
Questions & Answers
Perché Beate Meinl-Reisinger ha fatto causa alla FPÖ?
La ministra degli Esteri austriaca ha presentato un ricorso ai sensi della legge sui media dopo che la FPÖ aveva pubblicato sul proprio sito web l’accusa falsa che avesse portato valigette piene di denaro contante in Ucraina.
Qual è stata la decisione del Tribunale regionale penale di Vienna?
Il tribunale ha condannato la FPÖ per diffamazione, imponendo una sanzione di 3.000 euro e l’obbligo di cancellare l’affermazione incriminata dal sito web del partito.
La sentenza è definitiva?
No, la sentenza non è giuridicamente vincolante perché la FPÖ ha immediatamente presentato ricorso e dichiarato la nullità del procedimento.