I procuratori di Vienna assumono il caso dell'attacco di Leoben mentre l'Austria dibatte sui controlli del personale parlamentare
Vienna, 09 luglio 2026
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Summary
I procuratori di Vienna hanno assunto l'indagine su un violento attacco a un tassista a Leoben collegato a un raduno di una Burschenschaft, esaminandolo ai sensi della legge austriaca sulla riattivazione nazista. Il caso ha riacceso il dibattito sui controlli di sicurezza per il personale parlamentare dopo le segnalazioni che un assistente vicino all'FPÖ sarebbe apparso nei fascicoli dell'intelligence.
Vienna, 09 luglio 2026
I procuratori di Vienna hanno assunto la responsabilità dell'indagine su un violento attacco a un tassista a Leoben, esaminando il caso ai sensi della legge austriaca sulla riattivazione nazista dopo che le autorità di Leoben hanno trasferito la pratica nella capitale perché relativi procedimenti erano già pendenti.
L'assalto è avvenuto nella notte precedente il 20 [DATE] ai margini di un incontro della Burschenschaft Leder, una corporazione studentesca tradizionalista, nella città stiriana di Leoben. Un tassista di 57 anni aveva rifiutato di trasportare i membri della corporazione perché urlavano slogan nazisti, secondo gli investigatori. È stato quindi aggredito. La procura di Leoben ha aperto un'indagine a giugno ai sensi del Verbotsgesetz, la legge post-bellica che vieta l'attività nazionalsocialista, nonché per sospetta lesione grave tentata.
Secondo il portavoce Nina Bussek, i procuratori di Leoben hanno trasferito il fascicolo a Vienna perché un procedimento separato contro un sospettato era già in corso nella capitale. Quel caso riguarda un uomo identificato nei media austriaci come G.S., un membro del personale parlamentare le cui attività avevano in precedenza attirato l'attenzione dell'agenzia di intelligence interna austriaca.
Contesto dell'assalto di Leoben
Il servizio di intelligence interno, la Direktion Staatsschutz und Nachrichtendienst (DSN), aveva già presentato una denuncia penale contro G.S. nel giugno 2025 ai sensi del Verbotsgesetz. Il fattore scatenante fu la presenza segnalata dell'uomo al funerale di un Burschenschafler durante il quale sarebbe stato cantato un canto delle SS. Il sospettato è accusato anche di legami con l'Identitäre Bewegung, un gruppo austriaco di estrema destra che vuole la deportazione di milioni di persone. Si applica il principio della presunzione di innocenza.
STANDARD e il programma ORF "Report" avevano riferito alla fine di aprile che tra dieci e venti membri del personale parlamentare che lavorano per deputati dell'FPÖ apparivano nei fascicoli di osservazione dell'intelligence. La vicenda è arrivata lunedì nel Consiglio nazionale, acuendo uno scontro politico che era già in fermento da mesi.
Il capogruppo parlamentare dell'ÖVP Ernst Gödl ha usato la sua apparizione su "Report" di ORF martedì sera per chiedere conseguenze. "Wehret den Anfängen, Staatsverweigerer haben im Staatsdienst und schon gar nicht im Parlament einen Platz", sagte der ÖVP-Klubchef Ernst Gödl am Dienstagabend in der ORF-Sendung "Report". Ha annunciato che solleverà la possibilità di sottoporre il personale parlamentare a controlli di sicurezza da parte del servizio di intelligence interno alla prossima riunione dei capigruppo parlamentari.
L'ÖVP chiede controlli di sicurezza
Gödl ha aggiunto: "Wehret den Anfängen, Staatsverweigerer haben im Staatsdienst und schon gar nicht im Parlament einen Platz." L'ÖVP era in precedenza apparsa aperta a un simile passo, come Gödl aveva indicato nel programma di attualità "Zib 2" di ORF.
Per la SPÖ, il direttore federale Klaus Seltenheim ha dichiarato che il suo partito potrebbe "prendere in considerazione" l'introduzione di tali controlli. Ha inquadrato la questione come parte di un pattern più ampio. "Es ist gut, dass das Innenministerium rasch reagiert und alle rechtlichen Möglichkeiten zur Ausweisung ausschöpft." Ha inoltre sostenuto che la dirigenza dell'FPÖ abbia fallito per anni nel tracciare un confine contro le reti violente di estrema destra.
