Londra, 20 luglio 2026
Andy Burnham è stato insediato il 20 luglio 2026 come nuovo Primo Ministro del Regno Unito, succedendo al suo collega di partito Keir Starmer, che si era dimesso dopo circa due anni in carica.
Contesto: un avvicendamento a velocità record
Il politico laburista 56enne è stato incaricato di formare il governo lunedì a mezzogiorno da re Carlo III a Buckingham Palace e si è poi presentato davanti alla celebre porta nera del numero 10 di Downing Street per rivolgersi all'opinione pubblica. In un discorso di circa cinque minuti, pronunciato a memoria senza il consueto leggio di legno, ha annunciato un profondo cambio di rotta. "Trasformeremo questo momento in un punto di svolta per la Gran Bretagna e avvieremo i più grandi cambiamenti degli ultimi 40 anni: un nuovo modello politico e un nuovo modello economico", ha detto Burnham. Per il premier designato si tratta del culmine provvisorio di una carriera politica che lo ha portato da deputato al Ministero dell'Interno fino a sindaco dell'area metropolitana di Manchester.
Burnham succede a Keir Starmer, che aveva assunto l'incarico poco meno di due anni fa, dopo che il Labour aveva vinto le elezioni parlamentari nell'estate del 2024 con una comoda maggioranza. Il partito, tuttavia, non era mai riuscito a sfruttare davvero la propria maggioranza a causa di discordie interne; alle regionali e amministrative di maggio il Labour ha ottenuto risultati deludenti, aumentando la pressione su Starmer. Lunedì il premier uscente si è dimesso davanti ai giornalisti riuniti a Downing Street con queste parole: "La Gran Bretagna è più forte e più equa rispetto a due anni fa. La nostra economia è più forte, il nostro servizio pubblico mostra una tendenza positiva, ogni giorno strappiamo bambini alla povertà, l'immigrazione è diminuita, la difesa e la sicurezza sono state rafforzate e la nostra reputazione sulla scena internazionale è migliorata." Si è poi recato dal re per rassegnare formalmente le dimissioni.
Il bilancio di Starmer e il suo commiato
Il premier uscente ha lasciato Downing Street con un discorso di soli quattro minuti, in cui ha assicurato al suo successore il suo "sostegno incondizionato" e ha dichiarato di andarsene "con un sorriso" e di essere "fiero di tutto ciò che abbiamo realizzato". Burnham ha ricambiato immediatamente con queste parole: "Sarò al suo fianco al 100 per cento." L'avvicendamento al vertice del governo si è così compiuto con una rapidità quasi inedita nella storia britannica recente: già venerdì Burnham aveva assunto la guida del Labour, e solo tre giorni dopo è stato insediato come Primo Ministro.
Con Burnham è il settimo premier in dieci anni ad assumere le redini del governo – un ritmo senza precedenti nei 305 anni di storia parlamentare del Regno Unito. I segnali puntano a un terremoto politico: da oltre un anno il partito populista di destra Reform UK del sostenitore della Brexit Nigel Farage guida costantemente i sondaggi aggregati della rivista "Politico". I sondaggi mostrano che il Labour è sotto una pressione considerevole e deve tentare un nuovo inizio radicale per riconquistare la base elettorale.
Dal Re del Nord a Downing Street
Il percorso politico di Burnham è costellato di tappe che lo hanno portato presto nei centri nevralgici del potere. Nato nella città portuale di Liverpool, è cresciuto nella vicina Aintree. Nel 2001 è stato eletto per la prima volta alla Camera dei Comuni; sotto il premier Tony Blair ha servito come sottosegretario al Ministero dell'Interno. Sotto Gordon Brown, negli anni 2000, ha ricoperto l'incarico di ministro della Salute. Nel 2010 e nel 2015 ha tentato invano per due volte di essere eletto alla guida del Labour – fallendo entrambe le volte.
Il punto di svolta decisivo della sua carriera politica è stata la carica di sindaco della Greater Manchester, ricoperta dal 2017. In quel ruolo si è affermato come politico regionale pragmatico, con un forte legame con il territorio, guadagnandosi il soprannome di "Re del Nord". L'apparato amministrativo da lui diretto contava circa 600 dipendenti. La sua popolarità a Manchester e dintorni lo ha reso negli anni il punto di riferimento di quelle forze nel Labour che chiedevano una rottura più netta con la linea del premier uscente. Solo da circa un mese è tornato a sedere alla Camera dei Comuni di Londra, dove aveva già avuto un mandato di 15 anni all'inizio del secolo.
Nel suo discorso d'insediamento Burnham ha indicato l'obiettivo di restituire fiducia e stabilità alla Gran Bretagna. La sua prima direttiva ai funzionari sarebbe: "Vogliamo porre fine alla piaga dei senzatetto." Ha annunciato che entro fine anno presenterà un piano decennale destinato a cambiare radicalmente il sistema politico ed economico. Tra i punti centrali ha citato il riequilibrio della distribuzione del potere tra centro e regioni, la riduzione del costo della vita, il rafforzamento dell'economia, la reintroduzione in mano pubblica delle aziende di servizi pubblici, lo sgravio dei sistemi di sicurezza sociale e la costruzione di alloggi a prezzi accessibili. In concreto, i biglietti degli autobus in Inghilterra dovrebbero essere limitati a circa 2,36 euro, dovrebbe essere rafforzata l'influenza statale sulle compagnie idriche private in crisi da anni e dovrebbe essere innalzata la soglia di esenzione fiscale, invariata dal 2031.
Programma: piano decennale e prime misure
Martedì Burnham intende presentare i dettagli delle sue misure sulla crisi del costo della vita. Nella comunità accademica il suo progetto è seguito con attenzione: gli economisti della Resolution Foundation, vicina al Labour, ritengono che nei prossimi quattro anni saranno disponibili quasi 19 miliardi di euro per alleggerimenti fiscali o progetti infrastrutturali. La giornalista ZDF Sonja Dawson ha però ammonito: "Molti dei progetti di Burnham costano moltissimo denaro." In realtà, se Andy Burnham vuole estendere a tutto il Paese il successo ottenuto nel Nord, lo attendono decisioni difficili su tasse, spese e indebitamento.
A gravare sul nuovo inquilino di Downing Street è anche l'eredità in materia di sicurezza lasciata dal predecessore. Sotto Starmer il governo aveva già promesso di dotare le forze armate di risorse decisamente superiori; circa 15 miliardi di sterline devono essere reperiti per il riarmo dell'esercito britannico. Burnham stesso ha sottolineato che la sua generazione di attori politici non ha meritato un giudizio positivo: "Voglio essere onesto: non siamo stati abbastanza bravi, dobbiamo migliorare – e lo faremo." Con un tono decisamente nuovo, rivolgendosi ai cittadini, ha detto: "La gente è stufa della politica. Io vi ascolto." La chiusura del suo discorso a braccio è stata scandita dalle parole: "Trasformiamo questo nel momento in cui la Gran Bretagna può tornare a credere e noi riportiamo la speranza."
Reazioni internazionali
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. A Berlino un esponente della CDU ha dichiarato di voler "confrontarsi con Burnham sulle sfide che ci attendono", esprimendo l'auspicio che i presidenti di partito Friedrich Merz e Markus Söder "avanzino una proposta saggia". A Londra la leader conservatrice dell'opposizione Kemi Badenoch, nella mattina del passaggio di consegne, ha dichiarato la propria disponibilità a sostenere Burnham nel taglio della spesa pubblica. Più crit
