Offensiva Israele Libano 2026: truppe oltre la linea gialla | quotidiano360
Israele avanza oltre la “linea gialla” in Libano: offensiva di terra e raid aerei, sale la tensione con Hezbollah
BEIRUT — Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno lanciato una nuova offensiva di terra nel sud del Libano, spingendosi oltre la cosiddetta “linea gialla” stabilita dopo il cessate il fuoco di metà aprile, mentre intensi raid aerei hanno colpito obiettivi della milizia Hezbollah in tutto il paese.
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Summary
L’esercito israeliano ha avviato un’operazione di terra oltre la “linea gialla” nel sud del Libano, accompagnata da oltre 120 raid aerei che hanno causato almeno 31 morti. Il presidente libanese Joseph Aoun ha denunciato una “rinnovata occupazione”, mentre Hezbollah ha invitato i cittadini a rovesciare il governo.
BEIRUT — Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno lanciato una nuova offensiva di terra nel sud del Libano, spingendosi oltre la cosiddetta “linea gialla” stabilita dopo il cessate il fuoco di metà aprile, mentre intensi raid aerei hanno colpito obiettivi della milizia Hezbollah in tutto il paese.
L’esercito israeliano ha avviato una vasta offensiva di terra nel Libano meridionale, spingendo le proprie truppe oltre la cosiddetta “linea gialla” che Israele stesso aveva tracciato dopo la fragile tregua di metà aprile, con l’obiettivo dichiarato di creare una zona cuscinetto di dieci chilometri e respingere la minaccia della milizia Hezbollah.
L’avanzata oltre la “linea gialla” e la nuova zona cuscinetto
Secondo quanto riferito da militari israeliani citati dall’agenzia di stampa Reuters, le forze di terra israeliane hanno superato la linea di demarcazione stabilita unilateralmente dopo il cessate il fuoco. Israele aveva preannunciato l’intenzione di trasformare una fascia di territorio profonda dieci chilometri lungo il confine, delimitata proprio da questa “linea gialla”, in una “zona cuscinetto” sul modello di quanto realizzato a Gaza, di fatto occupandola. Un rappresentante militare ha dichiarato che l’operazione mira a respingere la minaccia diretta ai cittadini israeliani del nord, senza tuttavia fornire dettagli precisi sulle posizioni esatte dei soldati.
L’avanzata delle forze di terra è accompagnata da intensi bombardamenti aerei. Nella notte di mercoledì sono stati segnalati più di 120 attacchi aerei israeliani sul Libano, che hanno colpito, secondo i media libanesi, il villaggio di Mashghara nella valle della Bekaa, Burj al-Shamali nel sud del Libano e l’area circostante il castello di Beaufort, una fortezza crociata di quasi 900 anni. L’esercito israeliano ha dichiarato di essere “con grandi truppenverbänden vor Ort im Einsatz und erobert strategisch wichtige Stellungen”, aggiungendo che si sta procedendo a “die Sicherheitszone zu befestigen” per proteggere le comunità del nord di Israele dagli attacchi di Hezbollah.
Le vittime e l’evacuazione forzata dei villaggi
Il bilancio delle vittime dell’escalation è pesante. Il Ministero della Salute libanese ha riferito che nei raid aerei di martedì nel sud e nell’est del paese sono state uccise almeno 31 persone e altre 40 sono rimaste ferite. Tra le vittime si contano anche soccorritori e personale medico: secondo i dati ufficiali, 123 operatori sanitari hanno perso la vita dall’inizio delle ostilità. Complessivamente, le autorità libanesi stimano che più di 3.000 persone siano state uccise. Un attacco diretto è stato segnalato anche nella città di Sidone, dove si registrano morti e feriti. L’agenzia di stampa nazionale NNA ha riferito che due persone sono state uccise in un raid di un drone israeliano che ha preso di mira una motocicletta vicino alla città costiera di Tiro, e che le vittime erano una famiglia di sfollati in fuga dai combattimenti. Giovedì, nuovi attacchi hanno ucciso diversi membri di una famiglia, portando a sei il numero delle vittime di quel nucleo familiare.