La dichiarazione scritta di Seltenheim proseguiva: "Der FPÖ-Chef muss endlich Verantwortung übernehmen und sich ein für alle Mal von Gewalt und Rechtsextremismus distanzieren", so Seltenheim, der Kickl auffordert, sofort alle Verbindungen zu den rechtsextremen Identitären zu kappen.
La SPÖ attacca Kickl
Il leader dell'FPÖ Herbert Kickl è stato preso di mira dalla SPÖ. "Dass Herbert Kickl zu diesem Überfall noch immer schweigt, ist nicht länger hinnehmbar", ha detto la SPÖ. Seltenheim ha aggiunto: "Kickl verharmlost seit Jahren die die rechtsextremen Identitären und rollt ihnen den blauen Teppich aus."
Le critiche sono andate oltre. Seltenheim ha detto: "Gewalt und Rechtsextremismus haben in Österreich keinen Platz – hier darf es keine Toleranz geben", so Seltenheim heute, Dienstag, gegenüber dem SPÖ-Pressedienst. Ha aggiunto: "sind eine Gefahr für die Demokratie und Sicherheit in Österreich", so Seltenheim.
Il segretario generale dell'FPÖ, Christian Hafenecker, ha respinto gli attacchi. "So ein Blödsinn", rief Kickl dazwischen, secondo quanto riportato dal dibattito parlamentare. Hafenecker ha definito il dibattito più ampio un "windschiefer politischer Trick" – una manovra politicamente distorta – e ha difinto il curriculum del partito nel prendere le distanze dall'estremismo.
Rosenkranz sotto pressione
Il presidente del Consiglio nazionale Walter Rosenkranz, che appartiene all'FPÖ, ha tracciato un parallelo tra i rischi quotidiani e quelli politici. "Risiko gibt es überall, das beginnt schon im Straßenverkehr", sagt der Nationalratspräsident. Alla domanda se fosse stato informato prima dei sospetti che riguardavano G.S., ha risposto in modo secco rinviando al prossimo rapporto dell'intelligence interna.
Il caso ha inoltre messo in luce il ruolo di Kunasek, che come ministro della Difesa nel 2019 aveva allentato la prassi del Bundesheer così che la semplice appartenenza o sostegno all'Identitäre Bewegung non attivasse più automaticamente le bandierine di sicurezza che escludono i soldati da determinate funzioni. L'ÖVP ha poi indicato quell'allentamento come prova che l'FPÖ aveva tollerato gli Identitäri per anni.
All'interno dell'FPÖ stesso, il clima è stato teso. Sia Kickl sia il whip del partito Andreas Schnedlitz sarebbero rimasti, secondo analisi dei media, ricettivi verso gli Identitäri per anni. La definizione da tabloid "NGO von rechts" è stata applicata loro, e l'espressione "Ende der Distanzierei" è stata usata per descrivere il momento in cui il partito si è aperto all'estrema destra. Un assistente parlamentare dell'FPÖ, Oberlechner, avrebbe presentato poco più di quindici interrogazioni parlamentari, tutte su politica della casa e delle costruzioni, durante il suo mandato.
Appelli alle deportazioni
L'attacco di Leoben ha anche riaperto il dibattito sui poteri di deportazione a disposizione delle autorità austriache ai sensi dell'articolo 67 della legge sulla polizia degli stranieri. Seltenheim aveva già chiesto domenica di esaminare se si potessero avviare procedimenti di deportazione contro i sospettati. "Es ist gut, dass das Innenministerium rasch reagiert und alle rechtlichen Möglichkeiten zur Ausweisung ausschöpft", ha detto. Ha inoltre sostenuto che la deportazione dei sospettati fosse necessaria perché altrimenti "außer Landes gebracht werden kann", so Seltenheim.
Le origini della presa di distanza formale dell'FPÖ dagli Identitäri risalgono al 2016, quando attivisti Identitär versarono sangue finto sulla sede del Partito verde a Graz. Fino ad allora i contatti tra figure di partito e il gruppo erano più stretti. La nuova controversia ora rischia di riaprire quelle fratture
Attacco di Leoben: Vienna indaga sul caso di riattivazione | quotidiano360