L’offensiva è stata preceduta da un drastico avvertimento. L’esercito israeliano ha dichiarato vaste aree del Libano meridionale “zona di combattimento” e ha ordinato l’evacuazione degli abitanti di dieci villaggi. Ai residenti è stato intimato di allontanarsi “mindestens 1.000 Meter” dalle proprie case e di rifugiarsi in spazi aperti. Un abitante di Tiro ha descritto la notte dei bombardamenti come “una notte terribile”, raccontando che si è verificato un “attacco dopo l’altro”. Più di un milione di persone sono già state sfollate in Libano a causa del conflitto.
La denuncia di Beirut e la fragilità della tregua
Il presidente libanese Joseph Aoun ha reagito con durezza all’offensiva israeliana. “Die israelischen Angriffe haben nicht aufgehört und unsere Dörfer im Süden leiden noch immer unter der erneuten Besatzung”, ha dichiarato, definendo il ritiro completo delle forze israeliane una “unerschütterliche, nationale Forderung”. Aoun ha sottolineato che “Der Weg zu einem vollständigen israelischen Rückzug bleibt eine unumstößliche Forderung, an deren Verwirklichung der libanesische Staat durch Verhandlungen arbeitet”. Il primo ministro Nawaf Salam ha affermato che il paese continuerà a mobilitare il sostegno arabo e internazionale per garantire un cessate il fuoco adeguato.
L’escalation avviene nonostante sia formalmente in vigore una tregua dalla metà di aprile, recentemente prorogata di altri 45 giorni. Tale cessate il fuoco era stato mediato dal presidente americano Donald Trump in occasione di due storici round di colloqui tra rappresentanti israeliani e libanesi tenutisi al Dipartimento di Stato americano il 17 maggio. L’esercito israeliano, tuttavia, accusa Hezbollah di ripetute violazioni dell’accordo. Il portavoce in lingua araba delle IDF, Avichay Adraee, ha dichiarato sul social network X: “Angesichts der Verletzung des Waffenruheabkommens durch die Hisbollah sind die israelischen Streitkräfte gezwungen, mit Gewalt gegen die Miliz vorzugehen”. Le IDF hanno annunciato l’intenzione di agire “mit äußerster Härte”.
Hezbollah attacca il governo e chiama alla rivolta
Mentre il paese è sotto attacco, la tensione politica interna a Beirut è alle stelle. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha lanciato un duro attacco contro il governo libanese, definendolo un “amerikanisch-israelisches Projekt, das die Institutionen des Landes angreift”. In un discorso televisivo trasmesso dall’emittente del partito Al-Manar, Qassem ha messo in discussione la legittimità dell’esecutivo, affermando: “Wenn diese Regierung nicht in der Lage ist, Souveränität (im Krieg mit Israel) herzustellen, dann sollte sie gehen”.
Qassem ha inoltre ribadito la linea intransigente del movimento sciita sul mantenimento del proprio arsenale, dichiarando: “Wir werden die Waffen so lange in unseren Händen halten, bis der libanesische Staat in der Lage ist, seine Pflicht zu erfüllen zum Schutz und Erhalt des Libanon, seines Volkes und seiner Ressourcen”. Ha poi avvertito che le autorità non possono agire contro l’organizzazione “wie es ihnen gefällt”, e ha incitato la piazza: “Die Menschen haben das Recht, auf die Straße zu gehen und die Regierung zu stürzen”. Le sue parole rievocano lo spettro del maggio 2008, quando un tentativo del governo di smantellare la rete di comunicazioni di Hezbollah scatenò scontri armati che portarono il paese sull’orlo di una nuova guerra civile.
Il contesto storico e i rischi per il futuro
Il Libano porta ancora le cicatrici di una lunga e sanguinosa guerra civile, combattuta tra il 1975 e il 1990, che causò decine di migliaia di morti. Il timore è che l’attuale combinazione di pressione militare esterna e instabilità politica interna possa innescare una nuova spirale di violenza settaria. L’avvert